
Parliamoci chiaro: quello della Formula 1 noiosa è solo unpretesto per non guardarla. O meglio, per trovare il pelo nell’uovo di uno sport che “non è più come prima”, riprendendo la frase che amano urlare i nostalgici estremi. Magari per giustificare un maggior disinteresse o una difficoltà nel sentirsi rappresentati da ragazzini o padri di famiglia troppo diversi dagli habituè di qualche tempo fa.
Ma la realtà è che ogni passione ha un proprio ciclo di vita. Solo i più affezionati resistono alle grinfie del tempo e degli impegni di tutti i giorni che provano, in tutti i modi, a rendere sempre più evanescente la libertà di coltivare ciò che si vuole. Oggi c’è la tecnologia che fa passi da gigante, c’è l’elettronica che ormai regna sovrana e ci sono le lotte per migliorarsi un millesimo alla volta, che sembra nulla ma basta tanto così per disegnare la pole position.
E ci sono anche i sorpassi. Quelli che abbiamo ammirato sugli schermi in bianco e nero o con colori decisamente non in alta definizione. Nel GP di Shanghai hanno evidenziato, ancora una volta, la loro presenza. Che sia Ferrari o RedBull, la lotta all’ultima staccata resta ancora l’anima indelebile di questo sport che – come ogni cosa nella nostra vita – si è evoluto, ha fatto progressi e passi indietro, per poi tornare sulla sua strada. Ma che non ha perso la sua essenza.
Perchè a in Cina davvero non ci siamo annoiati. Dal doppio sorpasso di Sergio Perez su Massa e Kvyat, due curve dopo l’uscita della Safety Car, alla mossa da #F1aFavola di Sebastian Vettel su Daniel Ricciardo, condita da un attacco all’esterno, da una staccata ritardata e da un duello ruota a ruota “come i vecchi tempi”. In tutto ciò, anche la rimonta di Max Verstappen, partito sedicesimo e classificatosi terzo. Proprio lui, il ragazzino nel quale molti faticano a riconoscersi, perchè troppo legati ad uno sport di senatori.
Sembra che adesso non avete più scuse. Serviva un’ulteriore dimostrazione ed è arrivata. Lo spettacolo è nel dna della Formula 1. O magari si preferiva la coppia Schumacher-Barrichello che scappava via alla prima curva ed arrivava in doppietta alla bandiera a scacchi? Oggi è difficile non divertirsi, nonostante i protagonisti in pista non siano i miti a cui eravamo troppo abituati.
Facile ribadire sempre lo stesso concetto. La noia ormai è un pretesto. Un’eco che vive nell’aria ma che, in fin dei conti, non rappresenta più la realtà. Ed il difficile ora sta nel mettersi in gioco e tornare ad incollarsi allo schermo.
E se non volete più svegliarvi all’alba per una passione o se avete ormai altre abitudini la domenica pomeriggio, non prendetevela con questo sport. Perché lo spettacolo c’è, ma siete voi che non volete vederlo.