La presentazione della nuova livrea Red Bull ha destato curiosità per la scelta della vernice opaca. Abbiamo raccolto il parere di Mario Puca, appassionato di tecnica, per capire meglio se la scelta del team austriaco è dettata solo dall’estetica o c’è anche qualcos’altro.
La mia prima impressione, appena svelata la nuova livrea Red Bull, non è stata positiva. Chiaramente potevo esprimermi solo sull’estetica, considerato che sotto il “vestito nuovo”, in realtà, c’era la vecchia RB11. Da un marchio giovane e di tendenza come la Red Bull mi sarei aspettato una livrea bella bella in modo assurdo (cit.), mentre quella sotto i riflettori mi sembrava fin troppo misera e semplice… E probabilmente è stata proprio l’eccessiva semplicità – più che altro “opacità” – a farmi ragionare sui motivi di tale scelta. Mi sono chiesto: come può la verniciatura opaca non avere alcun effetto sull’aerodinamica della monoposto? Così, a caldo, ho pensato che il “matte” potesse inficiare la resa aerodinamica, aumentando considerevolmente la resistenza all’avanzamento offerta dal corpo vettura.
A rispondermi, seppur indirettamente, è stato lo stesso Christian Horner, che – su domanda del reporter di tecnica inglese Craig Scarborough – ha dichiarato che la vernice opaca non ha effetti sull’aerodinamica ed è stata rigorosamente testata. Proprio quest’ultima affermazione mi ha convinto ancora di più che la vernice opaca un effetto sull’aerodinamica ce l’ha eccome! Vi pare che un team di Formula 1 testa “rigorosamente” qualcosa per fini puramente estetici?
Ok che la Red Bull ha fatto delle sue stravaganze il suo know how, ma sappiamo anche che quando c’è Adrian Newey di mezzo non bisogna mai dare nulla per scontato; nulla è messo a caso e dietro ogni particolare c’è un’enorme attività di ricerca e sperimentazione. Detta in altri termini, secondo il mio modestissimo parere, la livrea della Red Bull non è opaca solo per motivi estetici.
Siamo abituati a pensare che una superficie perfettamente liscia e lucida sia percorsa più facilmente dai flussi ed offra meno resistenza; non a caso lo scorso anno si parlò di un particolare prodotto “nanotecnologico” che rendeva la Ferrari SF15T super lucida e, di conseguenza, più efficace aerodinamicamente parlando.
In realtà non è proprio così, anzi, probabilmente, in particolari circostanze, è vero il contrario: una superficie liscia genera più resistenza aerodinamica (cd. “resistenza di attrito”) di una ruvida. In una superficie ruvida, infatti, la parte dei flussi che viene a contatto con la superficie si ferma o rallenta a causa del maggior attrito, creando però un “cuscinetto di vortici” sul quale il resto dei flussi può scorrere in maniera molto più veloce.
L’esempio classico è quello della pallina da golf (o quella da football americano), la cui rugosità non è affatto casuale – o tantomeno estetica – ma è dettata da motivi specificamente aerodinamici: se la pallina fosse liscia le superfici genererebbero più resistenza, influenzando addirittura la traiettoria della stessa. E le stesse vetture di Formula 1, in alcune zone, adoperano superfici ruvide e non lisce: diffusori, dorsi e appendici non sono quasi mai verniciati ma hanno la fitta trama delle fibre di carbonio ben in vista, proprio per migliorare lo scorrimento dei flussi in quelle zone (non a caso sul dorso di un’ala di F1 l’aria deve scorrere più velocemente rispetto al ventre per generare deportanza).
Tutto ciò, come potete immaginare, mi induce a pensare che quella livrea opaca non abbia solo scopi estetici ma abbia anche (o soprattutto?) scopi aerodinamici, riducendo la resistenza di attrito offerta dalla carrozzeria a vantaggio del coefficiente di penetrazione del corpo vettura. Difficile stabilire quanto questa “livrea aerodinamica” possa migliorare le prestazioni della monoposto austriaca, ma il fatto che sia stata “rigorosamente testata” e – a quanto pare – confermata sulla monoposto 2016 può indurci a pensare che in Red Bull qualche beneficio l’abbiano effettivamente visto.
Scritto da: Mario Puca | @emmepi27
