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    Formula 1: quando i piccoli diventano magicamente grandi

    Alessandro PradaBy Alessandro Prada6 Maggio 2016Nessun commento9 Mins Read
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    alfa F1 1980 bruno giacomelli
    E’ di pochi giorni fa la favolosa vittoria del Leicester in Premier League (la prima in 132 anni di storia del club), ma l’intero mondo dello sport ancora celebra un successo che sa davvero di miracolo calcistico. Anche la Formula 1 però, in un contesto completamente diverso da quello del calcio, ha conosciuto veri e propri momenti di gloria. Veri e propri sogni che hanno come protagonisti piloti considerati di “seconda fascia” o su cui nessuno avrebbe scommesso, capaci di entrare improvvisamente nell’Olimpo dei grandi campioni grazie a vittorie, pole position, o addirittura mondiali vinti. Sono storie di successi realmente accaduti, e proprio per questo, ancora oggi, hanno il sapore epico del grande ed inatteso colpo di scena, degno di un racconto da “Davide contro Golia”. Per celebrare la conquista del Leicester di Claudio Ranieri, che ha fatto impazzire gli sportivi di tutto il mondo, riviviamo insieme alcuni momenti davvero sorprendenti avvenuti in Formula 1, suddividendoli per decennio a partire dagli anni ’70.

    L’unica sorpresa degli anni ’70: Prima di arrivare nell’epoca d’oro delle “grandi sorprese”, c’è stato un pilota monzese capace di far sognare gli italiani una sola domenica: Vittorio Brambilla. Nella confusione più totale del Gran Premio d’Austria 1975, disputatosi sotto una pioggia torrenziale, la March di Brambilla supera una monoposto dietro l’altra fino a giungere in prima posizione. La cavalcata spettacolare dell’indistinguibile March colore arancio termina però al 29° giro della gara, quando i commissari decidono di sospendere le ostilità per la troppa pioggia. Nell’euforia del momento, Brambilla perse anche il controllo della sua vettura dopo aver tagliato il traguardo, distruggendo l’alettone anteriore dopo un contatto con le barriere. Per “The Monza Gorilla” si trattò del suo primo ed ultimo sigillo in carriera.

    Anni ’80, da Giacomelli a Senna: Il decennio successivo sorride ancora una volta alle sorprese firmate dai piloti italiani. Il primo a riuscire in una “piccola” impresa è Bruno Giacomelli, capace di strappare la sua prima (ed unica) pole position al Gran Premio degli USA-Est nel 1980 al volante dell’Alfa Romeo. Passeranno due anni ed un cambio di “coast” per rivivere un secondo sogno italiano. Nel 1982 infatti, al Gran Premio degli USA-Ovest, è il compianto Andrea De Cesaris a conquistare l’unica pole della sua carriera, riuscendo (anche qui) con il team Alfa Romeo. In una delle stagioni più dolorose della storia della Formula 1, altri due piloti italiani (entrambi tragicamente scomparsi), regaleranno gioie inattese agli appassionati. Nel Gran Premio d’Austria è un concittadino di De Cesaris, il romano Elio De Angelis, che si aggiudica la vittoria con la sua Lotus al termine di una battaglia all’ultimo sangue con Keke Rosberg. Il distacco tra i due al traguardo, pari a 0”050, resta ancora oggi il più ridotto tra primo e secondo classificato nella storia della Formula 1. L’America sarà poi la fortuna di un altro pilota italiano: Michele Alboreto. Nel Gran Premio di Las Vegas, che consegna di fatto il titolo mondiale proprio a Rosberg, è il milanese a salire incredibilmente sul primo gradino del podio dopo aver condotta la gara da campione con la sua Tyrrell. Lo stesso podio che vedrà la cantante Diana Ross premiare il vincitore.
    Pur non trattandosi di una vittoria, le sorprese dei “piccoli” negli anni ’80 termineranno nel 1984 a Monaco, quando uno semi-sconosciuto Ayrton Senna concluderà la gara in seconda posizione con la sua Toleman in condizioni di pista estremamente bagnata. Senza l’interruzione della corsa, vinta da Alain Prost, il brasiliano sarebbe riuscito a scavalcare anche il suo futuro nemico francese.

    Anni ’90, tra sogni infranti e realizzati: In un certo senso anche gli anni ’90 regalano soddisfazioni ai piloti di casa nostra, ma in modo leggermente meno clamoroso rispetto al decennio precedente. Nel Gran Premio degli USA 1990, ad esempio, Pierluigi Martini regala alla Minardi il miglior risultato della sua storia in qualifica, piazzandosi 2° dietro solo al grande Ayrton Senna. In gara poi sarà lo stesso brasiliano a vincere, ma dopo una lunga ed avvincente battaglia con un pilota esordiente di passaporto francese ma di origini siciliane: Jean Alesi, che chiuderà a testa alta con un memorabile secondo posto. Qualche mese più tardi sarà ancora un italiano a sfiorare il sogno della vittoria con la Leyton House: Ivan Capelli. Dopo aver condotto la gara in testa, a pochi giri dalla fine è costretto a cedere la posizione ad Alain Prost solo per problemi tecnici. Il francese, vincendo in casa, regala così la 100° vittoria in Formula 1 per la Ferrari, ma molti ricordano ancora la grande performance del milanese. La terza magia del 1990 arriva nel Gran Premio del Giappone. In un fine settimana reso pesante dal grave incidente in elicottero di Alessandro Nannini e per le polemiche sul contatto al via tra Senna e Prost, passa in secondo piano il terzo posto del giapponese Aguri Suzuki, capace di compiere l’impresa con la sua Larrousse motorizzata Lamborghini. Sarà un altro team francese, la Ligier, a regalare un’enorme sorpresa nel 1996. In un Gran Premio di Monaco costellato da una serie infinita di ritiri (solo quattro vetture arrivano sane e salve al traguardo), è il transalpino Olivier Panis ad avere la meglio su tutti, presentandosi al cospetto della famiglia reale monegasca da vincitore inatteso. Infine, nel 1999, sarà il team Stewart a regalare due grandi sorprese con entrambi i suoi piloti. Nel Gran Premio di Francia, la vettura dalla livrea bianca conquista la pole con Rubens Barrichello, mentre in un caotico Gran Premio d’Europa al Nurburgring è l’inglese Johnny Herbert a portarsi a casa una vittoria, l’unica nella storia del team.

    Anni 2000, pochi ma buoni: Complice i grandi successi a ripetizione della Ferrari di Michael Schumacher prima e della Renault di Alonso poi, la realtà dei fatti ha spesso preso il sopravvento sui sogni. In ogni caso, gli anni 2000 sono riusciti comunque a regalare colpi inattesi e memorabili. Nel 2003, in un Gran Premio del Brasile costellato da una confusione senza precedenti, la gara viene interrotta per un brutto incidente di Alonso. Poco prima dell’esposizione della bandiera rossa, la Jordan di Giancarlo Fisichella supera la McLaren di Kimi Raikkonen, portandosi in prima posizione al termine di una rimonta pazzesca. Al termine della gara, la vittoria viene assegnata erroneamente al finlandese, ma già all’appuntamento successivo ad Imola, i commissari di gara riconoscono l’errore e premiano il pilota romano come vincitore. Nonostante la crisi della Jordan, avviata sempre più al fallimento, Fisichella ottiene la sua prima vittoria in Formula 1. Sarà un altro pilota italiano, l’anno successivo, a realizzare un’impresa ancor più rara. L’artefice di questo successo è l’abruzzese Jarno Trulli, che al Gran Premio di Monaco 2004 diventa invincibile con la sua Renault. In una stagione dominata da Schumacher, Trulli conquista prima la pole position in qualifica, e poi vola indisturbato davanti a tutti fino alla bandiera a scacchi. La vittoria più incredibile e memorabile degli anni 2000 la ottiene però un giovanissimo pilota tedesco, all’epoca temuto meno di oggi e capace di un’impresa unica: Sebastian Vettel. A Monza, nel 2008, l’allora pilota della Toro Rosso conquista una strepitosa pole position al sabato. Il giorno dopo, in gara, le cattive condizioni del tempo fanno presagire ad un crollo di Vettel. E invece, nonostante la pista bagnata, l’attuale pilota della Ferrari non sbaglia un colpo, conducendo tutta la gara da campione, senza commettere alcun errore. Ancora oggi la pole e la vittoria di Monza rappresentano il punto più alto mai raggiunto dal team di Faenza. L’anno successivo la Formula 1 verrà stravolta da drastici cambiamenti regolamentari, che colgono impreparati i grandi team. Chi interpreta meglio il nuovo format è un team erede della BAR, che si presenta al campionato quasi senza sponsor sulla livrea: la Brawn GP. I suoi due piloti, Barrichello e Button, si rivelano improvvisamente gli uomini da battere. In una stagione tra le più strane della storia della Formula 1, sarà l’inglese Jenson Button a laurearsi incredibilmente campione del mondo 2009 ad Interlagos.

    Dal 2010 ad oggi, nonostante i quattro mondiali consecutivi di Vettel in Red Bull e allo stra dominio delle Mercedes nell’era dell’ibrido, ci sono state comunque sorprese più o meno memorabili. Quel che è certo, è che il team protagonista di questi piccoli sogni è stato uno soltanto: la Williams. Se si guardasse il palmarès di questa squadra, l’ultima cosa che passerebbe per la testa sarebbe quella di indicare la Williams come un team piccolo, capace di realizzare un piccolo grande sogno. Eppure, dalla seconda metà degli anni 2000 fino al 2014, il team di Sir Frank ha vissuto il periodo più buio della sua storia in termini di risultati. Per questa ragione, quando nel 2010 si arriva alle qualifiche del Gran Premio del Brasile, fa ancora impressione ricordare l’incredibile pole position ottenuta da un pilota tedesco, all’epoca debuttante in Formula 1: Nico Hulkenberg. Due anni dopo invece, la Williams tornerà sul tetto del mondo per un solo week-end. Mentre Hulkenberg si afferma come pilota talentuoso che non trova spazio in un grande team, il Gran Premio di Spagna 2012 regala la gioia più grande per Pastor Maldonado. Il venezuelano, cogliendo in contropiede tutti i bookmakers, conquista la pole position a Barcellona. In gara, come fu per Vettel a Monza, nessuno avrebbe scommesso un centesimo su una possibile vittoria di Maldonado, il quale invece strappa un incredibile primo posto conducendo la gara dall’inizio alla fine, e difendendosi dai continui attacchi della Ferrari di Alonso. In quello stesso anno, pur non vincendo, un altro pilota sudamericano, Sergio Perez, conquista un clamoroso secondo posto a Monza al termine di una rimonta spettacolare con la sua Sauber.

    In una Formula 1 che continua a cambiare e a stravolgere le carte in tavola, il grande libro delle favole è ancora ricco di pagine vuote sulle quali verranno scritte altre imprese ed altre piccole grandi gioie.

    2016 F1
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    Alessandro Prada | Appassionato da una vita di sport e di F1 in particolare. Cresciuto tra le vittorie di Schumacher e la leggenda di Senna con la Ferrari sempre nel cuore.

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