Sono passati quasi quarant’anni da quando il team Williams mosse i suoi primi passi sui circuiti di Formula 1. Eppure, anche se nell’ultimo periodo fatica a lottare per il titolo mondiale, il prestigio ed il successo del marchio inglese rimangono intatti ancora oggi.
Questa settimana, #UnforgettableF1 scaverà nell’affascinante storia di questa gloriosa scuderia, fondata da Frank Williams e Patrick Head nel 1977. Da allora, il team di Grove (cittadina dell’Oxforshire) è stato capace di aggiudicarsi ben 7 titoli mondiali piloti e 9 costruttori, cogliendo vittorie già nei primissimi anni di vita. Un risultato ottenuto grazie a grandi sacrifici ed innovazioni senza precedenti che hanno consentito alla Williams di portarsi a casa, in poco tempo, tutti questi successi stratosferici, sufficienti per inserirsi di diritto nell’Olimpo della Formula 1.

Gli anni ’70: la fondazione e la prima vittoria – Per capire come si è formato uno dei team più vittoriosi di questo sport, bisogna fare un salto indietro a fine anni ’70. In quel periodo si è assistito alla nascita di moltissime scuderie che, in un modo o nell’altro, hanno finito col perdersi per sempre e fallire davanti a mostri come Ferrari, McLaren e Lotus (solo per citarne alcuni). Convinto di non dover proseguire la propria carriera di pilota, è in questo contesto che in Formula 1 entra in scena un nuovo protagonista: Frank Williams, accompagnato dal suo inseparabile socio Patrick Head. Non senza qualche difficoltà , l’inglese riesce a fondare la sua prima scuderia nel 1976 con il nome di “Frank Williams Racing Cars”. In quell’anno però, la monoposto non farà mai alcuna comparsa nel grande circus, dato che il team Wolf rilevò l’intera scuderia. Poco importa, perché subito dopo, nel 1977, la Williams prenderà ufficialmente parte al primo campionato della sua storia. La monoposto, realizzata con il telaio della March e motorizzata Ford-Cosworth, viene affidata ad un unico pilota: il belga Patrick Nève. Il primo anno di vita della Williams non brilla, ed infatti la stagione si chiude senza punti e con un 7° posto come miglior piazzamento. Sembra finire tutto li, come per tanti altri team prima di loro. E invece, nel 1978, arriva la grande svolta. Per la prima volta la monoposto è interamente realizzata dalla Williams, ed al posto di Nève arriva un australiano di nome Alan Jones. I grandi cambiamenti furono possibili anche grazie all’inserimento di nuovi ricchi sponsor provenienti dall’Arabia Saudita (Fly Saudia e soprattutto Albilad), i quali contribuirono ad alzare i capitali del team rivali fino al 1984. La vettura, sempre motorizzata Ford, va molto meglio della passata stagione, e questo consente a Jones di conquistare il primo podio per la Williams, con un bellissimo secondo posto nel Gran Premio degli Stati Uniti.
Nel 1979 si assiste ad un ulteriore miglioramento. Prendendo spunto dalla geniale idea della Lotus, la Williams manda in pista per la prima volta due monoposto, entrambe dotate della tecnologia dell’effetto suolo. Le prime uscite stagionali sono scoraggianti, ma verso metà stagione la seconda guida Clay Regazzoni regala a Frank Williams il primo successo in Formula 1, tra l’altro sul circuito casalingo di Silverstone. Dopo il successo Made in England, sarà Jones a conquistare in altre quattro occasioni il gradino più alto del podio, garantendo alla Williams il secondo posto nella classifica costruttori.
Gli anni ’80, tra mondiali e disgrazie: E’ chiaro a tutti che la Williams, dopo i risultati di fine decennio scorso, farà di tutto per imporsi come grande protagonista degli anni ’80. E le previsioni non vengono smentite. Anzi. Già nel 1980 infatti si capisce il grande potenziale del team inglese, e la lotta per il mondiale diventa una questione solo per tre piloti: Alan Jones e Carlos Reutemann su Williams, ed il brasiliano Nelson Piquet su Brabham. Favoriti anche dalla crisi nera della Ferrari, il loro duello prosegue fino al penultimo appuntamento della stagione. Nel Gran Premio del Canada infatti, Jones vince gara e campionato, diventando campione insieme alla sua monoposto, che si aggiudica a mani basse il suo primo titolo costruttori.

Nel 1981 la coppia Jones-Reutemann coglie altri podi e vittorie, ma in questo campionato è più determinante Piquet, che si prende la rivincita vincendo il suo primo titolo. I successi ottenuti da entrambi i piloti però saranno fondamentali, perché la Williams chiude il campionato costruttori ancora una volta da campione del mondo, per il secondo anno consecutivo.
Il 1982 parte ancora una volta con Reutemann, ma dopo solo due gare l’argentino è costretto a cedere il proprio sedile ad Andretti prima ed a Derek Daly poi. Ma il grande protagonista di quella stagione sarà un altro pilota di Sir Frank: il finlandese Keke Rosberg. In un campionato caratterizzato dalle dolorose scomparse di Gilles Villeneuve e di Riccardo Paletti (oltre al gravissimo incidente che vede coinvolto Didier Pironi), il padre di Nico raccoglie punti iridati in quasi tutti gli appuntamenti in programma, vincendo soltanto il Gran Premio di Svizzera. Quell’unica vittoria però sarà incredibilmente vitale e fondamentale, perché Rosberg sarà in grado di chiudere il 1982 da campione del mondo, diventando il primo finlandese a riuscirci in Formula 1.
Nonostante il sigillo iridato, nel 1983 si assiste ad una evidente flessione. Rosberg vince, ancora una volta, soltanto una gara. Nel resto della stagione però non arrivano i risultati sperati, e da qui si assiste ad un cambiamento. Scaduto il contratto con i motori Ford-Cosworth, Frank Williams decide di non rinnovare, preferendo la motorizzazione Honda. Nonostante l’entusiasmo dettato dall’arrivo dei giapponesi, il 1984 si rivela un campionato decisamente fallimentare. L’unica gioia la regala ancora una volta Rosberg, di nuovo con una sola vittoria. L’anno seguente, nel 1985, ad affiancare Rosberg c’è l’inglese Nigel Mansell, che va a rimpiazzare la delusione di Jacques Lafitte. I due piloti infatti ottengono piazzamenti migliori della passata stagione, rialzando il morale e la competitività del team. Ma sta per succedere qualcosa.
Nel 1986 Mansell viene riconfermato, mentre al posto del finlandese viene chiamato in Williams un ex rivale come Nelson Piquet. Il campionato passa alla storia anche per fatti che non riguardano le corse. Frank Williams infatti è vittima di uno spaventoso incidente automobilistico avvenuto in Francia. La sua macchina prende il volo e si cappotta. Il proprietario del team rischia la morte, ma si salva. Lo schianto però avrà su di lui evidenti ripercussioni fisiche per sempre, dato che Sir Frank sarà costretto a passare il resto della sua esistenza su di una sedia a rotelle. La riabilitazione ed il recupero si rivelano ovviamente lunghi, e la gestione del team ne risente particolarmente in quel 1986. I due piloti infatti, vogliosi di portarsi a casa il titolo mondiale, finiscono per ostacolarsi a vicenda. Giunti all’ultima gara in Australia, Mansell si presenta con un considerevole vantaggio in classifica. Al via parte bene e la sua volata verso il suo primo titolo sembra ormai cosa fatta. A pochi giri dal termine però, accade l’incredibile e l’inatteso. La gomma posteriore dell’inglese infatti esplode in pieno rettilineo, costringendo lo stesso Mansell ad un amaro ritiro. Con il “Leone d’Inghilterra” ormai appiedato, non basta nemmeno il secondo posto di Piquet per portare il titolo piloti in casa Williams. A vincere in quell’anno infatti, è il terzo incomodo del campionato: il francese Alain Prost. Alla Williams resta la “magra” consolazione della vittoria nel mondiale costruttori, raggiunta al termine di una stagione estremamente complicata.

Il 1987 deve essere per forza l’anno del riscatto, ma le difficoltà si presentano ancora una volta dietro un velo di sfortuna. Ad inizio stagione, nel corso delle prove libere di Imola, Piquet è vittima di un brutto incidente alla curva Tamburello, che lo tiene lontano dalla pista solo per quell’occasione. Agli sgoccioli del campionato è invece Mansell a farsi male, anch’egli vittima di un violento impatto contro le gomme di protezione a Suzuka, in Giappone. In quel caso, l’inglese salta l’appuntamento nipponico e l’ultima gara in Australia. In mezzo c’è un campionato trionfale, in cui i due piloti vincono a ripetizione sbaragliando gli avversari. L’anno si chiude infatti con una meravigliosa doppietta, con la Williams campione del mondo costruttori e piloti insieme a Nelson Piquet. Il brasiliano lascia comunque il team nel 1988, facendo una scelta azzeccata. La Williams infatti termina la collaborazione con i motori Honda, passando ai Judd. L’esperienza si rivela alquanto disastrosa, tanto che la monoposto è spesso vittima di problemi di affidabilità che non le consentono di imporsi tra i più grandi. C’è solo un modo per tornare competitivi: cambiare il motore. E’ la risposta a tutte le preoccupazioni risponde al nome di Renault.
Gli anni ’90: lacrime di gioia e dolore – Archiviato il decennio degli anni ’80, la decade successiva inizia come si era conclusa quella precedente. A dominare è infatti la McLaren-Honda di Ayrton Senna, che nel 1990 vince il mondiale battendo il rivale Alain Prost. Il brasiliano si ripete anche nel 1991, condizionato anche da una forte crisi della Ferrari. In quell’anno, nonostante i successi di Senna, c’è solo un team che riesce a tenere testa alla McLaren: la Williams. Di ritorno in scuderia, Nigel Mansell si riprende la sua monoposto e si aggiudica la bellezza di cinque vittorie, alle quale si sommano le due ottenute dal nostro Riccardo Patrese. Il segreto dei successi della vettura è contenuto della mente di un progettista che ancora oggi conosciamo: Adrian Newey. Dalla sua matita nasce una monoposto ai limiti della perfezione, gli stessi limiti che verranno poi abbattuti nel 1992. L’ipertecnologica FW14 ottiene pole position e vittorie a ripetizione sempre con Nigel Mansell, ed il 1992 si trasforma in un anno magico. Vittoria del titolo piloti (il primo per l’inglese) e di quello costruttori.

La stessa doppietta verrà centrata anche l’anno successivo, nel 1993, ma con un pilota diverso. Dopo l’anno sabbatico nel 1992, Alain Prost rientra in Formula 1 proprio sulla Williams, al posto dello stesso Mansell che decide di ritirarsi dalla Formula 1 (anche per una discussione con Frank Williams sulla questione dell’ingaggio) e di emigrare in America. Nonostante la pausa, Prost si rivela competitivo per gran parte della stagione e chiude il campionato da campione del mondo, per la quarta ed ultima volta nella sua strepitosa carriera. Al termine dell’ultima gara in Australia, il francese stringe la mano ad Ayrton Senna, chiudendo anni di polemiche e veleni tra i due piloti. La pace tra i due campionissimi si rivelerà anche un gesto simbolico per il futuro della Williams. Con Prost che annuncia il suo ritiro definitivo dalla Formula 1, resta un sedile libero per il 1994 per affiancare il giovane Damon Hill. Il team è ai massimi livelli storici, e ha bisogno di un pilota ai massimi livelli per proseguire la striscia di successi. La scelta ricade, inevitabilmente, proprio su Ayrton Senna.

Sembra il matrimonio perfetto, al quale nessuno può farci nulla. E invece qualcuno c’è. Oltre ai problemi di adattamento del pilota nella monoposto, il rivale del 1994 assume le sembianze della Benetton di Michael Schumacher. Le prime tre gare del campionato sono infatti un disastro per il pilota brasiliano, mai così in crisi. Nei primi due appuntamenti è costretto al ritiro, mentre ad Imola, il 1° maggio; è vittima di un pauroso incidente alla curva del Tamburello. Trasportato in elicottero all’ospedale maggiore di Bologna, Ayrton Senna morirà in serata all’età di 34 anni. E’ il primo ed unico lutto che dovrà affrontare il team Williams, che da quel momento dovrà affrontare anche un lungo processo giudiziario, terminato anni dopo con l’assoluzione totale di tutti gli imputati, Frank Williams e Patrick Head compresi. Il 1994 sarà alla fine l’anno di Schumacher, anche se il mondiale se lo aggiudica con una manovra controversa in Australia, che mette fuorigioco sia lui che Damon Hill, unico contendente al titolo. Nonostante i dolori di una stagione complicata, la Williams chiuderà ancora una volta da campione del mondo costruttori.

Nel 1995 sia Damon Hill che David Coulthard tentano di fermare l’ormai lanciatissimo Schumacher, che anche in quell’anno si porterà a casa il secondo dei suoi sette titoli mondiali. Se da un lato non arrivano i successi iridati tra i piloti, nel campionato costruttori non ci sono scuse. La Williams infatti vince il mondiale nel 1996 e 1997, sempre grazie alla solida collaborazione con i potentissimi motori Renault.
Il 1996 è l’anno dei grandi cambiamenti. Schumacher infatti passa alla Ferrari insieme a gran parte del team Benetton, facendo perdere improvvisamente competitività alla scuderia anglo-italiana. Con la Ferrari ancora in fase di restyling, la Williams non conosce rivali, e questa volta arriva finalmente il sigillo nel campionato piloti con Damon Hill, capace di ripetere l’impresa del padre Graham. Passato poi alla Arrows, Hill lascia il posto di prima guida ad un giovane canadese, anch’egli figlio d’arte: Jacques Villeneuve. Dopo l’esperienza da “roockie” nel 1996, il 1997 sembra il suo anno buono. Allo stesso tempo però, la Ferrari trova il giusto equilibrio, fornendo a Schumacher una vettura finalmente competitiva. Nasce così un lungo testa a testa che si trascina fino all’ultima gara di Jerez, valida per il Gran Premio d’Europa. Villeneuve, Schumacher e Frentzen ottengono lo stesso identico tempo in qualifica, ma in gara è il ferrarista a scattare meglio dalla griglia e a comandare per gran parte della corsa. Villeneuve però non molla, e comincia a recuperare velocemente terreno fino ad incollarsi agli scarichi della Ferrari. Quando il canadese tenta il sorpasso, Schumacher gli chiude improvvisamente la strada nel tentativo di speronarlo. Una mossa simile a quella che fece nel 1994 con Hill, ma il risultato è diverso. Il tedesco infatti entra in collisione con Villeneuve, ma la sua Ferrari finisce nella sabbia costringendolo al ritiro. Dal canto suo Villeneuve resta in pista, prende il comando, e vince il mondiale.
Il 1997 rappresenta l’anno della consacrazione per il nord-americano, ma anche una certezza per la Williams. La stagione appena conclusa è stata anche l’ultima con i motori Renault. Nel 1998 il team passa alla motorizzazione Mecachrome, e successivamente Supertec nel 1999. Il 1997 è di fatto l’ultimo anno di un pilota campione del mondo con la Williams, e l’ultimo in cui una Williams ha trionfato nei costruttori.
Gli anni 2000: pochi raggi di sole nel cielo grigio
Il 2000 inizia con una novità legata di nuovo ai motori. E’ infatti la debuttante BMW a fornire i propulsori per la Williams nel terzo millennio. Quella che sembra sin da subito una collaborazione fallimentare, si rivela invece molto affidabile, soprattutto nel bienno 2002-2003. Con la coppia di piloti Ralf Schumacher e Juan Pablo Montoya, la Williams si classifica per ben due volte seconda nel campionato costruttori, insediando quello piloti nel 2003 grazie alle buone prestazioni di Montoya.

Ma in quel periodo la Ferrari di Schumacher vive un momento storico ancora oggi difficilmente ripetibile. Dal 2004 infatti, la Williams sprofonda in una crisi di risultati senza precedenti. Tra numerosi ritiri ed altrettanti piloti che si alternano al volante della monoposto di Grove, anche il semplice piazzamento a punti diventa una vera e propria impresa. Cosworth, Toyota e Renault. Tre motori diversi e pochissime soddisfazioni. Pochissime, ma quando ci sono entrano nella memoria. Nel 2010 infatti, a sorpresa, il pilota che conquista la pole position è Nico Hulkenberg, che riporta una Williams in pole position dopo un digiuno durato anni. Meglio di lui ci pensa, due anni dopo, Pastor Maldonado. Al Gran Premio di Spagna infatti, il venezuelano conquista, tra lo stupore generale, la sua prima pole position. In gara però, diversamente da Hulkenberg, riesce a tenere testa alla Ferrari di Alonso per tutta la durata della corsa, andando a vincere un gran premio memorabile, che ancora oggi rappresenta l’unico sigillo in Formula 1 di Maldonado. Barcellona 2012 resta, comunque, l’ultima vittoria della Williams.
2014-2015: l’era ibrida riaccende la Williams

Nel 2014 il nuovo regolamento della Formula 1 impone l’introduzione delle contestatissime Power Unit. L’occasione è troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire, perché il 2014 diventa improvvisamente l’anno zero per tutti. Non avendo mai sperimentato prima una simile tecnologia, tutte le scuderie si trovano quasi allo stesso punto di partenza. E’ in questo contesto che la Williams ne approfitta, scegliendo prima di tutto la Power Unit della Mercedes. Negli ultimi due anni la Williams è tornata a conquistare due pole position (una per anno), ma ha ritrovato la gioia del podio con maggiore regolarità , specialmente nel 2014. L’unica cosa che ancora manca a Valtteri Bottas ed a Felipe Massa è la vittoria. La Mercedes di Hamilton e Rosberg si è rivelata quasi invincibile per molti team, Williams compresa. Il 22 febbraio di quest’anno il team inglese presenterà la sua nuova vettura, caratterizzata ancora dalla sponsorizzazione Martini che richiama una livrea in stile “retrò”. Chissà se la vettura di quest’anno sarà in grado di far tornare il sorriso ai suoi tifosi, ripetendo magari le gesta dei campioni del passato che ancora oggi tengono alto l’orgoglio e l’onore del team Williams.
Campionati piloti vinti: 7
1980 – Alan Jones (AUS)
1982 – Keke Rosberg (FIN)
1987 – Nelson Piquet (BRA)
1992 – Nigel Mansell (GBR)
1993 – Alain Prost (FRA)
1996 – Damon Hill (GBR)
1997 – Jacques Villeneuve (CAN)
Campionati costruttori vinti: 9
1980 – Williams Ford-Cosworth Albilad (FW07B)
1981 – Williams Ford-Cosworth Aldilad (FW07C)
1986 – Williams Honda Canon (FW11)
1987 – Williams Honda Canon (FW11B)
1992 – Williams Renault Camel (FW14B)
1993 – Williams Renault Camel (FW15C)
1994 – Williams Renault Rothmans (FW16)
1996 – Williams Renault Rothmans (FW18)
1997 – Williams Renault Rothmans (FW19)
Altri dati statistici
Gare disputate: 661
Vittorie: 114
Pole position: 128
Giri veloci: 133
Podi: 310
Doppiette: 33