
Il campionato di Formula 1 2017 non è ancora iniziato, ed attualmente vi sono ancora team in cerca di piloti da ingaggiare per la stagione che verrà. Tra questi c’è la Williams, la quale dovrebbe affidarsi all’esperienza di Felipe Massa per affiancare il giovane Lance Stroll e, soprattutto, per sostituire il finlandese Valtteri Bottas, molto vicino alla Mercedes.
La parte curiosa di tutta questa storia è da scovare nel nome di Massa. Se il valzer dei piloti dovesse allinearsi, confermando di fatto una notizia ancora priva di ufficialità, il brasiliano sarebbe il clamoroso protagonista di un dietrofront senza precedenti.
Massa infatti, dopo aver salutato con lacrime e commozione e il suo addio alla Formula 1 al termine del 2016, potrebbe dunque tornare sui suoi passi e rientrare in Williams già ad inizio stagione. Anche se il suo ritiro si era concretizzato dopo l’ultimo appuntamento di Abu Dhabi, di fatto Massa potrà rientrare nel grande circus senza aver mai saltato una gara.
L’opzione del brasiliano di nuovo con il team inglese ha diviso l’opinione pubblica tra chi lo accusa di aver preso la decisione sbagliata, e chi lo difende, ritenendolo quasi “costretto” a ritornare sui suoi passi per mancanza di alternative in Williams.
Quel che è certo è che la particolare situazione di Massa non è la prima che si verifica in Formula 1. In passato, anche in anni più recenti, ci sono stati diversi casi di campioni F1 che per necessità, o per semplice voglia di tornare a correre, sono ritornati sulle proprie decisioni.
L’elemento che accomuna questi illustri signori del volante è quello di aver vinto almeno un titolo mondiale nelle rispettive carriere (con l’eccezione di Massa). Quelle che seguiranno sono le storie di piloti, cinque per l’esattezza, che non hanno resistito alla tentazione del rientro in Formula 1, pur avendo già appeso il casco al chiodio.
Niki Lauda: un campione senza fine
Siamo nel 1979. Alla vigilia del Gran Premio del Canada, penultimo appuntamento della stagione, il mondo della Formula 1 è scosso da un’improvvisa quanto inattesa notizia. L’austriaco Niki Lauda, due volte campione del mondo con la Ferrari a metà degli anni ’70, decide di dire “basta” alla Formula 1. La presa di posizione è talmente netta che Lauda non prende parte nemmeno ai due gran premi rimasti in calendario, in Canada appunto e negli Stati Uniti. Dopo l’esperienza in Ferrari, Lauda passò alla Brabham-Alfa Romeo nel 1978 (anno in cui vinse due gare, ed una di queste grazie ad un enorme ventilatore posizionato nella parte posteriore della sua monoposto), nel tentativo di rimanere ad alti livelli con una vettura meno competitiva. Il primo anno fu convincente, ma il 1979 si rivelò un vero e proprio disastro, complice una scarsa affidabilità del mezzo. A causa dei continui ritiri, l’austriaco si rese conto di non avere più stimoli in Formula 1, ritirandosi alla vigilia degli anni ’80.
Avendo abbandonato ogni tipo di competizione, dedicherà quasi due anni interi alla sua compagnia aerea, la “Lauda Air”. A settembre del 1981 però, l’austriaco decise di tornare sui suoi passi, annunciando il rientro in Formula 1 per la stagione 1982. Qualche mese più tardi di scoprirà che il ritorno in pista avverrà al volante della competitiva McLaren.
Nonostante il parere contrario dell’opinione pubblica, che lo aveva etichettato come “finito” ancor prima dell’inizio del campionato, Lauda stupisce tutti, quasi come se i due anni di stop non ci fossero mai stati. Chiuderà il 1982 al quinto posto in classifica, risultato arricchito da ben due vittorie.
Ma Niki Lauda, famosissimo per il suo coraggio e per l’impostazione mentale da calcolatore, non aveva ancora finito di stupire: dopo un 1983 piuttosto deludente, nel 1984 la sua McLaren vola. Il campionato lo vede protagonista di una battaglia senza esclusione di colpi con Alain Prost, suo compagno di squadra. La lotta fu molto serrata, e la dimostrazione di quella rivalità è visibile ancora oggi. Nell’albo d’oro della Formula 1 Lauda risulta infatti campione del mondo 1984, ma con 0,5 punti di vantaggio in classifica proprio su Prost. A causa della sospensione del Gran Premio di Monaco per pioggia, il punteggio venne dimezzato come da regolamento. Senza quella bandiera rossa, forse quel campionato avrebbe avuto un epilogo diverso, ma resta il fatto che la distanza in classifica tra Lauda e Prost costituisce ancora oggi un record: quello del distacco più piccolo tra il campione del mondo ed il 2° classificato.
Lauda resterà in McLaren da campione del mondo anche per il 1985, anno in cui si porta a casa il Gran Premio d’Olanda e chiude definitivamente i conti con la Formula 1. Un rientro trionfale.
Alain Prost: più che un ritiro, un anno sabbatico
La McLaren dei primi anni ’80 poteva vantare una coppia di piloti super come Niki Lauda ed il francese Alain Prost. Questi due compagni di squadra hanno in comune un aspetto nelle loro carriere: quello di esser rientrati in Formula 1 dopo uno stop.
Ma mentre per Lauda si trattò di un vero e proprio ritorno dopo un ritiro annunciato, per Prost fu leggermente diverso.
Nel 1991 il “Professore” si trova seduto sul sedile della Ferrari. La crescente rivalità e l’insopportabile convivenza con Ayrton Senna in McLaren a fine anni ’80, aveva spinto il francese a cambiare aria, scegliendo Maranello nel 1990. Proprio in quella stagione, il tentativo di battere il nemico brasiliano andò quasi a buon fine, con il quarto titolo mondiale per Prost che non arrivò a causa di un discusso contatto tra i due a Suzuka.
Determinato a vendicarsi, il francese concentrò tutte le sue energie per batterlo nel 1991. Sfortunatamente per lui, la monoposto di Maranello non si rivelò all’altezza come nel 1990. Nonostante qualche podio, Prost è spesso vittima di ritiri, e la rabbia personale esplode al termine del penultimo appuntamento in Giappone. Dopo l’ennesima prestazione da dimenticare, il “Professore” definisce la sua Ferrari, senza troppi giri di parole, un “camion”. I vertici di Maranello, offesi per la dichiarazione, licenziano in tronco Prost, il quale non prende parte all’ultima gara della stagione.
Rimasto senza un team per il 1992, Prost fu tentato dall’opzione della Ligier, ma la trattativa non arrivò mai ad una svolta. In compenso, il francese si trova quasi obbligato ad annunciare un anno sabbatico proprio per il 1992.
La stagione di stop serve al francese per rimanere comunque a stretto contatto con il circus, anche se dietro le quinte. Così facendo, Alain firma in anticipo un contratto con la Williams per il 1993, facendosi includere una clausola che gli avrebbe assicurato l’assenza di Ayrton Senna come compagno di squadra.
Con questa mossa a sorpresa, il francese sigla quindi un accordo con il miglior team del momento. Il rientro nel 1993 è infatti magistrale. Prost non ha rivali, e vince a mani basse il titolo mondiale, il quarto per lui (unico francese ad aver vinto almeno un campionato piloti). Nonostante il grande rientro, a fine stagione il “Professore” dice “adieu” alla Formula 1, lasciando la sua cattedra. Stavolta definitivamente.
Nigel Mansell: il risveglio del Leone
Un altro compagno di squadra di Alain Prost fu colpito dalla sindrome del “rientro in Formula 1”: oltre a Lauda, anche Nigel Mansell fu protagonista di un rapido ritorno in Formula 1. Le circostanze che dettarono il dietrofront del “Leone d’Inghilterra” furono però completamente diverse da quelle degli altri due illustri campioni F1.
Dopo una stagione da protagonista con la Williams nel 1992, culminata con la vittoria del mondiale, Mansell decise di ritirarsi dalla Formula 1 da campione del mondo in carica. Il richiamo delle piste fu talmente forte che l’inglese provò a cimentarsi in un’altra realtà: quella della Formula Indy. Nel 1993, quindi, Mansell sbarca in America, immergendosi in una nuova esperienza. Contro ogni previsione, l’inglese si laurea campione della categoria proprio nella stagione d’esordio, ricevendo subito il premio di “Rookie of the year”, vale a dire il miglior debuttante del 1993.
Spinto da questo nuovo stimolo, Mansell tenta di difendere il titolo anche per i 1994, ma il destino ha in serbo un progetto diverso.
Mentre l’inglese si adatta sempre più alla realtà americana, in Formula 1 il mondo piange la morte di Ayrton Senna, scomparso tragicamente ad Imola in seguito ad un incidente con la sua Williams.
Il team di Sir Frank è scosso, ma deve necessariamente pensare ad un sostituto. La scelta cade inizialmente su un debuttante scozzese di nome David Coulthard, ma vista la scarsa esperienza del nuovo pilota, la Williams decide di richiamare Nigel Mansell per il Gran Premio di Francia. Così facendo, l’inglese divide i suoi impegni tra Formula Indy (dove partecipa a tutte le gare della stagione) e Formula 1, dove prende parte a qualche gara. A fine stagione il rendimento di Coulthard non convince, tanto che per le ultime tre gare viene scelto Mansell come seconda guida fissa. Dopo aver sfiorato il podio in Giappone, il “Leone” ha il compito di fare da scudiero al proprio compagno Damon Hill, il quale potrebbe vincere il mondiale su Schumacher all’ultima gara in Australia.
Ad Adelaide è però il tedesco a vincere il titolo, con i due contendenti al mondiale entrambi fuori gioco per un contatto ancora oggi ricco di polemiche e dubbi. Approfittando dei ritiri, Mansell onora la pole position conquistata il giorno prima con la vittoria, l’ultima per lui con la Williams ed ottenuta a 41 anni d’età suonati.
L’improvviso ritorno glorioso dell’inglese fa sperare ad un prolungamento del contratto anche per il 1995, anno in cui invece la Williams si affida ad Hill e ad un rivalutato Coulthard.
Deluso dalla scelta, Mansell non rinuncia a partecipare al campionato 1995, siglando un accordo con la McLaren. Il team britannico abbandona i motori Peugeot per quelli Mercedes. Il binomio McLaren-Mercedes porterà grandi soddisfazioni per il team a fine anni ’90, ma nel 1995 le prestazioni sono da dimenticare. Il “Leone d’Inghilterra” è talmente infastidito dall’esito dei test pre-campionato che decide di non prendere parte alle prime due gare della stagione, scegliendo quindi di mettersi momentaneamente da parte in attesa di sviluppi. Rientrato in occasione dei Gran Premi di San Marino e Spagna, Mansell non riscontra miglioramenti e, approfittando di una clausola contrattuale che gli permetteva di ritirarsi nel caso in cui non si ritenesse soddisfatto della macchina, appese definitivamente il casco al chiodo.
Successivamente svolse alcuni test privati con la Jordan nel 1996, a tal punto che i rumors lo indicavano come rientrante per il 1997. Le trattative però ebbero esito negativo.
Michael Schumacher: un ritorno quasi inglorioso
Dopo aver sfiorato l’ottavo titolo mondiale nel 2006, il tedesco Michael Schumacher decide di ritirarsi dalla Formula 1 proprio al termine di quella stagione. Il pilota più emblematico dell’intera storia della Ferrari (e per molti anche dell’intera storia di questo sport) rimase comunque molto legato al team di Maranello, dove svolse il ruolo di consulente una volta appeso il casco al chiodo.
Il ritiro dalla Formula 1 sembrava una presa di posizione irrevocabile, ma nel 2009 accade l’imprevisto: nel corso delle qualifiche valide per il Gran Premio d’Ungheria, il ferrarista Felipe Massa viene colpito al casco da una molla staccatasi dalla monoposto di Rubens Barrichello. L’infortunio del brasiliano è serio, ma fortunatamente si riprenderà. Con Massa lontano dalle pista però, la Ferrari ha bisogno di un sostituto subito, e la scelta cade sul collaudatore Luca Badoer (a suo volta successivamente rimpiazzato da Giancarlo Fisichella).
In realtà la decisione della Ferrari cadde, in un primo momento, proprio su Michael Schumacher. La mossa del Cavallino Rampante riscontrò l’entusiasmo del tedesco, che inizialmente non rinunciò alla proposta. Schumacher avrebbe dovuto prender parte a tutte le gare del 2009 fino a quando Massa non si sarebbe ripreso, affiancando così Kimi Raikkonen. Il debutto era previsto per il Gran Premio d’Europa, sul circuito spagnolo di Valencia. Qualche settimana prima della gara però, lo stesso Schumacher fu costretto ad alzare bandiera bianca. I dolori al collo, rimediati in seguito ad una caduta durante una gara di Superbike Tedesca, lo costrinsero a rinunciare.
Il profumo della Formula 1 aveva però tentato non poco Schumacher, a tal punto che, non trovando spazio in Ferrari per il 2010, strappò un accordo con il team Mercedes proprio per quella stagione. Il team tedesco, erede della Brawn GP campione del mondo 2009, offre a Schumacher un contratto valido per tre stagioni, dal 2010 al 2012. Al termine dell’accordo, Schumacher si sarebbe ritirato definitivamente dalle corse.
Il rientro di Schumy richiama un enorme numero di consensi. Con il ritorno del “kaiser” tutti sono curiosi di vedere come si comporterà in pista il sette volte campione del mondo, che non prende parte ad un evento ufficiale dal 2006.
Schumacher, che si era ritirato da campione, è invece protagonista di tre stagioni da dimenticare. Commette spesso errori grossolani, e fa fatica anche a star davanti al proprio compagno di squadra Nico Rosberg.
Nonostante tutto però, l’affetto dei tifosi ferraristi e non continua ad essere immutato. In termini di risultati finali, il 2012 è la sua stagione peggiore (chiude 13° in classifica iridata), ma paradossalmente è l’anno in cui tutti tornano ad emozionarsi.
All’età di 43 anni riesce a compiere due imprese da pelle d’oca: a Montecarlo torna ad essere campione, conquistando una clamorosa quanto romantica pole position. Purtroppo per lui, anche se viene confermato il giro più veloce in pista, su Schumacher pende una penalità di cinque posizioni dalla griglia di partenza, che lo costringe dunque a partire 6°.
La seconda ed ultima meraviglia di Schumy arriva due appuntamenti dopo, a Valencia. Partito 12° dallo schieramento, il tedesco è protagonista di una sensazionale rimonta. Approfittando anche di qualche ritiro, Schumacher chiude il gran premio sul podio, al 3° posto. L’Italia sorride per la vittoria di Alonso con la Ferrari, ma allo stesso tempo si commuove nel rivedere Schumacher sul podio.
Non riuscirà più a vincere o a ripetersi, e si ritirerà definitivamente dalla Formula 1 al termine del 2012.
Ora per lui è il momento di vincere la gara più difficile: quella che da ormai tre anni lo vede impegnato in una durissima battaglia per smaltire i postumi dell’incidente avvenuto con gli sci a fine 2013.
Kimi Raikkonen: F1 e rally, da buon finlandese
Anche l’attuale pilota della Ferrari fu protagonista, qualche anno da, di un ritorno in Formula 1 dopo aver annunciato il ritiro. Dopo aver vinto il titolo mondiale nel 2007 con la rossa di Maranello, al suo primo anno in Ferrari, nel 2008 Kimi Raikkonen fu protagonista di una buona stagione, che non gli consentì di difendere il titolo conquistato l’anno precedente. Con il discusso cambio regolamentare del 2009, la Ferrari vive un campionato alquanto difficile. L’unica vittoria del team arriva comunque dal finlandese, che si aggiudica il Gran Premio del Belgio a Spa.
Nonostante la soddisfazione di quella gara, la Ferrari ha già in mente un piano per il 2010: rimpiazzare Raikkonen con Fernando Alonso. La strategia del mercato piloti va a buon fine, e Raikkonen è costretto a cercare un altro team. In un primo momento si vocifera un ritorno in McLaren, ma quando la trattativa non si conclude positivamente, il finlandese decide di ritirarsi dalla Formula 1.
Il suo sarà un ritiro “lampo”, ma il biennio 2010-2011 gli consentirà di praticare una categoria automobilistica che sta a cuore ai finlandesi: il rally.
Dopo un primo assaggio in WRC già nel 2009, con il team di leggenda finlandese come Tommi Makinen, nel 2010 prende parte regolarmente in WRC, così come nel 2011. Nonostante le buone aspettative, i due campionati affrontati da Raikkonen saranno avari di soddisfazioni. Pur conquistando qualche punto, il finlandese non salirà mai sul podio, concludendo entrambe le stagioni al 10° posto in classifica generale.
Nel 2011 tenta anche una breve avventura in America con la NASCAR, ma anche qui non coglie risultati di rilievo.
In compenso, però, il 2012 segna il ritorno di Kimi in Formula 1. Dopo una trattativa fallita con la Williams, Raikkonen rientra nel circus al volante della Lotus motorizzata Renault.
Nonostante il team debutti ufficialmente proprio in quella stagione, il binomio Lotus-Raikkonen va oltre le più rosee aspettative. In finlandese sale ben sette volte sul podio, chiudendo il suo rientro trionfale con una vittoria ad Abu Dhabi e classificandosi 3° in classifica generale.
Nel 2013 Raikkonen s’impone addirittura in Australia, vincendo il primo appuntamento del campionato. Salirà sul podio in altre sette occasioni, mostrando un rendimento eccezionale.
Una serie di risultati che attirano l’attenzione dei team più titolati, tanto che la Ferrari lo ingaggia per la seconda volta nel 2014. Raikkonen fa così ritorno al team con il quale ha vinto il suo unico titolo mondiale. Dal 2014 ad oggi, Kimi ha collezionato solo sette podi e nessuna vittoria, complice anche un rendimento non proprio eccellente della casa di Maranello.
L’occasione di tornare a vincere potrebbe presentarsi proprio nel 2017, stagione che dovrebbe rappresentare l’ultimo anno di Kimi in Ferrari, e forse anche in Formula 1.
Forse…