
Il Gran Premio d’Ungheria e quello di Germania hanno portato alla luce i diversi problemi della Ferrari, sottolineato la forza acquistata da parte della Red Bull che, grazie ai diversi sviluppi della monoposto, sembra esser diventata la seconda forza in ottica mondiale: “La Red Bull è andata sicuramente avanti mentre noi, non capendo la natura del problema, da Barcellona in poi in alcune aree ci siamo fermati.”
La SF16-H presenta problemi di diversa natura, che riguardano sia l’aerodinamica che la meccanica della vettura, ma la scuderia del cavallino rampante non intende mollare e continuerà a lavorare per poter ottenere risultati positivi già da questa stagione: “Il grip dipende sia dall’aerodinamica che dalla meccanica della vettura. Noi abbiamo problemi sotto entrambi gli aspetti, ma quello che vogliamo è sviluppare la macchina per ottenere dei risultati già in questa stagione. Ovviamente tutto quello che faremo potrà anche essere utile per il prossimo anno, ma sarà un lavoro assolutamente focalizzato sul 2016.”
Per quanto la situazione che si è ricreata durante questa stagione sia delicata, è impossibile non pensare alla prossima stagione ed alla sostituzione di James Allison e, di conseguenza, all’arrivo di Mattia Binotto.
Ciò che realmente cambierà, in vista della stagione 2017, sarà l’approccio lavorativo: la vettura non sarà di un solo progettista, ma sarà sviluppata grazie al lavoro di tanti ingegneri, con lo scopo di raggiungere insieme un unico obiettivo: “La macchina 2017 non sarà di Binotto, cambierà semplicemente l’approccio”- ha spiegato Arrivabene- “ Lavoreremo in gruppo, facendo lavorare tra loro tutti i settori. La differenza sarà che la vettura non sarà di un progettista nello specifico, ma sarà sviluppata facendo collaborare tutti i vari gruppi di tecnici. Quando c’è un progettista è lui che ha l’idea mentre gli altri ingegneri la eseguono sulla base delle sue indicazioni. Da noi, invece, non ci sarà un capo, ma verrà fissato un obiettivo da raggiungere, con i componimenti del gruppo costretti a parlarsi per raggiungerlo. In questo modo tireremo su anche quelle che possiamo chiamare “seconde linee”, dando voce a chi fino ad oggi è stato abituato solo ad eseguire e, quindi, a non pensare.”
Il lavoro, quindi, verrà suddiviso in modo diverso rispetto a come viene svolto ora: un lavoro di gruppo farà emergere il talento di coloro che già lavorano per la scuderia del cavallino rampante ed in questo modo verrà meno la necessità di ricercare nuovi talenti dall’esterno. Coloro che fino ad ora hanno semplicemente eseguito gli ordini che venivano imposti dall’alto, ora potranno far emergere le loro idee e le loro doti: “I talenti ci sono, ma non vengono fuori se sono costretti a un lavoro di mera esecuzione delle idee del capo progettista. Non serve, quindi, andare a prendere gente dall’esterno, perché è un approccio necessario solo quando hai intenzione di ingaggiare un mega talento strappandolo alla concorrenza. Nel nostro caso, invece, avremo Mattia Binotto come manager-coordinatore, fisseremo insieme a lui gli obiettivi e a quel punto tutto il gruppo lavorerà unito per raggiungerli.”