
Più passano le ore e più diminuiscono gli aggettivi a disposizione per poter descrivere una vera e propria impresa, realizzata da un pilota capace di stupire il mondo intero. Il Gran Premio di Spagna può averci già regalato l’emozione più forte di questo campionato 2016, e poco importa se siamo indirizzati soltanto al sesto appuntamento stagionale. Max Verstappen, che proprio ieri pomeriggio ha disputato la sua prima gara al volante della Red Bull (rimpiazzando, tra mille polemiche sulla gestione dei piloti da parte di Helmut Marko, Daniil Kvyat), si è aggiudicato la prima vittoria della sua carriera in Formula 1 al termine di una gara condotta, soprattutto nel finale, da vero e proprio campione esperto.
Quello che ha compiuto il figlio d’arte di Jos Verstappen, è però qualcosa che va al di là del semplice concetto di “prima vittoria” nella massima serie. Salendo sul gradino più alto del podio all’impressionante età di 18 anni, 7 mesi e 15 giorni, Max Verstappen è diventato il pilota più giovane ad aver vinto un gran premio di Formula 1, demolendo il record che apparteneva a Sebastian Vettel. Quest’ultimo, al volante di una Toro Rosso che fino a pochi giorni fa era occupata proprio da Verstappen, era riuscito a vincere all’età di 21 anni e 73 giorni.
Max però, oltre ad essere anche il primo pilota di nazionalità olandese ad aver vinto in Formula 1, ha fatto molto di più: arrivato in Red Bull proprio nell’ultimo fine settimana, il baby campione emergente ha saputo approfittare del suicidio del duo Mercedes alla partenza, sfruttando al meglio la strategia box e difendendosi come un veterano dai continui attacchi di Raikkonen per una serie infinita di giri, fino alla bandiera a scacchi.
Ed è proprio qui, al traguardo, che la figura di Verstappen è diventata ufficialmente quella di un pilota leggendario che, nonostante la tenera età, ha vinto grazie ad un talento naturale e ad una determinazione fuori dal comune.
Eppure, in passato, si era già capito che Max sarebbe stato un pilota destinato a “bruciare le tappe” alla svelta come nessun altro prima di lui (cosa che tra l’altro ha fatto nelle categorie minori). Nella scorsa stagione infatti, l’olandese ha esordito in Formula 1 a 17 anni, diventando il pilota più giovane di sempre a partecipare ad un gran premio. Oggi, a distanza di un anno, siamo tutti testimoni di un’impresa messa in atto da un ragazzino che, dietro ad un volto che più adolescente non si può, nasconde una grinta agonistica assolutamente atipica rispetto alla media.
Non appena ha avuto la possibilità, nel giro di un solo week-end, Verstappen si è preso la soddisfazione non solo di vincere un gran premio, ma di tenere continuamente testa ad avversari ben più titolati di lui, e senza la minima sbavatura, senza la paura (comprensibile) di crollare sotto il peso della pressione, dell’emozione e delle polemiche che lo hanno coinvolto indirettamente.
Niente di tutto questo. Oggi il mondo intero si è riunito per applaudire un esempio di determinazione, capace di strappare un sorriso sul volto di tante persone che, in un certo senso, avevano sperato subito in un exploit di Max già a partire dall’ultimo Gp. Questi tifosi, alcuni dei quali avevano criticato fortemente la retrocessione di Kvyat in Toro Rosso, sono stati pienamente accontentati. Ma davanti ad una prestazione così, c’è solo da levarsi il cappello ed applaudire, perché i sogni sono fatti per essere realizzati. Ed oggi, un giovane “olandese volante” classe 1997, è riuscito a far sognare proprio tutti, indipendentemente dai “colori” del tifo.
Oggi siamo stati spettatori di una magia unica nel suo genere. Domani, di questo passo, potremo essere testimoni di un talento che si consacra campione del mondo. E ora ci si può credere di più.