
All’Hungaroring la Red Bull ha vinto il doppio confronto con la Ferrari: con Daniel Ricciardo che in classifica ha superato i due piloti del Cavallino. E la scuderia Austriaca si è avvicinata ad un solo punto nel classifica costruttori.
Già prima dell’inizio del week end magiaro lo si sapeva, che il tracciato dell’Hungaroring era favorevole alle Red Bull, nonostante i proclami ottimisti di tutto l’entourage in rosso. Ormai infatti il termine di paragone per la Ferrari non è più la Mercedes, definitivamente imprendibile ma la scuderia di Milton Keynes, cha già da diversi Gran Premi sta insidiando il ruolo di seconda forza nel mondiale alla scuderia di Maranello.
Un circuito, quello ungherese che, per le sue caratteristiche, premia le vetture con un’ottima aerodinamica e un’efficace trazione al posteriore. Qualità che la Red Bull ha sempre annoverato nel suo DNA.
La Ferrari dal canto suo, è riuscita a limitare i danni, con Sebastian Vettel appena sotto il podio e Kimi Raikkonen, autore di una grande gara, che è giunto sesto sotto la bandiera a scacchi.
Con questa classifica finale di gara però la scuderia fondata da Mateschitz Dietrich, ha ufficialmente lanciato la sfida a Maranello. Daniel Ricciardo è infatti riuscito a strappare il terzo posto a Raikkonen nel mondiale piloti: con Vettel scivolato in quinta posizione, marcato stretto dal Max Verstappen, a soli 10 punti.
E manca un solo punto alla Red Bull per agguantare il secondo posto in classifica costruttori. Sorpasso che potrebbe già avvenire tra 6 giorni in Germania, rovinando le ferie estive di molti dei protagonisti del team di Maranello.
E il rimpianto aumenta se pensiamo al Gran Premio del 2015 sullo stesso circuito: con la Ferrari che portò a casa la seconda vittoria stagionale grazie ad un esaltante Seb, che conquistò il gradino più alto del podio dopo una fantastica partenza dalla terza casella. E Raikkonen che fu a lungo in lizza per completare la doppietta, prima del guaio al motore che lo costrinse al ritiro.
Ma soprattutto il Cavallino non era poi così distante dalla Mercedes.
Dodici mesi dopo, ahinoi, la realtà è ben diversa: zero vittorie, distacchi abissali dalle frecce d’argento, problemi di affidabilità e soprattutto un ruolo di spettatori nel duello mondiale tra Nico Rosberg e Lewis Hamilton.
Ma analizziamo la gara dei due alfieri della Ferrari.
Vettel, scattato subito dietro alle due Red Bull, ha mantenuto al via la quinta posizione. In occasione del primo pit-stop, il tedesco è riuscito a rientrare in pista davanti a Max Verstappen. Obiettivo a quel punto è diventato il gradino più basso del podio, strappandolo a Daniel Ricciardo. Svanito quando l’italo-australiano ha anticipato il secondo pit-stop al 34° giro, riuscendo a tenersi dietro l’ex compagno di squadra.
A nulla è valsa la rimonta di Vettel, che negli ultimi giri di gara ha marcato stretto Ricciardo senza peraltro riuscire a compiere il sorpasso.
Gara grintosa quella di Kimi Raikkonen. Il finlandese finalmente ha mostrato di essere ancora un pilota competitivo e di meritare la conferma in Ferrari, con una gara tutta all’attacco.
Sesta posizione finale frutto di una rimonta avvincente.
Partito quattordicesimo per colpa di un errore del team nelle qualifiche, Raikkonen è risalito di alcune posizioni già nei primi giri, portandosi alle spalle di Romajn Grosjean.
Kimi ha gestito ottimamente gli pneumatici soft, riuscendo a compiere ben ventinove giri.
In occasione dell’ultima sosta ai box il finlandese si è trovato di nuovo, per la terza volta nella stagione, dietro a Max Verstappen. Anche in questo Gran Premio “l’olandesino volante” si è dimostrato la sua bestia nera. Ma questa volta Kimi ci ha messo ci ha messo grinta e determinazione.
Il finlandese era più veloce sul giro, ma il baby prodigio ha respinto i tentativi di sorpasso in tutti i modi, ai limiti (e forse anche oltre) della legalità.
Raikkonen le ha provate veramente tutte e a 5 giri dalla fine ha lasciato sulla pista una parte dell’ala anteriore della sua Ferrari in un contatto con il posteriore della Red Bull .
Nessuna investigazione da parte della commissione di gara e nessuna penalità: ciò ha lasciato perplessi, per non dire di peggio, tutti gli uomini in rosso, e in particolare Maurizio Arrivabene, che si sarebbe aspettato una lezioncina all’arrembante giovanotto.
Il quinto posto era alla portata di Raikkonen. In questo caso le carenze sono state tutte nella macchina che, anche con 13 km/h in più di velocità, non gli ha permesso di compiere il sorpasso alla fine del rettilineo di arrivo, l’unico posto forse in cui è possibile sorpassare.
Nelle interviste del dopo gara è emersa la consapevolezze che la Ferrari ne aveva di più della Red Bull.
Vettel si è detto sicuro che il podio sarebbe arrivato senza problemi: “Oggi speravo di fare di più. Sono partito bene, forse anche troppo, perchè la distanza fino alla prima curva è molto lunga, quindi sono dovuto uscire dalla scia un pò troppo presto. E’ un peccato, perchè da lì in avanti sono rimasto bloccato in quinta posizione. A quel punto sapevo che tutto sarebbe dipeso dalla strategia e dalle soste e infatti abbiamo passato Verstappen anticipando il cambio gomme. A fine gara eravamo più forti, direi un paio di decimi al giro, ma sfortunatamente non abbastanza per sorpassare. Se avessi potuto avrei fatto di più, ma ci ho provato fino alla fine. Avevamo una buona strategia, sul finale il ritmo era migliorato, ma purtroppo questa è una delle piste peggiori per superare. Con una posizione migliore in qualifica penso che saremmo saliti sul podio senza problemi. Non siamo contenti di finire quarti, perché corriamo per vincere, dobbiamo ancora migliorare in diversi punti, anche se penso che la differenza con Mercedes non sia così grande. Sembra che loro gestissero meglio le gomme e questo vantaggio, nell’arco di molti giri, si traduce in un certo divario.”
Anche con le parole Kimi ha mostrato la stessa grinta messa al volante: “Avevo una buona macchina oggi, eravamo veloci, ma ovviamente questo non è il posto più facile per fare dei sorpassi. Purtroppo dopo la qualifica prendevamo il via da una posizione che non ci ha permesso di ottenere il risultato che meritavamo e questa è la cosa che più mi dispiace”.
Riguardo all’ennesima sfida con Max Verstappen:” Penso che il suo comportamento sia stato discutibile. La prima volta si è spostato verso destra, io sono andato a sinistra e lui ha fatto lo stesso, così ho cercato di schivarlo per non sbattere contro di lui e nel contatto ho danneggiato l’ala anteriore, il che non ha facilitato i successivi tentativi di attacco. Ogni volta che battezzavo una traiettoria, lui dopo si muoveva nella stessa direzione e non sapevo più dove andare. Non sta a me decidere se il suo comportamento sia stato corretto o meno, ma ho visto gente penalizzata per molto meno. Oggi abbiamo dato il massimo, mi spiace solo non aver passato Verstappen perchè poi avrei raggiunto il gruppo di testa”.
Il Team Manager Maurizio Arrivabene si è detto orgoglioso di tutti, nonostante un risultato al di sotto delle aspettative: “Oggi abbiamo assistito ad una bella reazione da parte dell’intera squadra. Una volta di più abbiamo dimostrato di non arrenderci mai. I nostri piloti hanno corso in maniera egregia, dando veramente il massimo. Se Seb avesse potuto sfruttare una migliore posizione di partenza, il risultato finale sarebbe stato sicuramente diverso. Quanto a Kimi, ha dimostrato di meritarsi in pieno il rinnovo del contratto. Detto ciò, se non raggiungi il podio non puoi essere soddisfatto, e infatti non lo siamo, ma questo non significa che non siamo pronti a lottare fino alla fine”.
Prossimo appuntamento, prima della pausa estiva, tra sei giorni in Germania, sul rinnovato tracciato di Hockenheim. La gara di casa della Mercedes e di Nico Rosberg. La Ferrari proverà a dire la sua per dimostrare che non ha la testa già al 2017 e per ridimensionare le mire espansionistiche della Red Bull.
Il secondo posto nel mondiale a questo punto del mondiale è l’obiettivo minimo: in caso non si riuscisse a raggiungerlo, la stagione assumerebbe i colori di un fallimento e porterebbe all’ennesima rivoluzione “marchionniana”, peraltro già minacciata e, forse, iniziata.