
Il prossimo 23 ottobre, il tracciato texano di Austin ospiterà il XLI United States Grand Prix. È questa, dal 2012, la nuova e stabile sede del GP degli Stati Uniti. Una storia lunga, gloriosa e complessa, quella della Formula 1 in terra americana. La prima edizione ufficiale GP degli Stati Uniti, all’interno del calendario di Formula 1, reca la data del 12 dicembre 1959. Il circuito è quello di Sebring, in Florida, noto soprattutto per la celeberrima 12 Ore. Dal 1950 al 1960, tuttavia, il calendario di Formula 1 contempla anche la altrettanto mitica 500 Miglia di Indianapolis, corsa che, ad onor del vero, farà sempre storia e sé e mai conoscerà una compiuta integrazione tra Formula 1 (e il suo Campionato del Mondo Piloti) e l’evento squisitamente americano dapprima sotto egida AAA (American Automobile Association), poi USAC (United States Auto Club).
Dopo Sebring, ecco arrivare, in qualità di sede del GP degli Stati Uniti di F1, Riverside (1960, circuito non più esistente), Watkins Glen (1961-1975), Dallas (1984), Detroit (1985-1988), Phoenix (1989-1991), Indianapolis (2000-2007; parte dello speedway e infield ricavato all’interno).
Nel 1976, il GP degli Stati Uniti si sdoppia: Est e Ovest. A partire dal 1976 e sino al 1984, il GP degli Stati Uniti Est si disputa dapprima a Watkins Glen (1976-1980, valevoli come GP degli Stati Uniti), quindi a Detroit (1982-1984). Il GP degli Stati Uniti Ovest (1976-1983), al contempo, ha quale palcoscenico irremovibile il tracciato di Long Beach. Nel 1981 si svolge il solo GP USA Ovest e nel 1984 il solo GP USA Est.
Long Beach (California) è il primo tracciato cittadino a stelle e strisce calcato dalle vetture di Formula 1: è il 28 marzo 1976 e si disputa il II Grand Prix of Long Beach. Clay Regazzoni su Ferrari 312T2 precede al traguardo l’altra Rossa di Niki Lauda e la Tyrrell P34-Cosworth di Patrick Depailler. Il 3 aprile 1977, è Mario Andretti (Lotus 78-Cosworth) ad aggiudicarsi il GP. Nel 1978, l’affascinate tracciato subisce la prima modifica sostanziale. Il traguardo è spostato da Ocean Boulevard a Shoreline Drive. Il riuscito disegno del circuito e la sua lunghezza, tuttavia, rimangono invariati: 3,251 km. Si susseguono importanti vincitori: Carlos Reutemann (2 aprile 1978, Ferrari 312T3), Gilles Villeneuve (8 aprile 1979, Ferrari 312T4), Nelson Piquet (30 marzo 1980, Brabham BT49-Cosworth), Alan Jones (15 marzo 1981, Williams FW07C-Cosworth). Il GP del 1980 è caratterizzato dal grave incidente che costringerà Clay Regazzoni alla sedia a rotelle. Per l’edizione del 1982, il tracciato viene rivisto e allungato sino a 3,428 km. Spariscono il Queen’s Hairpin e il Pine Avenue, per far posto al nuovo tratto che conduce alle Michelob. Variato anche il passaggio alle Esse e alla Left Indy. Viene introdotta una nuova chicane a precedere il traguardo, successiva al tornante Le Gazomet. Il 4 aprile 1982 è Niki Lauda (McLaren Mp4/1B-Cosworth) a vincere sul rinnovato tracciato californiano. Ma il disegno del 1982 è destinato a breve vita. Per il 1983, infatti, il tracciato viene totalmente stravolto. Lo storico rettilineo su Ocean Boulevard scompare (subentrano i tratti dello Hyatt Garage e Seaside Way). La lunghezza scende a 3,275 km, il circuito risulta più lento e tortuoso. Il 27 marzo 1983, John Watson vince su McLaren Mp4/1C-Cosworth.
Nel 1982, frattanto, un nuovo circuito cittadino va ad animare le cronache della Formula 1. Detroit, la sede è quella del GP USA Est. John Watson (McLaren Mp4/1B-Cosworth) si aggiudica la corsa. È il 6 giugno 1982. I 4,012 km del tracciato del Michigan sono impegnativi, sebbene non particolarmente amati dai piloti. Auto e piloti sono messi a dura prova: curve a 90°, rettilinei, brusche frenate, asfalto sconnesso (anche in pessimo stato, come nell’edizione del 1988), muri a portata di ruota. Per l’edizione USA Est 1983, il tracciato subisce una lieve modifica. Viene soppressa la chicane posta tra Woodbridge e Congress. La lunghezza del circuito passa a 4,023 km. Michele Alboreto vince nel 1983 (5 giugno, Tyrrell 011-Cosworth), Piquet nel 1984 (24 giugno, Brabham BT53-BMW), Keke Rosberg fa suo, su Williams FW10-Honda il GP degli USA (IV Detroit Grand Prix) qui svoltosi il 23 giugno 1985. Dal 1986 al 1988, Ayrton Senna domina il difficile tracciato americano andando a vincere le ultime tre edizioni, rispettivamente su Lotus 98T-Renault, Lotus 99T-Honda e McLaren Mp4/4-Honda.
L’8 luglio 1984, intanto, si disputa il I Grand Prix of Dallas, valevole come GP degli Stati Uniti. Il caldo asfissiante (40°C) del Fair Park di Dallas (lunghezza tracciato pari a 3,901 km), imprevisti e carenze organizzativi (asfalto che si sgretola, su tutti) rendono l’evento texano un vero e proprio calvario. Alla fine, tra svenimenti e incidenti, la spunta Rosberg su Williams FW09-Honda. Solo il finlandese e Arnoux (Ferrari 126C4, 2° al traguardo) termineranno a pieni giri. La F1 non tornerà mai più a Dallas.
4 giugno 1989, va inscena il XXVI United States Grand Prix. Teatro del GP il tracciato cittadino di Phoenix, Arizona. Un circuito dal disegno che definire geometrico e squadrato appare riduttivo: curve di 90°, due rettilinei principali che si sviluppano lungo Jefferson Street (dove è situato il traguardo) e Washington Street. Il tracciato tocca anche Madison Street, 5th Street, Monroe Street, 3rd Street e Avenue, Adams Street, 5th Avenue. I 3,798 km non offrono molti spunti interessanti in quanto a stile e tratti caratteristici, tuttavia le gare sono vive e la lotta in pista accesa. Alain Prost vince la corsa su McLaren Mp4/5-Honda. Nel 1990, il XXVII United States Grand Prix apre la stagione di Formula 1. È l’11 marzo 1990. Il duello tra Jean Alesi (Tyrrell 018-Cosworth) e Senna (McLaren Mp4/5B-Honda) passerà alla storia. Vince Senna, proprio davanti all’arrembante francese. Nel 1991, il circuito subisce importanti modifiche. Scompare la consistente porzione che abbracciava 5th Street-Monroe Street-3rd Street. Anche il tratto iniziale viene totalmente rivisitato. Dopo il via, il circuito si snoda tra 1st Street-Jackson Street-Madison Street, quindi, un nuovo tratto decisamente più veloce e fluido conduce nuovamente al rettilineo di Washington Street (che risulta, però, accorciato di… un isolato). Il 10 marzo 1991, giorno del XXVIII United States Grand Prix, è ancora Senna a vincere (McLaren Mp4/6-Honda). Il GP di Phoenix 1991 sarà l’ultimo GP di F1 corso in terra statunitense prima del ritorno datato 24 settembre 2000, giorno del XXIX United States Grand Prix in quel di Indianapolis.
Long Beach, Detroit, Dallas, Phoenix. Circuiti, appunto: più o meno riusciti, ma pur sempre circuiti. Ma definire “circuito” il Caesars Palace di Las Vegas è una sfida mentale contro ogni legge della natura. Probabilmente uno dei tracciati più brutti e insignificanti che la mente umana abbia mai concepito. Siamo a Las Vegas, Stato del Nevada, la città della perdizione e del gioco d’azzardo per eccellenza. Qui, tutto è possibile. Anche ricavare un “circuito-kartodromo” di 3,650 km all’interno del parcheggio del celebre hotel-casinò Caesars Palace. E organizzare un GP di Formula 1. Il circuito conta 14 curve, molte delle quali assai simili e pressoché speculari. Il circuito è, senza mezzi termini, una autentica oscenità di arte contemporanea, tuttavia la forza contrattuale ed economica degli USA, negli Anni ’80, è dominante e vincente. E Las Vegas sia.
Il 17 ottobre 1981, va in scena il I Caesar’s Palace Grand Prix, GP conclusivo della stagione. Reutemann, Piquet e Lafitte si contendono il Mondiale Piloti. Il crollo di Reutemann (Williams FW07C-Cosworth) e il 5° posto acciuffato da Piquet (Brabahm BT49C-Cosworth) fanno sì che l’iride vada nelle mani del brasiliano: 50 punti Piquet, 49 Reutemann. La gara è vinta dall’altro alfiere Williams, Alan Jones.
Il 25 settembre 1982, si disputa il II Caesar’s Palace Grand Prix, corsa che chiude la stagione di F1. Michele Alboreto, evidentemente a proprio agio in terra nordamericana, conquista la vittoria: il milanese, al volante della Tyrrell 011-Cosworth, precede John Watson (McLaren Mp4/1B-Cosworth) e Eddie Cheever (Ligier JS19-Matra). Seconda ed ultima edizione del GP di Formula 1 in quel di Las Vegas.
Le cronache sportive datate 1983, infine, raccontano di un possibile GP a New York. Anzi, c’era già la data: 24 settembre. Il tracciato avrebbe dovuto svilupparsi nella zona di Flushing Meadows. La commissione dei Parchi di New York avallava con schiacciante maggioranza l’iniziativa: il solo contrario al GP, il tesoriere del Municipio di N.Y., sosteneva che il GP avrebbe arrecato danni al Parco stesso. Un GP, quello di New York, che ancora aleggia ricorrente nelle cronache della Formula 1. Annunciato per il 2012, poi per il 2013 e 2014. Ma ancora nulla.
In attesa di New York, un giro al Caesars Palace?
Scritto da: Paolo Pellegrini