
Indubbiamente l’incidente alla prima curva del Gran Premio del Belgio ha portato con sé un grosso polverone e una scia di polemiche di cui, sicuramente, sentiremo parlare anche durante questo fine settimana a Monza.
Ne abbiamo lette tante in questi giorni: è colpa di Vettel, è colpa di Raikkonen, è colpa di Verstappen. Si è scatenata una vera guerra mediatica per “acciuffare” il colpevole del misfatto, che sia tra i giornalisti o tra i personaggi del paddock. In Mercede, ad esempio, ci sono andati giù pesanti con Verstappen, con Toto Wolff che lo ha definito “pericoloso” e con Niki Lauda che senza mezzi termini gli ha detto di essere “da psichiatria”.
Ciò che noi ci sentiamo di dire è che tutti hanno una colpa e tutti hanno le proprie ragioni. O meglio, tutti hanno una colpa, tranne Kimi Raikkonen, quello che dei tre non poteva far nulla e che si è trovato in mezzo.
LE COLPE DI VETTEL
Non si può dire che Sebastian Vettel non abbia colpe nell’incidente al via perché l’ha innescato lui stesso chiudendo la traiettoria a Kimi Raikkonen. Chiariamoci, ciò che ha fatto non era una manovra “assassina” e, probabilmente, il contatto con Raikkonen lo avrebbe anche evitato se non ci fosse stato Verstappen all’interno a togliere spazio allo stesso finlandese. Non a caso, infatti, tra Kimi e il muro c’era tutta la macchina del pilota della Red Bull, quindi è facile ipotizzare che se lo stesso olandese non ci fosse stato, Raikkonen avrebbe avuto certamente più spazio per evitare il contatto. Ciò che comunque, in fin dei conti, è sbagliato da parte di Sebastian è che nel momento in cui vedeva che Raikkonen non stringeva, il tedesco avrebbe dovuto lasciare quel metro in più per evitare il contatto, soprattutto se vicino a te hai il tuo compagno di squadra. Certamente Vettel non poteva sapere che all’interno ci sarebbe stato Verstappen ma, comunque, quel metro in più poteva e doveva lasciarlo.
LE COLPE DI VERSTAPPEN
Beh, difficile dire che l’olandese se la possa cavare con una ramanzina ed uno scappellotto sulla testa, anzi, forse sarebbe anche l’ora di iniziare a prendere dei provvedimenti, non tanto per penalizzarlo, ma per fargli arrivare il messaggio che il gioco è uguale (o dovrebbe essere) per tutti, che ti chiami Raikkonen, Vettel, Hamilton, Alonso o Verstappen. Per quanto riguarda l’incidente è impossibile dire che non abbia le sue colpe. Il varco in cui ha tentato di buttarsi era uno di quelli in cui non ci si passa e questo anche lui lo sa bene, oltretutto bisogna dire anche un’altra cosa: per fare quella curva, Max è passato con tutte e quattro le ruote sul cordolo, oltre la linea bianca e ciò la dice lunga su quanto fosse (im)possibile farla in quel modo. In aggiunta c’è da sottolineare come anche se non ci fosse stato Vettel, Verstappen avrebbe centrato lo stesso Raikkonen, a meno che il finlandese non decidesse di tirare dritto per le vie di fuga belga e non fare la curva. Insomma, il pilota della Red Bull ha provato a fare qualcosa di azzardato, fin troppo, sperando nella bontà degli altri.
LE COLPE DI RAIKKKONEN
Beh, essenzialmente nessuna, si è trovato in mezzo e molto non poteva fare. Ciò che lascia perplessi, più che altro, è leggere di “persone del settore” criticare Raikkonen perché doveva chiudere la porta in quanto si doveva aspettare che Verstappen avrebbe provato ad attaccare in curva 1, conscio dell’aggressività dell’olandese, cosa che lascia molto a desiderare. Essenzialmente secondo questi opinionisti, Raikkonen doveva aspettarsi che Verstappen avrebbe provato a fare una mossa che sicuramente non sarebbe andata a buon fine.
Insomma, la colpa è da dividersi tra Vettel e Verstappen, perché in fondo ognuno dei due ha il suo briciolo di responsabilità. Sta a voi, poi, decidere le percentuali.