Inverni sonnacchiosi quelli che ormai caratterizzano la Formula 1. Di test privati nemmeno l’ombra, il solito viavai di piloti, scuderie che vanno, vengono e si riciclano sotto nuovi nomi, vessilli, sponsor e colori, l’immancabile e confuso vociferare attorno ai regolamenti futuri. E, ovviamente, di auto nuove nemmeno l’ombra. La vita invernale dell’appassionato di Formula 1, ormai, ha il sapore di un autentico letargo. Tra pochi giorni, finalmente, entreremo nel vivo della stagione 2016; frattanto, non ci rimane che volgere lo sguardo indietro, al passato, alla ricerca di ricorrenze, annate, piloti e auto che hanno scritto la storia della Formula 1.
“Come passa il tempo”, si è soliti esclamare in queste circostanze. Facile, quasi scontato, ma il “sei” finale che compone l’anno 2016 ci riconduce a venti anni fa precisi, tondi tondi: 1996.
1996, ah, che tempi! La Formula 1 cambiava, si aggiornava, mutava (nel bene e nel male…) ma era, a conti fatti, uguale e simile a se stessa, a quella delle origini. Sarà il penultimo anno delle Formula 1 larghe 2 metri…
I motori aspirati di 3000cc (il numero massimo di cilindri è fissato a 12) ruggiscono e strillano: è il secondo anno di vita regolamentare per questi bellissimi e ormai storici propulsori, sostituti ideali di quei famigerati e indimenticabili 3500cc che, dal 1989 al 1994, caratterizzano la Formula 1. Motori 3500cc che, nel biennio 1987-1988, rappresentano la valida, sincera ma non vincente alternativa ai motori Turbo di 1500cc.
Le monoposto, in quel 1996, incarnano lo stato dell’arte progettistico e tecnologico in fatto di telai, motori aspirati, aerodinamica, ciclistica e così via. I 12 cilindri (in vita sino al 1995, grazie alla sola Ferrari 412T2) lasciano campo libero ai V10 e V8, ritenuti quale compromesso ideale in termini di ingombri-prestazioni. La Renault schiera lo RS8 (Benetton B196 e Williams FW18), la Ferrari lo 046 (Ferrari F310), l’Hart si affida all’8 cilindri 830 (Footwork FA17), la Cosworth ai modelli EDD, EDM (entrambi 8 cilindri, essi spingono rispettivamente le Forti FG01-95B e FG03-96 e Minardi M195B) e al V10 JD Zetec-R (Sauber C15), Peugeot, Mugen-Honda e Ilmor-Mercedes intraprendono – parimenti a Renault e Ferrari – la via del V10 grazie ai rispettivi modelli A12 (Jordan 196), MF-301HA (Ligier JS43), FO110D (McLaren Mp4/11 e 11B). Chiude la Yamaha, con il suo V10 OX11A, preparato dalla Judd e affidato alla Tyrrell 024.
Il Campionato Mondiale di Formula 1 1996 è dominato dalle Williams FW18-Renault RS8, strabiliante monoposto progettata da Adrian Newey sotto la direzione tecnica di Patrick Head. Un perfetto Damon Hill vince 8 delle 16 gare in calendario (Australia, Brasile, Argentina, San Marino, Canada, Francia, Germania, Giappone), Jacques Villeneuve (proveniente dalla CART) vince al Nürburgring (GP d’Europa), a Silverstone, all’Hungaroring e all’Estoril. Il pilota inglese figlio d’arte si laurea Campione del Mondo (97 punti contro i 78 del suo compagno-rivale canadese).
Alle spalle della coppia Williams, si classifica Michael Schumacher, iridato nel biennio 1994-1995 al volante delle Benetton B194-Cosworth EC Zetec-R (V8 di 3500cc) e Benetton B195-Renault RS7 (V10 di 3000cc). La sua prima stagione in Ferrari può dirsi positiva: 4 pole-position (Imola, Montecarlo, Magny-Cours, Hungaroring), 3 vittorie (Barcellona, Spa-Francorchamps, Monza), 59 punti conquistati e 3° posto finale nella classifica Piloti. Senza dubbio, il campione tedesco è tra gli artefici principali della rinascita della Ferrari dopo annate, a partire dal 1991, davvero avare di soddisfazioni e vittorie. Schumacher e John Barnard (progettista delle bellissime F310, tanto a muso basso quanto a muso alto) contribuiscono alla faticosa ma inesorabile risalita del Cavallino. Stagione, al contrario, davvero difficile per l’altro pilota Ferrari, Eddie Irvine, proveniente dalla Jordan. L’irlandese paga a caro prezzo l’inaffidabilità della pur innovativa e originale Ferrari F310: ben 5 ritiri sono da imputare alla rottura di differenziale e cambio. Chiuderà il Campionato in decima posizione, racimolando appena 11 punti.
Hill, Villeneuve e Schumacher sono i tre attori principali di questo ormai lontano nel tempo 1996. Decisamente positiva la stagione di Jean Alesi, al volante della Benetton B196-Renault RS8 concepita da Ross Brawn e Rory Byrne. Il francese chiude il Mondiale Piloti al 4° posto (47 punti e 8 podi); il suo compagno di squadra, il veterano austriaco Gerhard Berger, chiude a 21 punti (6° classificato). Tra i due alfieri della Benetton, ecco Mika Hakkinen al volante delle McLaren Mp4/11 e 11B-Ilmor-Mercedes FO110D progettata da Neil Oatley: 31 punti per il finnico e 4 podi.
Il 1996, inoltre, passerà alla storia per quel pazzo, incredibile, palpitante, imprevedibile GP di Montecarlo. Tra pioggia, incidenti e ritiri per noie meccaniche, Olivier Panis azzecca la gara della vita. Il bravo e sempre veloce pilota francese, al volante della Ligier JS43-Mugen-Honda MF-301HA (pardon, Benetton) – progettata da André de Cortanze, Frank Dernie, Loic Bigeois – si qualifica col 14° tempo, a 2 secondi dalla pole-position di Michael Schumacher. La gara, però, è tutta un’altra storia. E tutta da scrivere. Dopo 9 giri, il numero dei piloti ritirati ammonta già a nove (tra cui proprio Schumacher, a muro dopo poche curve). Sono previsti 78 giri, ma la corsa viene interrotta al 75° passaggio scoccate le due ore di gara (limite regolamentare). Panis, veloce e accorto, vince: sul podio salgono anche David Coulthard (McLaren) e Johnny Herbert (Sauber). Saranno gli unici piloti a pieni giri alla bandiera a scacchi.
Per quanto riguarda il Campionato Costruttori, il dominio Williams è netto e totale: 175 punti contro i 70 della Ferrari, i 68 della Benetton, i 49 della McLaren. Seguono Jordan (22), Ligier (15), Sauber (11), Tyrrell (5), Footwork (1). Fuori dei punti Minardi e Forti. La scuderia di Faenza affianca e alterna alla guida della bella M195B – disegnata da Aldo Costa, Mauro Gennari, Mariano Alperin – Giancarlo Fisichella, Pedro Lamy, Giovanni Lavaggi, Tarso Marques. Tre le non qualificazioni (tutte di Lavaggi), l’8° posto conquistato da Fisichella in Canada il miglior piazzamento della stagione. Ben più sfortunata l’annata della Forti. Le gialle vetture progettate da Sergio Rinland, Chris Radage, Giorgio Stirano e Hans Fouche sono realizzate in economia e non consentono a Luca Badoer e Andrea Montermini di impensierire i diretti concorrenti tra le scuderie di “seconda fascia”. Molteplici le mancate qualificazioni; tuttavia, Montermini riesce comunque a regalare al piccolo team di Alessandria un soddisfacente 10° posto al GP di Argentina. Un 10° posto in Formula 1, in quella Formula 1, che vale oro…
Si va di amarcord, in questo piovoso febbraio 2016, operazione utile a riassaporare la Formula 1 di ieri in attesa della Formula 1 (purtroppo, un po’ meno “1”…) di quella di oggi…
Scritto da: Paolo Pellegrini