
Il 70° compleanno della Ferrari si festeggerà con una consapevolezza di base: anche se negli ultimi anni i successi sono stati inferiori al numero di polemiche e di crisi d’identità collettiva, non si può (e mai si potrà) negare la storia di questa squadra unica al mondo. Questo vale sia per quanto riguarda Formula 1, sia nel più complesso ed esteso panorama automobilistico mondiale.
La Ferrari è di fatto una meravigliosa invenzione di un modenese di ferro che noi italiani custodiamo gelosamente, e che allo stesso tempo ci rende orgogliosi ad ogni latitudine del globo. Anche e soprattutto in Formula 1, la casa di Maranello ha sempre fatto parlare di sé per due semplici quanto grandi motivi: oltre ad essere l’unico team da sempre presente da quando esiste questa categoria (ossia dal lontano 1950), la Ferrari è anche la squadra più vincente in assoluto in termini di mondiali piloti, costruttori, gran premi vinti, pole position ed altrettanti record che andremo ad approfondire nelle prossime uscite.
Bene, tra tutti questi giganteschi (e probabilmente irripetibili) primati, ne esistono alcuni che consolidano una storia d’amore stabile, romantica ed inimitabile tra Maranello e l’Italia intera.
La Ferrari infatti vanta il grande record di team più vincente nel proprio gran premio di casa. Potrebbe sembrare una banalità, ma se pensiamo a quante squadre esistono, o sono esistite, in Gran Bretagna (lì dove la Formula 1 è nata e si è sviluppata) il numero fa ancor più impressione.
Nessun team britannico è infatti riuscito ad ottenere le stesse vittorie in Inghilterra come ha invece fatto la Ferrari in Italia.
Non dimentichiamo che il Gran Premio d’Italia è l’unico appuntamento presente nel calendario di Formula 1 dal 1950, esattamente come il Gran Premio di Gran Bretagna. Grazie ai suoi uomini, al suo stile, ai suoi campioni ed alla sua roccaforte magica di Maranello, la Ferrari è riuscita da sola a raggiungere vette che nessun altro colosso dell’automobilismo è riuscito ad avvicinare. Il tutto a perfetta parità di tempi e di opportunità.
Il futuro è ancora lontano, e tanti record potranno ancora cambiare in meglio o in peggio. Ma come sottolineato precedentemente, la storia è già stata scritta, e non si può negare.
Le vittorie in Italia
Per quanto riguarda il record di maggior numero di vittorie ottenute nello stesso gran premio, la Ferrari è ancora oggi oggetto di un caso estremamente curioso: le monoposto di Maranello hanno infatti trionfato per ben 21 volte nei vari Gran Premi di Germania, costituendo di fatto il record assoluto in Formula 1. Se invece andiamo ad analizzare le sole vittorie della Ferrari in Italia (e per Gran Premio d’Italia intendiamo tutte le gare valide per il mondiale, ovvero le 66 edizioni di Monza e l’unica di Imola nel 1981) scopriamo che le 18 occasioni in cui la rossa è salita sul gradino più alto del podio rappresentano il secondo record assoluto di maggior numero di vittorie in un Gp.
La storica rivalità sportiva tra Italia e Germania emerge anche nelle statistiche della Formula 1, dove un team italiano si è imposto più volte proprio a casa dei tedeschi, che oggi dettano legge con le Mercedes.
Tornando invece al rapporto tra Italia e Ferrari, è chiaro che il nostro storico gran premio ha visto più volte proprio la rossa in cima alla classifica, appunto in 18 casi.
La prima vittoria si concretizzò a Monza nel 1951, con il milanese Alberto Ascari che ebbe l’onore di ottenere il primo successo della casa modenese in un Gran Premio d’Italia valido per il mondiale. Ascari, nato curiosamente a pochi km dall’attuale capoluogo brianzolo, ripeté la propria impresa anche nel 1952, anno in cui vinse il primo dei due titoli mondiali piloti.
La vita di uno dei piloti italiani più amati ebbe tragicamente fine nel 1955. Per un beffardo scherzo del destino, Ascari si recò a Monza il 26 maggio di quell’anno per assistere alle prove dell’amico Eugenio Castellotti, impegnato a collaudatore una vettura sport.
Il milanese chiese di poter fare qualche giro, rinunciando per la prima volta anche ad utilizzare il suo casco personale, che secondo lo stesso Ascari gli portava fortuna. Tradendo per la prima volta la sua superstizione, l’ultimo campione del mondo italiano uscì violentemente di pista perdendo la vita. Ascari, figlio d’arte di Antonio, anch’egli pilota, morì all’età di 36 anni al 26 del mese: esattamente come suo padre.
Oggi, le curve che immettono al rettilineo della Parabolica di Monza sono intitolate alla memoria di Ascari.
Terminata l’epoca d’oro di Fangio negli anni ’50, il decennio successivo vide più volte la Ferrari come assoluta protagonista in Italia. L’americano Phil Hill riportò la casa di Maranello alla vittoria con due successi consecutivi: il primo nel 1960 ed il secondo nel 1961, ma quest’ultimo gran premio verrà sempre ricordato per l’incidente mortale della seconda Ferrari di Wolfgang Von Trips, che nell’impatto piombò sulla folla uccidendo 14 persone.
Tre anni dopo la strage, nel 1964, fu invece il motociclista-automobilista John Surtees a vincere il Gran Premio d’Italia, mentre nel 1966 la corona d’alloro toccò a Ludovico Scarfiotti, ultimo pilota italiano a trionfare in Italia.
Negli anni ’70 il tricolore italiano sventola con orgoglio in tre occasioni. Sotto il podio di Monza arriva la classica marea rossa di tifosi dapprima nel 1970, e successivamente nel 1975. A vincere, in entrambi i casi, è lo svizzero Clay Regazzoni, uno dei piloti più amati e ricordati con affetto nell’ambiente Ferrari. Il terzo sigillo, forse quello più bello di sempre, arriva nel 1979: in un vero e proprio arrivo parata delle due Ferrari, il sudafricano Jody Scheckter vince davanti al compagno di squadra Gilles Villeneuve. La vittoria consente alla Ferrari di vincere con anticipo il titolo mondiale costruttori, e contemporaneamente assegna il titolo piloti proprio a Scheckter. Passeranno ben 21 anni prima che la Ferrari tornerà a vestirsi a festa grazie aMichael Schumacher nel 2000.
I successi targati “Maranello” spingono però i team rivali a fare meglio. Nel corso di tutti gli anni ’80 infatti, la Ferrari fa spesso fatica a reggere il passo dei propri concorrenti, su tutti gli inglesi della McLaren.
Sul finire del decennio, e più precisamente nel 1988, le monoposto di Alain Prost e Ayrton Senna dominano clamorosamente il mondiale. Alla vigilia del Gran Premio d’Italia di quell’anno, nessuno è ancora riuscito a strappare un successo, ancor meno le Ferrari.
Come se non bastasse, il 14 agosto 1988 si spegne Enzo Ferrari. A Maranello si piomba nello sconforto più totale, ma lo spettacolo deve proseguire.
Si arriva quindi a Monza in queste condizioni. Le tribune del circuito brianzolo si affollano di migliaia di appassionati e tifosi della Ferrari, e non mancano i numerosi striscioni dedicati al Commendatore appena scomparso.
Le McLaren, come da copione, conquistano la prima fila in qualifica e volano in gara. Il destino però vuole un risultato diverso, almeno per quel giorno così particolare e carico di emozioni.
Inizialmente si ritira Alain Prost, lasciando la leadership al compagno Ayrton Senna, al quale viene donata la grande occasione di chiudere la lotta per il mondiale. A pochi giri dalla fine però, il brasiliano è vittima di un contatto con la Williams del francese Jo Schlesser. Senna tenta il doppiaggio in prossimità dell’ormai scomparsa prima variante, ma il sostituto di Nigel Mansell gli chiude clamorosamente la porta, buttandolo fuori pista.
In quel momento si concretizza quello che per molti fu un aiuto dal cielo da parte di Enzo Ferrari, perché con le McLaren fuorigioco sono proprio le due Ferrari a chiudere quel Gran Premio d’Italia con un emozionante doppietta. Primo Gerhard Berger e secondo il compianto Michele Alboreto.
Nella prima metà degli anni ’90 però, la Ferrari vive un difficile e preoccupante momento di crisi. A dominare la scena sono ancora una volta McLaren, Williams e Benetton. La svolta però arriva proprio da quest’ultimo team nel 1996. La Ferrari infatti, senza badare a spese, ingaggia il campione del mondo in carica Michael Schumacher.
Ha inizio così una storia d’amore nella storia d’amore. Con Schumacher infatti, la Ferrari tornerà presto a sognare in grande, e la stessa scuderia consentirà al tedesco di diventare il pilota più vincente nell’albo d’oro del Gran Premio d’Italia, con 5 successi personali. Tutti in Ferrari.
Il primo arriva proprio nel 1996, anno che segna il debutto di Schumacher sulla Ferrari. Il secondo arriva invece nel 1998, in un Gran Premio d’Italia diventato storico per le lacrime di Mika Hakkinen, quel giorno vittima di un ritiro.
I tifosi della rossa scoprono in Schumacher l’uomo della provvidenza, l’elemento umano che mancava per poter sognare.
I sogni si realizzano davvero nel 2000. Il “Kaiser” vince il mondiale, ed in quell’anno si porta a casa un altro successo a Monza, nonostante le lacrime nella conferenza stampa post-gara per le 41 vittorie conquistate in carriera, proprio come Ayrton Senna.
Dal 2002 al 2004 non c’è storia. La Ferrari si porta a casa ben tre edizioni consecutive del Gran Premio d’Italia, stabilendo un piccolo record. In due occasioni (2002 e 2004) vince il compagno di squadra Rubens Barrichello, mentre Schumy trionfa nel 2003 con una monoposto intitolata a Gianni Agnelli, scomparso quell’anno.
Nel 2006, dopo una stagione deludente, Schumacher torna a vincere per la quinta ed ultima volta a Monza. In un clima di euforia e gioia collettiva, il tedesco annuncia al mondo quello che i tifosi della Ferrari temevano da qualche giorno: il ritiro dalla Formula 1.
Schumacher avrà poi occasioni di ripensarci, tornando nella massima serie al volante della Mercedes nel 2010.
Ma proprio mentre il tedesco rientra (non senza qualche difficoltà di adattamento) in Formula 1, lo spagnolo Fernando Alonso passa invece alla corte di Maranello. A Monza è il pilota iberico a trionfare nel 2010, in un anno che segna il 18° e finora ultimo successo della Ferrari nel gran premio di casa.
Nonostante siano passati più di sei anni da quel giorno, l’amore dei tifosi italiani verso la rossa non è mai cambiato. Le enormi invasioni di pista che annualmente si verificano a Monza, rappresentano e dimostrano un amore folle, incondizionato e certamente unico al mondo nei confronti di un team di Formula 1.
Le pole position ed i giri veloci
Oltre alle incredibili storie legate alle vittorie, la Ferrari vanta altri record degni di nota. E’ il team che ha conquistato il maggior numero di pole position e giri veloci nello stesso gran premio. Per quanto riguarda le partenze al palo, la Ferrari ha ottenuto ben 19 pole position in Germania ed in Italia, confermandosi come il team con più pole nel gran premio di casa.
Gli stessi numeri e gli stessi riconoscimenti valgono anche per il record di giri veloci, ancora una volta 19. In Italia, e stavolta nel Gran Premio di Gran Bretagna.
La prima pole position venne fatta registrare, di nuovo, da Alberto Ascari nel 1952, successo ripetuto nel 1953.
Vedrete in seguito la lista completa delle 19 pole position, ma tra tutte queste merita una particolare attenzione quella di Mario Andretti, conquistata nel 1982. Nel corso di una delle stagioni più nere della Ferrari (che perde per sempre Gilles Villeneuve e deve fare a meno dell’infortunato Didier Pironi), a Maranello viene chiamato l’italo-americano per sostituire Pironi.
“Piedone” Andretti, reduce da due stagioni poco brillanti, sale quindi sulla Ferrari in occasione del Gran Premio d’Italia. Tra lo stupore generale, l’istriano conquista incredibilmente la pole position, facendolo dopo pochissimi test ed alla non più tenera età (dal punto di vista sportivo) di 42 anni. Una vera e propria impresa ancora oggi impressa nella memoria di molti.
Cronologia delle pole position ferrariste in Italia
1952: Alberto Ascari (giro più veloce)
1953: Alberto Ascari
1956: Juan Manuel Fangio
1960: Phil Hill (giro più veloce)
1961: Wolfgang Von Trips
1963: John Surtees
1964: John Surtees (giro più veloce)
1966: Mike Parkes
1970: Jacky Ickx
1972: Jacky Ickx (giro più veloce)
1974: Niki Lauda
1975: Niki Lauda
1982: Mario Andretti
1994: Jean Alesi
1998: Michael Schumacher
2000: Michael Schumacher
2003: Michael Schumacher (giro più veloce) *
2004: Rubens Barrichello (giro più veloce)
2010: Fernando Alonso (giro più veloce)
(*) Nel corso del Gran Premio d’Italia 2003, Michael Schumacher stabilì diversi record di velocità:
– Velocità di punta più alta mai registrata: 368,800 km/h
– Media oraria sul giro più veloce: 254,848 km/h
– Media orario in gara più veloce: 247,585 km/h
– Gara più rapida di sempre senza interruzioni: 1 ora, 14 minuti, 19 secondi e 838 millesimi (distribuiti in 53 giri)