
Il secondo gran premio della stagione non ci ha regalato il bis di Sebastian Vettel, ma ha comunque confermato una gradita sensazione: quest’anno, diversamente da quello passato, la sfida tra il tedesco della Ferrari e Lewis Hamilton, vincitore in Cina, potrebbe davvero esaltare il gusto di questo campionato.
Non è un caso che, al termine della gara, il pilota inglese della Mercedes abbia volutamente cercato una stretta di mano con il ferrarista, segno di un rispetto reciproco tra i due e prova inconfutabile dei miglioramenti messi in atto dalla casa di Maranello per agguantare il team tedesco.
E’ chiaro che sia ancora troppo presto per trarre delle conclusioni affrettate, ma i progressi attuali della Ferrari fanno ben sperare in vista di un futuro duello con la Mercedes.
Ad ogni modo, l’appena concluso Gran Premio di Cina non si può descrivere solo ed esclusivamente così. Dietro ad un classifica piloti che vede Vettel a pari merito con Hamilton al primo posto, ci sono stati diversi momenti che hanno caratterizzato l’ultimo week-end di gara.
Ecco dunque la Top 5 dei fatti più salienti del fine settimana cinese, dalle polemiche alle prestazioni dei protagonisti.
1 – Venerdì: il rischio concreto di non correre il gran premio
Quando la Formula 1 sbarca a Shanghai per l’appuntamento con il Gran Premio di Cina, l’accoglienza ed il calore del pubblico locale viene messo quasi in secondo piano dalla avverse condizioni climatiche. La forte pioggia caratterizza profondamente lo svolgimento della prima sessione, con la maggior vetture che di fatto non scendono nemmeno in pista.
La criticità aumenta però nel pomeriggio, periodo in cui dovrebbe svolgersi la seconda sessione. Gli elicotteri adibiti al soccorso medico non possono decollare per la ridotta visibilità in volo, costringendo quindi gli organizzatori ad annullare le prove libere.
Contestualmente a questa sospensione, iniziano ad emergere le prime paure e le prime polemiche.
Se le condizioni metereologiche non dovessero migliorare in vista della gara, il Gran Premio di Cina non si correrà. Mentre piloti ed addetti ai lavori cominciano ad elaborare le prime idee per scongiurare questo pericolo, ci si chiede come sia possibile che un autodromo non disponga di una clinica mobile di prima necessità (simile a quelle già esistenti in MotoGp) e che, in caso di emergenza, costringa gli elicotteri di soccorso a compiere un volo di circa 50 km per raggiungere la prima struttura ospedaliera idonea.
Fortunatamene il tempo si dimostrerà clemente sia al sabato che alla domenica, consentendo quindi il regolare svolgimento del week-end.
2 – Giovinazzi confermato a sorpresa, ma la Cina è da dimenticare
Dopo la grande prestazione in Australia, la Sauber riconferma il nostro Antonio Giovinazzi in vista del Gran Premio di Cina per la seconda volta consecutiva, sostituendo di nuovo un Pascal Wehrlein non ancora in condizioni fisiche ottimali.
Il pugliese dimostra di possedere talento già nella prima sessione di qualifiche, riuscendo a qualificarsi per la prima volta in carriera nella Q2 (obiettivo sfumato per un nulla anche a Melbourne). Sfortunatamente per lui, la Q2 resterà un sogno realizzato a metà. Proprio mentre la prima sessione volgeva al termine, Giovinazzi è stato infatti protagonista di un incidente avvenuto sul rettilineo di partenza. La sua Sauber, completamente distrutta nell’impatto, ha perso il controllo in uscita dall’ultima curva dopo aver appoggiato le gomme sull’erba sintetica, posta all’esterno del cordolo.
Un errore che aveva già ingannato altri piloti prima di lui, e che comunque non cancella la reputazione più che positiva di un pilota ancora alle prime armi in Formula 1.
Il giorno dopo però, in gara, ecco che Giovinazzi commette un errore simile nello stesso punto del tracciato: stavolta a tradirlo è un acquaplaning. Safety car in pista e gara finita anzitempo.
Nel corso delle interviste di rito il pilota di Martina Franca chiede più volte scusa al suo team, dimostrando di mantenere una rara umiltà e pronto a riscattare un week-end indigesto alla prossima occasione. Non bisogna mai dimenticare che il pilota italiano è ancora un “rookie”.
Forza Antonio!
3 – Raikkonen, ma che succede?
In molti lo avranno certamente notato, ma tra le parentesi negative del Gran Premio di Cina c’è stata la prova tutt’altro che convincente di Kimi Raikkonen. Il finlandese della Ferrari, già protagonista di una gara incolore in Australia, è stato artefice di una prestazione insufficiente anche a Shanghai.
Numerosi i sorpassi subiti (Ricciardo, Verstappen e Vettel), e mai nessuno portato a termine. Che cosa sta succedendo ad “Iceman”? Trattasi di un periodo sfortunato, o di un preoccupante calo di motivazioni personali?
Rispondere a queste domande è particolarmente complicato, soprattutto se la questione riguarda un pilota che ancora oggi rappresenta l’ultimo campione del mondo ad aver portato un titolo a Maranello, esattamente dieci anni fa.
Una cosa però è certa: mentre Vettel sta tirando fuori le unghie per combattere contro la Mercedes, lo stesso non lo sta facendo Raikkonen. Se la Ferrari vuole tornare a competere anche nella classifica costruttori ha bisogno anche del supporto del finlandese. Un supporto che, almeno per il momento, non è ancora arrivato.
4 – Verstappen e Vettel, che sorpassi e che rimonte! Saranno loro i killer del DRS?
Dopo il flop della gara australiana, la Red Bull torna sul podio grazie al 3° posto di Max Verstappen. Il pilota olandese, partito dalle retrovie per problemi tecnici riscontrati in qualifica, è stato protagonista di una rimonta incredibile che lo ha condotto fino al 2° posto, sottratto solo dall’altro “eroe” di giornata: Sebastian Vettel.
Entrambi i piloti, capaci di portare a termine sorpassi da urlo e tecnicamente difficili, hanno fatto riassaporare a tutti gli appassionati lo spettacolo vero della Formula 1 grazie a delle manovre entusiasmanti e mozzafiato. I sorpassi più belli portati a termine hanno un altro aspetto in comune, decisamente interessante e che potrebbe cambiare le carte in tavola: in tutti i sorpassi non è mai stato utilizzato il DRS.
La classica “ala mobile”, quasi indispensabile negli ultimi anni per portare a termine un attacco, è risultata praticamente inutile con le nuove monoposto.
I sorpassi in staccata, oltre ad aver esaltato il talento dei piloti, hanno gettato dubbi e perplessità sull’utilizzo del DRS, il quale sarebbe poco efficiente proprio a causa dei nuovi regolamenti tecnici delle nuove vetture, molto più veloci grazie all’aumento del carico aerodinamico.
Potremmo dunque esser vicini ad un addio a questa soluzione?
In molti, dai tifosi ai piloti (anche quelli non più in attività come Jacques Villeneuve), lo sperano vivamente.
5 – A Shanghai sorge la dinastia Hamilton
In tutto il weeke-end cinese c’è stato un uomo praticamente imbattibile: Lewis Hamilton.
Il pilota inglese, dopo aver conquistato una pole position a dir poco impressionante, ha condotto la gara dal primo all’ultimo giro, facendo inoltre registrare il giro più veloce della corsa.
In altri termini, la prestazione del britannico si può riassumere con un’impresa che ha un nome ben preciso: il Grand Chelem.
Hamilton ha così conquistato questo particolare riconoscimento (pole, vittoria, giro veloce e tutti i giri della corsa in testa al gp) con la 63° pole position in carriera, e vede ormai vicinissimo il record personale di Ayrton Senna (2° nella classifica all-time e fermo a quota 65).
Inoltre, grazie alla 54° vittoria ottenuta in carriera, Hamilton è salito per la 106° volta sul podio, eguagliando il record di Alain Prost. Davanti a queste due leggende c’è solo Michael Schumacher (155). Per Hamilton è il terzo Grand Chelem in Formula 1.