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    Damon Hill: from zero to hero

    Alessandro PradaBy Alessandro Prada13 Febbraio 2016Nessun commento17 Mins Read
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    Gp Italia F1 1995, Monza: Hill, Williams, Head, Newey
    Gp Italia F1 1995, Monza: Hill, Williams, Head, Newey | foto: Andrea Gallazzi – CircusF1

    Veloce, determinato, talentuoso. Unite tutte queste qualità con un filo che lo lega indissolubilmente al padre ed otterrete un campione senza precedenti: Damon Hill.

    Questa settimana #UnforgettableF1 si focalizza su una dei piloti più rari che la Formula 1 abbia mai conosciuto. Dopo aver debuttato nella massima serie alla non più giovanissima età sportiva di trentadue anni, Hill ha vissuto la sua carriera nel grande circus in un solo boccone temporale negli anni ’90. In mezzo, tante vittorie e scelte mai banali che gli hanno consentito, ad ogni modo, di portarsi a casa un solo campionato del mondo nel 1996, stabilendo un primato ancora imbattuto. Signore e signori, mettetevi comodi. Questa è la storia di un pilota unico: quella di un campione con lo “zero” sulle spalle, o meglio, sul musetto.

    Le origini – Nato il 17 settembre 1960 a Londra, Damon Hill è figlio d’arte. Il padre infatti, Graham, è anch’egli un pilota di Formula 1. Quando il piccolo Damon muove i primi passi, il padre si laurea nel frattempo campione del mondo in due occasioni. Il primo sigillo arriva nel 1962, mentre il secondo successo viene bissato nel 1968. Il tipico carattere da gentleman britannico, unito ai valori di lealtà e correttezza nei confronti degli avversari sui circuiti di tutto il mondo, lo rendono non solo uno degli sportivi più apprezzati in Inghilterra, ma anche uno dei più stimati e rispettati dai colleghi in pista. In effetti Graham, così come lo sarà Damon, non è un pilota come tutti gli altri. Ancora oggi infatti è l’unico nella storia dell’automobilismo sportivo mondiale ad essersi aggiudicato la “Triple Crowd”, un riconoscimento non ufficiale riservato a coloro in grado di vincere il Gran Premio di Monaco (o il titolo mondiale di Formula 1), la 500 Miglia di Indianapolis e la 24 Ore di Le Mans. Dopo esser stato nominato Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico nel 1968 dalla Regina Elisabetta II, la sua popolarità in patria gli consente di vivere in una condizione economica agiata, per lui e per la sua famiglia. Nulla sembra intaccare il mito di “Sir Graham” e la felicità dei suoi tre figli, ma è solo una dolorosissima illusione. Sul finire del 1975, l’aereo pilotato dallo stesso Hill si schianta a pochi chilometri dalla capitale inglese. Nell’incidente, oltre a Graham, muoiono altri passeggeri e membri del team di Formula 1 Embassy Hill, fondato due anni prima dallo stesso campione inglese. La scomparsa del padre avviene quando Damon ha solo quindici anni. Il periodo successivo al lutto diventa improvvisamente uno dei più complicati della sua intera vita. Di colpo infatti la famiglia, orfana di Graham, deve fare i conti con difficoltà di natura economica sempre più grandi. Per Damon però, il senso di competizione e la voglia di diventare pilota si rivelano più forti di ogni ostacolo. Pur di entrare nel mondo delle corse, Hill si rimbocca le maniche lavorando come operaio, accumulando piano piano un proprio budget per pagarsi le partecipazioni. La favola di Damon, diversamente da altri piloti, ha inizio con il sudore della fronte.

    Dalle due alle quattro ruote – Il 1979 coincide con il debutto di Damon nel mondo delle corse. Chi si immagina una gavetta iniziata con i kart si sbaglia di grosso. Hill infatti inizia a gareggiare con le moto, e lo farà ininterrottamente fino al 1984, togliendosi anche qualche soddisfazione. Il 1984 però, partecipando ad una gara di Formula Ford 1600, ottiene una vittoria proprio al debutto. E’ quanto basta per decidere di staccare le mani dal manubrio della moto per impugnare il volante delle monoposto. Damon dunque, che si fa notare per una livrea del caso uguale a quella dell’amato padre (e che manterrà per il resto della sua carriera), si butta nel mondo delle quattro ruote. Nel corso degli anni ’80 Hill parteciperà a vari campionati minori inglesi ed internazionali, riuscendo anche ad ottenere qualche risultato prestigioso. Nonostante la stoffa del campione, Hill non riesce a concludere una stagione da campione, e l’inesorabile passare degli anni sembrano condannarlo alla rinuncia definitiva dei propri sogni. E invece, quando si volge al nuovo decennio degli anni ’90, tutto improvvisamente cambia.

    L’esordio in Formula 1 targato Brabham – Il 1990 rappresenta l’ultimo anno di Damon Hill in una categoria automobilistica minore. In quella stagione infatti, l’inglese è impegnato nel campionato di Formula 3000. Damon si fa notare per le ottime qualità sul giro veloce ed in qualifica, ma non sulla durata della gara. Nell’arco di tutta la stagione non conquisterà nemmeno il gradino più alto del podio. Il talento c’è, ma ci sono anche le condizione per poter migliorare le proprie prestazioni. A capirlo per primo non è una persona qualunque: Frank Williams. Intuite le potenzialità del connazionale, Hill riceve l’offerta dal prestigioso team di Formula 1 per poter collaudatore il bolide che, da li a poco, cannibalizzerà la metà degli anni ’90. E’ così, anche se dalla porta secondaria, per Damon Hill si aprono ufficialmente le porte della Formula 1. L’esperienza da collaudatore si rivela fondamentale per apprendere e per fare esperienza con un mezzo ultra-tecnologico, ma tutto ciò non basta. Il collaudatore, rispetto al pilota ufficiale, non può assaporare il brivido della corsa e della competizione. Il sogno di poter prendere parte ad una gara vera e propria di Formula 1 si realizza l’anno dopo, nel 1992. Alla vigilia del Gran Premio di Spagna, la Brabham appieda la pilota Giovanna Amati, e decide di rimpiazzarla proprio con Damon Hill, che fa il suo esordio in Formula 1 all’età di 32 anni. Pur guidando una vettura dal nome storico e prestigioso, la Brabham è assai lontana dal livello di competitività raggiunto nei gloriosi anni ’80, ed infatti lotta per la sopravvivenza nel grande circus, afflitta da problemi finanziari sempre più gravi e pesanti. La scarsa potenza ed affidabilità del mezzo non consentì ad Hill di qualificarsi per la gara in più di un’occasione, andando oltre la regola del 107%. Ad ogni modo Hill riesce a portare la sua Brabham-Judd sulla griglia di partenza in due appuntamenti: il primo è a Silverstone, proprio a casa sua, mentre il secondo è in Ungheria, dove ottiene un brillante undicesimo posto. La mezza impresa di Hill passa però in secondo piano: in quella stessa gara Nigel Mansell, al volante della stessa Williams collaudata da Hill, si porta a casa il titolo mondiale piloti. Al termine del week-end di Budapest poi, la Brabham alza bandiera bianca e si arrende di fronte alle difficoltà economiche. Con l’uscita di scena del team inglese dal campionato di Formula 1, automaticamente s’interrompe anche la breve esperienza di Hill. Eppure gli anni più belli devono ancora arrivare.

    1993: Il numero zero e le prime gioie – Al termine del 1992 in casa Williams accade veramente di tutto. Riccardo Patrese lascia il team per trasferirsi sulla sempre più competitiva Benetton, ma il vero colpo di scena arriva da Nigel Mansell. Il campione del mondo in carica, galvanizzato per la recente vittoria del titolo, si presenta da Frank Williams chiedendogli il raddoppio dell’ingaggio. Sir Frank non accetta la “proposta indecente”, e Mansell, dal canto suo, prende una decisione inattesa. Si ritira dalla Formula 1 ed emigra negli Stati Uniti, dove lo attende una nuova avventura in IndyCar. Di colpo la Williams si ritrova senza i piloti ufficiali, ma l’apparente emergenza inganna tutti. Al posto di Patrese viene ingaggiato il francese Alain Prost, che l’anno prima (passato lontano dalle piste dopo la brutta esperienza in Ferrari) aveva già preso accordi con la Williams impedendo di fatto l’approdo di Senna. Al posto di Mansell viene invece scelto proprio Damon Hill, che da collaudatore diventa di colpo pilota ufficiale con solo due gare disputate sulle spalle. Ma c’è un problema:
    il Leone d’Inghilterra si è ritirato dalla Formula 1 da campione del mondo in carica. Per il regolamento di allora, solo il campione del mondo aveva il diritto di mantenere sulla propria monoposto, e nessun altro. E così, quando Hill arriva in Williams (a sua volta vincente nel campionato costruttori) la FIA non ha scelta: al pilota inglese viene infatti affidato il numero zero. Prima di lui c’era stato solo un piccolo precedente, quando Jody Scheckter disputò due GP nel 1973 con lo stesso numero. La Williams numero 0 di Hill diventa un’emblema in Formula 1 per tutta la stagione 1993, e pure per il 1994. In quest’ultimo caso infatti si ripete la stessa rara situazione del 1993. Prost, al termine del campionato, vince il titolo mondiale e si ritira dalla Formula 1. A sua volta la Williams vince di nuovo il titolo costruttori, e quando Ayrton Senna viene ingaggiato al posto del rivale Prost, al brasiliano viene assegnato il 2, mentre per Hill spetta di nuovo lo zero, per il secondo anno consecutivo.
    Nonostante la simpatia che aleggia attorno alla Williams di Hill, etichettata con un numero ben lontano dai valori della vittoria e della competizione sportiva, la stagione di Damon è tutt’altro che fallimentare. Con una vettura a disposizione finalmente competitiva, Hill ottiene 2 pole, 4 giri veloci e ben 10 podi. Tra questi arrivano ben tre vittorie, per giunta consecutive. Il primo sigillo arriva sul circuito amico dell’Hungaroring, e successivamente sale sul gradino più alto del podio in Portogallo ed in Italia, a Monza. Nonostante qualche piccolo passo falso, Hill chiude il 1993 al terzo posto, dietro a Prost e ad Ayrton Senna. E sarà proprio il brasiliano il suo futuro compagno di squadra.

    1994/1995: Le battaglie con Schumacher – Il 1994 è un anno che si apre sotto i migliori auspici. Il miglior pilota del momento, Ayrton Senna, approda finalmente alla Williams dopo un lungo corteggiamento. Anno nuovo, pilota al top, team ai vertici ed una seconda guida affidabile come Hill. Sembra la ricetta perfetta per un piatto gourmet servito dalla cucina della Williams, ma il clima disteso e positivo si rovina presto. I nuovi regolamenti tecnici per il 1994, introdotti per limitare lo strapotere della monoposto inglese, riescono nel loro intento, ed i test invernali si rivelano un autentico disastro. La Williams tanto desiderata da Senna diventa improvvisamente un incubo senza uscita per il brasiliano, che deve adattarsi ad una vettura scomoda ed al limite della sopportazione. I risultati, una volta iniziato il campionato, si vedono. Senna si ritira (anche con una buona dose di sfortuna) nelle prime due gare, lasciando la strada spianata all’emergente Michael Schumacher, che con la sua Benetton fa doppietta. La terza vittoria consecutiva per il tedesco arriva ad Imola, ma la gara è funestata da due incidenti mortali: il primo (avvenuto il giorno dopo il grave incidente di Rubens Barrichello) è quello di Roland Ratzenberger, che nel corso delle qualifiche perde la vita alla curva Villeneuve. La domenica invece, lo stesso destino si abbatte inesorabile proprio su Senna, che muore tragicamente dopo uno schianto alla già pericolosa curva del Tamburello. La Williams sprofonda nel lutto e nel dolore. La morte del brasiliano, piombata all’improvviso, e la fuga solitaria di Schumacher in campionato sembrano il preludio di una stagione letteralmente da dimenticare. L’eredità di Senna per il 1994 passerà prima a David Coulthard, e successivamente ad un indistruttibile Mansell. Nel frattempo Hill viene promosso a prima guida, ma Schumacher sembra già lontanissimo. Sembra. Perché se il tedesco continua a vincere, l’unico modo per fermarlo è sperare in un passo falso clamoroso come una pesante squalifica. Ed è ciò che accade. Non una, me ben due volte. A Silverstone il pilota della Benetton sorpassa Hill durante il giro di ricognizione, e nel corso della gara non rispetta una penalità inflitta. La FIA reagisce con una pesante squalifica, ed esclude Schumacher alla partecipazione di ben due gare (in Italia e Portogallo). In Belgio poi, a causa di un’irregolarità tecnica che vede nel mirino il fondo della vettura, il tedesco viene nuovamente squalificato, e la vittoria passa automaticamente ad Hill. Approfittando delle disavventure di Schumacher, l’inglese guadagna terreno in classifica generale, aggiudicandosi ben sei gran premi ed imponendosi come unico rivale per la Benetton. E così, incredibilmente, i due protagonisti del mondiale 1994 arrivano a sfidarsi nell’ultima gara della stagione, ad Adelaide. In Australia ci si gioca il tutto per tutto, e lo stesso Schumacher sembra amministrare bene il vantaggio su Hill. La svolta della corsa avviene però al 35° giro, quando la Benetton di Schumacher va lungo in frenata e tocca il muretto di protezione. Damon, accortosi delle difficoltà di Schumacher a rientrare in pista, si butta subito all’interno per il sorpasso, ma proprio in quel momento Michael gli chiude la strada senza pietà, e tra i due c’è il contatto. Schumacher spicca quasi il volo e si ritira, mentre Hill prosegue. La Williams dell’inglese ha però la sospensione seriamente danneggiata, e quando rientra ai box per sperare in un miracolo dei meccanici, le speranze s’infrangono definitivamente. Hill scende mestamente dalla monoposto, e con il entrambi i piloti fuori causa è Schumacher ad aggiudicarsi il titolo mondiale per la prima volta in carriera. Nei giorni successivi circoleranno polemiche e veleni circa la condotta ai limiti della scorrettezza del tedesco, ma la FIA decide di non intervenire con sanzioni, definendo l’accaduto come un “incidente di gara”.
    Il 1995 deve essere l’anno della vendetta, ma i piani della Williams s’infrangono quasi subito. Nonostante un buon avvio di campionato, Schumacher recupera subito terreno sull’inglese balzando in testa alla classifica. Il pilota della Benetton, diversamente dalla passata stagione, non sbaglia un colpo, e va a vincere facile facile il suo secondo titolo mondiale consecutivo. Per Hill si rivela quindi un anno più difficile del solito. Criticato da stampa e tifosi, viene visto come un pilota capace di vincere solo grazie alla potenzialità della Williams, e non per il suo talento. Come se non bastasse, il 1995 si chiude con altri contatti in pista con Schumacher, e con un secondo posto in classifica generale frutto di ben quattro vittorie. A fine campionato Hill realizza che è arrivato il momento di zittire tutti, e l’occasione migliore arriva proprio per il 1996.

    Il mondiale e l’addio alla Williams – Il pre-stagione è condizionato da grandi novità. Ad affiancare Hill arriva un giovane canadese di belle speranze come Jacques Villeneuve, mentre in casa Benetton accade la rivoluzione. Dopo quattro anni insieme, il matrimonio tra il team italo-britannico e Schumacher s’interrompe, con il tedesco che sigla un contratto faraonico con la Ferrari. A rimetterci, in termini di competitività, è proprio la Benetton, che oltre a Schumacher perde altri componenti di spicco del team, i quali prendono a loro volta la strada di Maranello. La Ferrari, dal canto suo, non è ancora ai livelli della Williams, la quale resta l’unica papabile per il mondiale. Le aspettative della vigilia vengono infatti rispettate, ed è proprio Hill a diventare il vero leader della stagione. L’unico ostacolo è rappresentato dal compagno di squadra Villeneuve, ma a fine stagione è sempre l’inglese ad imporsi. E così, dopo un bottino di otto vittorie (stabilendo il record di partenze tutte dalla prima fila), Damon Hill corona il sogno della sua vita laureandosi campione del mondo per il 1996, contribuendo anche alla vittoria della Williams nel campionato costruttori. In quello stesso anno, l’inglese stabilisce un primato mai raggiunto ancora oggi da nessun altro. E’ l’unico pilota della storia della Formula 1 ad aver vinto un mondiale proprio come suo padre Graham. Con 21 vittorie dal 1993 al 1996, Hill diventa anche il secondo pilota più vincente della storia della Williams. Eppure, una volta terminato il campionato, l’inglese si separa da Sir Frank. Nonostante un rinnovo di contratto già pronto, Damon non firma, e lo strappo diventa inevitabile. Per il 1997 le offerte piombano sul procuratore del pilota: McLaren, Ferrari e Benetton. Tutti team competitivi che gli consentirebbero di tentare una doppietta iridata. Ma si sa, Damon Hill è pur sempre Damon Hill. Ed ecco allora che il team scelto per la stagione seguente lascia di stucco tutti quanti.

    1997: l’esperienza in Arrows – Proprio così. Nonostante il titolo di campione del mondo da difendere, Hill firma un contratto per il 1997 con la Arrows, team presente da molti anni in Formula 1 senza nemmeno una vittoria sulle spalle. Dietro alla scelta dell’inglese forse ci sono ragioni economiche soddisfacenti, ma l’Arrows non è progettata per le vittorie. E infatti, già dalle prime gara, la decisione di accasarsi nel team inglese appare un suicidio vero e proprio dal punto di vista competitivo. I ritiri sono tantissimi, ed i punti conquistati sono soltanto 7. Tra questi però ci sono i 6 conquistati in Ungheria, dove Hill sfiora l’appuntamento con la storia. Partito incredibilmente dalla seconda fila, l’inglese scatta bene e balza addirittura al comando della corsa. Hill resta saldamente in testa fino all’ultimo giro, quando la sua Arrows lo tradisce per un problema tecnico deludendo tutti coloro che speravano in una vittoria romantica e sensazionale. Ad ogni modo, Damon riesce a terminare comunque il giro e si classifica secondo dietro a Villeneuve. Il piazzamento rappresenta la miglior posizione mai raggiunta dalla Arrows in una gara di Formula 1. Nonostante questa piccola gioia colma di illusione, Hill chiude la stagione da detentore del titolo in carica addirittura al 12° posto. E’ quanto basta per sancire la fine del rapporto tra le due parti. Per l’inglese ora c’è tempo per un’ultima grande sfida.

    1998/1999: Il biennio in Jordan ed il ritiro – Finita la breve e complicata esperienza con Arrows, per Damon è tempo di cambiare decisamente aria. L’offerta più ghiotta e competitiva arriva direttamente dall’Irlanda, dove a volerlo è Eddie Jordan. Con i nuovi motori Mugen-Honda e con il campione del mondo 1996 in squadra, la Jordan punta a raggiungere posizioni di vertice. Per Hill è forse l’ultima occasione, e l’inglese viene incoraggiato da un ingaggio altissimo. In realtà la stagione 1998 si rivela un mezzo disastro. Il nuovo pilota della Jordan infatti chiude la maggior parte delle gare fuori dalla zona punti, complici anche i numerosi ritiri. Il punto più alto del campionato però lo raggiunge in occasione del Gran Premio del Belgio. Sotto una pioggia torrenziale, Hill approfitta delle disavventure degli avversari e va a vincere a Spa-Francorchamps. Oltre ad essere l’unico podio della stagione, l’exploit belga consente alla Jordan di festeggiare la prima vittoria della sua storia.
    Il campionato 1999 però va ancora peggio. Il compagno di squadra Frentzen vola, mentre Hill è protagonista di una stagione pessima. Non conquista alcun podio, ed al termine dell’ultima gara si piazza 12° in classifica finale con 7 punti, ottenendo lo stesso identico punteggio del 1997.
    Hill però non riesce a digerire il boccone amaro, e così, dopo aver meditato sul ritiro a stagione in corso, il 1999 diventa la sua ultima stagione in Formula 1.
    Damon Hill lascia dunque il grande circus dopo aver vinto 22 gran premi, ottenendo 42 podi, 20 pole position e 19 giri veloci in 122 gare disputate dal 1992 al 1999.
    Hill è stato il classico pilota controcorrente, forse l’ultimo campione del mondo a non esser mai stato elogiato nella giusta maniera. In quasi tutti gli anni ’90 si è contraddistinto per le battaglie con Schumacher, e per esser stato uno dei piloti più vincenti della storia della Williams. Forse alcune scelte lo hanno penalizzato, impedendogli di vincere ancora. Damon Hill è stato, per certi aspetti, un anti-divo. Dal suo ritiro è apparso qualche volta in televisione, diventando presidente del British Racing Drivers’ Club nel 2006 e facendo parte, nel 2012, del canale di Sky F1 inglese in veste di commentatore. Per il resto si è dedicato alle sue grandi passioni: la famiglia e la musica, facendosi notare come ottimo chitarrista.
    In ogni caso, Damon è stato l’ultimo pilota inglese a laurearsi campione del mondo prima dell’arrivo di Lewis Hamilton nel 2008, lasciando così un vuoto tra i campioni britannici durato ben 12 anni. Ma soprattutto, è stato l’unico pilota capace di vincere una gara con il numero zero sul musetto, sfatando il mito negativo che esiste da sempre attorno a questa cifra.
    Damon Hill: from zero to hero. E con papà Graham nel cuore.

    #unforgettableF1 1996 arrows brabham hill jordan schumacher williams
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    Alessandro Prada | Appassionato da una vita di sport e di F1 in particolare. Cresciuto tra le vittorie di Schumacher e la leggenda di Senna con la Ferrari sempre nel cuore.

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