
“Che gara!”, ho esclamato alla fine del GP di Spagna.
Il LVIII Gran Premio de España, disputatosi sul tracciato catalano di Montmeló, è entrato di diritto nella storia della Formula 1 e, più in generale, in quella dell’automobilismo sportivo. Gara vibrante dalla partenza alla bandiera a scacchi, mai banale, ricca di spunti di interesse. Da dove iniziare?
Anzitutto, onore al vincitore. E che vincitore. Quel Max Verstappen, figlio di Jos, destinato a vincere, forse anche “condannato” a vincere, secondo molti. Ormai il dado è tratto, caro Max. Il talento olandese, promosso in Red Bull ai danni del russo Daniil Kvyat (“retrocesso” in Toro Rosso), stupisce tutti per velocità e freddezza. 18 anni e dimostrarne almeno dieci in più. Del resto, è un pilota nato e programmato per vincere sin dalla fanciullezza, probabilmente sin troppo costruito a tavolino e reso prematuramente uomo, negli atteggiamenti, nella psicologia, nelle responsabilità. Helmut Marko segna un’altra vittoria strategica per il Red Bull Racing. Dopo Sebastian arriva Max. Il futuro è tuo, caro Max. In Red Bull, Ferrari o dove vorrai, sicuramente il trionfo spagnolo è solo l’inizio…
Verstappen vince ma…
Ah già, le Mercedes. Simili episodi disegnano sulle labbra un sorriso beffardo, persino negli uomini del Mercedes AMG Petronas F1 Team. Qualifiche dominate da Hamilton (in pole) e Rosberg, oltre 6 decimi rifilati a Ricciardo, oltre 1 secondo servito comodo, comodo a Verstappen, Raikkonen, Vettel. La tavola per una comoda doppietta era apparecchiata, lo spumante già in fresco. Salvo imprevisti…
E l’imprevisto arriva, tanto puntuale quanto improvviso. Hamilton tenta il sorpasso su Rosberg. Prima a sinistra, quindi a destra. Rosberg chiude la porta, scartando violentemente a destra. Hamilton mette le ruote sull’erba: è l’innesco del patatrac. La Mercedes F1 W07 del campione del mondo inglese schizza via senza controllo, colpisce la vettura gemella di Rosberg, entrambi terminano la corsa nella via di fuga. L’errore è stato di Rosberg, il quale non aveva settato correttamente il motore, rimasto ancora in modalità “giro di riscaldamento/giro di formazione”. Il pilota tedesco, dunque, si è ritrovato con minor potenza in un tratto di pista particolarmente veloce: da qui, la differenza di velocità (16 km/h) tra Hamilton e Rosberg. Una distrazione che, carta canta, ha contribuito ad innescare l’incidente tra i due piloti Mercedes. La difesa disperata di Rosberg dall’attacco di Hamilton è solo il velenoso epilogo. Un colpo di scena inatteso, non v’è dubbio. Ulteriore pepato condimento ad un rapporto, quello tra i due alfieri Mercedes, già teso e ai ferri corti.
Il ritiro delle due Mercedes ha spianato la strada al podio firmato Red Bull-Ferrari, verosimilmente, in condizioni “normali”, non in grado di contrastare le Mercedes stesse. Ma le corse sono anche questo: sopravvivenza, cogliere l’attimo. Mors tua, vita mea.
A distillare emozioni ci pensano Verstappen, Ricciardo, Raikkonen e Vettel. I testa a testa ravvicinati tra i quattro piloti hanno animato l’intero arco di gara, specie la seconda parte e sino alla bandiera a scacchi. Ormai la Red Bull è tornata e si candida a principale antagonista della Ferrari, nonché a ruolo principale di anti-Mercedes. Ora, infatti, il team anglo-austriaco può contare su due piloti all’altezza della situazione e di una battaglia tra titani: Ricciardo da una parte, Verstappen dall’altra. In più, la RB12 è in grande crescita tecnica: sempre eccezionale per quanto concerne telaio, ciclistica e aerodinamica, ora può far affidamento su una “power unit” Renault nettamente e vistosamente più completa e competitiva. E a Montecarlo…
Mercedes e Red Bull, dunque, vittoriose in questi primi cinque GP. All’appello manca la Ferrari, la quale pare vivere un frangente di involuzione. La Scuderia di Maranello, tra sfortune e la competitività della concorrenza, non riesce a trovare il guizzo vincente. Raikkonen, finalmente, sta mettendo pezze ovunque, racimolando podi ed issandosi al 2° posto in classifica generale (61 punti), a 39 lunghezze da Rosberg (100). Anche in Spagna, il finnico è stato autore di una bellissima gara, supportato da una scelta strategica azzeccata (la scelta delle gomme medie e due soli pit-stop). Al contrario, lo stesso non si può dire di Vettel, incappato in una strategia errata del muretto box (8 giri buttati al vento, dal 29° al 37°, percorsi con gomme soft usate prima di montare, finalmente, le medie al 37° passaggio) e alle prese con un nervosismo davvero eccessivo. Ci riferiamo al bellissimo duello all’arma bianca con Ricciardo. Anche in questo caso, Vettel si lamenta a torto della entrata (poi arginata con estrema bravura dal pilota della Ferrari) effettuata dal pilota australiano della Red Bull. Una “parata-risposta” schermistica che fa solo del bene alla Formula 1: è lamentarsi via radio, sempre e comunque, che non va bene…
E sul finire di gara, tanto per non farci mancare nulla, arriva inaspettata la foratura alla posteriore sinistra di Ricciardo, il quale chiuderà in quarta posizione. Ultimo colpo di scena in una gara che ricorderemo a lungo.
All’indomani del GP di Spagna, le Mercedes di Rosberg e Hamilton sono e rimangono le migliori vetture, le monoposto da battere. Fatto è che le gare, parimenti al motorismo nelle sue complesse e molteplici sfaccettature tecniche e sportive, non sono operazioni matematiche in cui due più due fa sempre quattro. I giochi, sulla carta, sono ancora aperti.
E noi, che ce frega, continuiamo a vederle delle belle…
Scritto da: Paolo Pellegrini