
Staccate, stoccate, carbonio e sorpassi sono stati gli elementi più significativi di tutto quel groviglio di monoposto che il GP di Shanghai è riuscito a dare alla luce. Alti e bassi da pazzi, un eterno su e giù per la classifica che ha messo in evidenza quanto sia affascinante ed avvincente la rimonta, un mix di adrenalina e stress che dall’Inferno può proiettarti direttamente in Paradiso, o a qualche gradino di distanza.
L’ordine dei piloti definito dalla pole position del sabato è stato quasi immediatamente stravolto: questione di qualche centinaio di metri, è bastata la prima curva ed un contatto bianco-rosso per rivoluzionare le posizioni in pista. E già dai primissimi giri chi sperava di sfidare Nico Rosberg e Daniel Ricciardo per la conquista della prima piazza ha dovuto fare i conti con la sfortuna o con il destino. Compreso l’australiano della RedBull. Da questo mix di ingredienti sia lui che Seb hanno dovuto iniziare ad imbastire la propria risalita nelle posizioni che contano, un po’ aiutati da pneumatici e motori diversi e un po’ mossi dalla voglia di rivincita.
E’ la domenica di Sebastian Vettel e di una Ferrari che per tutta la qualifica del sabato ha accarezzato la possibilità della pole position, non andando oltre la terza posizione. Ma la Rossa ha dimostrato di avere qualcosa in più degli altri allo start, uno scatto d’orgoglio che in Australia ha regalato la prima #F1aFavola della stagione. Ma la gara ferrarista di Shanghai non è iniziata nel migliore dei modi: Kvyat lo sfila all’interno e il tedesco d’istinto si sposta sulla sinistra centrando il suo compagno di squadra Kimi Raikkonen. Il finlandese della Rossa perde l’alettone ed è costretto al rientro ai box e dopo pochi giri a Seb toccherà la stessa sorte. La rimonta delle Ferrari inizia proprio in questo momento e l’emblema è sicuramente il sorpasso di Vettel all’imbocco della corsia box. Una mossa d’astuzia che serve al tedesco per liberarsi di Hulkenberg e Sainz, troppo lenti per la fame del ferrarista. Bottas, Gutierrez, Perez, Alonso e Verstappen sono vittime innocenti della sua rimonta che lo porterà a superare anche la RedBull di Kvyat grazie alla gomma più performante. Il secondo posto finale lo porta a un passo dalla prima piazza ma con un distacco cronometrico notevole. Considerando però la risalita dal marasma del gruppone, un barlume di lieto fine si può trovare.
Quella di Daniel Ricciardo sembrava essere una ‘domenica bestiale’. Seconda casella in griglia, pronti via e primo posto raggiunto alle prime curve. Ma proprio mentre l’australiano sta provando a fare l’andatura il destino decide di voltargli le spalle: i detriti lasciati dai primissimi contatti contribuiscono alla foratura della sua posteriore, relegando la sua monoposto alla corsia box e al pit stop forzato. Ogni imprecazione sarebbe lecita, soprattutto quando la direzione di gara decide di mandare sul tracciato la safety car per ripulire la pista. Il tutto però a foratura già avvenuta e con una rimonta da costruire. Meno cruenta di quella ferrarista ma comunque di carattere, spinto sempre dalla voglia di ricominciare come se nulla fosse accaduto. La power unit e le mescole aiuteranno anche Ricciardo che si ferma ai piedi del podio dopo essersi sbarazzato anche di Massa ed Hamilton, con la forza di chi vuole dimostrare di essere più forte anche della sfiga. Oltre alla sua domenica, a fine gara l’australiano di bestiale avrà anche il fisico: muscoli ed orgoglio di chi lotta fino alla fine.
Il primo è riuscito a mettere i piedi sul podio, il secondo si è fermato ai tubi di scarico del compagno di squadra che ha concluso al terzo posto. Considerando quanto e cosa hanno passato nella domenica cinese, io avrei pagato il prezzo del biglietto solo per loro, per i loro sorrisi a fine gara e per quell’espressione quasi soddisfatta che cela un velo di amarezza.
Cari Seb e Daniel, godetevi le vostre rimonte da favola. Per recuperare il gap con la fortuna c’è sempre tempo.