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Il XXXII Magyar Nagydij, corso sul tracciato dell’Hungaroring, ci ha consegnato una Formula 1 lamentosa e frignona. Dalla pole-position di Nico Rosberg contestata da molti piloti (da Hamilton a Vettel, passando per Raikkonen e Bottas) ai piagnistei di Esteban Gutierrez, evidentemente mortalmente ferito dal dito indice, manco fosse un poppante pannolino munito, rifilatogli da Hamilton.
Tutti piangono, tutti, in Formula 1, hanno frignato e frigneranno almeno una volta. A torto o a ragione. In Ungheria, il “frignometro” della Ferrari schizza a livelli vertiginosi. Lamenti misti a scuse, giustificazioni, giri di parole e capovolgimenti di fatti inscenati al solo scopo di mascherare una gara pur sempre deficitaria, una stagione che non è mai decollata, non decolla e probabilmente non decollerà mai.
Il GP di Ungheria vede le Ferrari condurre una gara onorevole ma, francamente parlandoci, nulla di entusiasmante: Vettel, partito col 5° tempo, acciuffa la quarta piazza; Raikkonen, partito 14° (la pioggia e le condizioni meteo instabili lo fanno arenare in Q2), risale sino alla sesta posizione. Posizioni, pertanto, che rappresentano il minimo sindacale per questa Ferrari.
Lo sventolio della bandiera a scacchi apre le danze. Giri di valzer, giri di scuse.
Sebastian Vettel parte forte. Il campione tedesco si dice soddisfatto del passo mostrato in gara, tuttavia afferma che con una qualifica migliore si sarebbe potuto puntare al podio. Ah, come dire: se mio nonno non era morto, era vivo. Anche Alonso, con una McLaren-Honda competitiva, potrebbe ancora vincere dieci gare. Anche gli asini, se avessero le ali, volerebbero. Con i se, tutto è possibile. Purtroppo, la verità è ben altra: la qualifica è stata quella che è stata, ossia il massimo per questa Ferrari. E a nulla servono i “se” , “se”, “se”. Poco meno di 1 secondo di distacco non lo si colma con un “se”…
Seb è in forma e rilancia. Non solo con qualifiche migliori (come?) avrebbe puntato al podio, ma afferma anche che in gara era più veloce delle Red Bull. Un paio di decimi, non sufficienti, secondo il tedesco, per superare Ricciardo. Sai com’è: l’Hungaroring è pista tortuosa, non è facile superare, ci sono i doppiati. “Se avessi potuto, avrei fatto di più, ma ci ho provato sino alla fine”. Che dichiarazioni sono? E dove sono questi due decimi di vantaggio rispetto alla Red Bull RB12 di Ricciardo? Analizziamo. Vettel monta l’ultimo treno di Soft al giro 41, Ricciardo al giro 33. Vettel, al 59° passaggio, fa segnare il suo giro più veloce in gara (4° assoluto): 1:24.383, alla media di 186,90 km/h. Ricciardo non va oltre un 1:24.608 (5° assoluto) alla media di 186,40 km/h. Pochi decimi di vantaggio, appunto, verosimilmente dettati (in larga parte) da una maggior freschezza degli pneumatici del ferrarista, montati 8 giri dopo rispetto all’australiano della Red Bull.
Anche Kimi Raikkonen è veloce. Suo il giro più veloce in gara: 1:23.086, alla media di 189,82 km/h. Tuttavia, fatto segnare, al giro 52, con gomme Supersoft montate al 50° passaggio (il finlandese è il solo tra i piloti di vertice a montare questa mescola), ancora in sostituzione di un primo treno di Supersoft, precedentemente montato al 29° giro. Le Mercedes F1 W07 di Rosberg e Hamilton patiscono un distacco rispettivamente di 5 e 7 decimi dal finnico ma con gomme Soft. Rosberg fa segnare un interessante 1:23.670 (media oraria di 188,49 km/h) al giro 60 (gomme Soft montate al giro 42), Hamilton non va oltre l’1:23.849 (media di 188,09 km/h), ma fatto segnare al 69° e penultimo giro di gara e con pneumatici Soft montati al 41° giro. Dati che testimoniano la forza tecnica delle Mercedes F1 W07. Eppure Vettel crede che il divario con le Mercedes non sia così grande…
La Ferrari sta patendo, e non poco, la rinascita della Red Bull, autrice di un 2015 assai negativo. Nel 2015, infatti, dopo 11 Gran Prix disputati, la Ferrari vanta un bottino di 242 punti e due GP vinti da Vettel (Malesia e Ungheria). La Red Bull è ferma a 108 punti. In questo 2016, la Ferrari è a quota 224 punti (solo 18 punti in meno, ma nessuna gara vinta), la Red Bull si attesta a ben 223 punti (ed una gara vinta, Verstappen in Spagna), ossia 115 punti in più rispetto ad un anno fa. Numeri che parlano chiaro e che fotografano un andamento netto, preciso: la Ferrari ferma al palo, anzi, in involuzione, una Red Bull in crescita esponenziale. La Mercedes fa storia a sé: 426 punti dopo 11 GP nel 2015, 378 in questo 2016. 48 punti in meno, conseguenza dello “zero” spagnolo e di qualche doppietta in meno. Numeri, invero, che non intaccano la supremazia tecnica della scuderia di Brackley.
La Ferrari sta attraversando un momento di stasi. Il positivo 2015, venuto all’indomani di un 2014 particolarmente incolore, non ha prodotto i frutti che tutti speravano. Con la SF16-H, lo staff tecnico del Cavallino non ha sinora portato a compimento quello scatto in avanti tanto atteso e più volte annunciato, magistralmente intrapreso e apparecchiato mediante la valente SF15-T del 2015. La Red Bull, al contrario, dopo un 2014 positivo ed un 2015 in pesante passivo, palesa tangibili e vistosi progressi. La RB12 può vantare doti telaistiche ed aerodinamiche non seconde a quelle della pur perfetta Mercedes F1 W07. Ad avere un motore Renault altrettanto brillante come la “power unit” Mercedes… La Mercedes, dal canto suo, primeggia pressoché incontrastata dal 2014. Non è facile destreggiarsi in una F1 dai regolamenti sin troppo ingessati e vincolanti. Fatto è che la Ferrari, quasi per recente tradizione, mal tollera i vistosi cambiamenti regolamentari: fu così nel 2009, la storia si ripete nel 2014, anno della introduzione dei nuovi motori Turbo e annessi moto-generatori elettrici. Risalire la china e sovvertire, in positivo, i valori è diventato sempre più arduo: facilissimo peggiorare (come sempre stato, del resto), sempre più difficile migliorare. Onore, pertanto, a chi riesce in questa “impresa”.
Ma l’Oscar per il miglior pianto di giornata spetta al duo Raikkonen-Arrivabene. Sotto esame, la manovra difensiva di Max Verstappen, pilota che sembra correre in Formula 1 da venti anni, tanto è smaliziato, esperto e “bastardo” (in senso positivo). Apriti cielo: polemiche, pianti, vittimismo all’ennesima potenza. No, ragazzi, risparmiateci tutto questo.
Vettel, però, palesa una linea differente rispetto al compagno di squadra e al Team Principal. E quasi si schiera in difesa del giovane pilota olandese. Verstappen, secondo Vettel, mostra una spiccata aggressività in pista, una indole che, sempre a parer del campione tedesco, dovrà placare in futuro (perché mai?). Al contempo, Vettel si schiera contro il rigido sistema sanzionatorio oggigiorno vigente in Formula 1, un sistema che rischia di spegnere sul nascere duelli ravvicinati, oltre a punire, appunto, contatti assolutamente nella norma. Insomma, ciò che vorremmo sempre ascoltare da un pilota. Eppure, il coro anti-Verstappen e il vittimismo serpeggiano pimpanti…
Signori, suvvia, non piangete per queste manovre, non cadete nel vittimismo più spicciolo, non sputate su duelli maschi e sfide ravvicinate – tanto ardentemente bramati quando assenti, quanto buonisticamente detestati quando presenti –, non imbastite stantii discorsi già sentiti che parlano di “piloti protetti”. Quella vista all’Hungaroring dovrebbe, deve costituire la normalità e la prassi regolamentare: nessuna sanzione, stop e pedalare. E va da sé che la irritante anormalità è veder sanzionati e moviolizzati episodi innocenti, semplici contatti di gara, staccate al limite finite male ma in buonafede, manovre difensive decise ma lecite. Una sovrabbondanza di investigazioni, sanzioni, punizioni dietro alla lavagna che non fa bene alla Formula 1. Vero, i commissari di gara debbono mantenere uniformità di giudizio, non v’è dubbio. E in questo senso la FIA ha ancora molto da lavorare e da istruire. Tuttavia, non si pianga quando gli stessi commissari di gara lasciano che il gioco sia maschio e finalmente degno di una gara di Formula 1.
Domenica si corre in Germania, in quel di Hockenheim. La Ferrari andrà alla caccia della prima vittoria in questo 2016. Ma serviranno grinta e dedizione (e fortuna…), non lamenti e vittimismo.
Scritto da: Paolo Pellegrini