
Le polemiche esplose dopo il contatto tra Sebastian Vettel e Lewis Hamilton sono ancora molto accese, e non sembrano esserci margini per placare accuse reciproche e voci di corridoio. L’episodio avvenuto nel corso dell’ultimo Gran Premio d’Azerbaigian, con la ruotata del tedesco della Ferrari all’inglese della Mercedes, ha letteralmente spaccato in due l’opinione pubblica, tra coloro che condannano la reazione di Vettel ed assolvono Hamilton, e tra chi invece avrebbe desiderato una penalità anche nei confronti del britannico, pur giudicando antisportiva la mossa del ferrarista.
L’accaduto si era apparentemente risolto con uno Stop & Go di 10 secondi nei confronti di Vettel, al quale sono stati sottratti anche tre punti dalla patente FIA. Hamilton, invece, non è stato richiamato dalla direzione gara. Ma la questione sembra non essersi ancora conclusa: la prossima settimana infatti, la FIA ed il suo presidente Jean Todt si riunirà presso il Tribunale sportivo per valutare nuovamente l’incidente, con il tedesco che rischierebbe una nuova penalità, stavolta ancor più pesante di quella applicata in pista: la squalifica per una gara.
Se così dovesse accadere, la Ferrari subirebbe un colpo pesantissimo nella classifica mondiale piloti, offrendo un assist clamoroso ad Hamilton per rimontare i punti di svantaggio nel mondiale.
Ma mentre i tifosi continuano a giudicare l’accaduto con versioni diverse, anche i team coinvolti non restano certo ad assistere passivamente allo svolgimento del caso “Hamilton-Vettel”. Già nell’immediato dopo-gara, Niki Lauda e Maurizio Arrivabene non si sono risparmiati alcune dichiarazioni, ciascuna in difesa del proprio pilota.
L’ex campione del mondo austriaco ha sostenuto la causa di Hamilton, affermando che l’inglese, trovandosi al comando della corsa, avrebbe avuto la quasi totale libertà di gestire l’andatura come voleva in regime di safety car.
Diversa invece l’opinione del Team Principal di Maranello, che non ha nascosto anche il proprio rammarico per le decisioni dei commissari di gara nei confronti della Ferrari: “Non vogliamo continuare a recriminare, perché non è nel nostro stile -ha affermato Arrivabene- Ma a partire da quello che è successo tra Bottas e Raikkonen, arrivando fino allo scontro tra Vettel ed Hamilton, mi chiedo se siamo in Formula 1 o siamo al Colosseo? Detto questo ci siamo battuti e, purtroppo, i fatti non ci hanno dato ragione. Criticare in continuazione può sembrare poco opportuno, poco elegante e può anche sembrare una scusa da parte nostra. Però la situazione è esattamente così com’è: nel dubbio non si da ragione alla Ferrari. Ora bisogna guardare avanti -conclude il Team Principal- al prossimo appuntamento in Austria. Arriveremo più determinati e grintosi di prima, parlando poco e lavorando di più. La Ferrari è una squadra che non molla mai e andremo avanti su questo strada, ammesso che si parli di sport”.
Interrogato dai giornalisti per commentare le parole di difesa di Niki Lauda al proprio pilota, Arrivabene non ha esitato a rispondere: “Lauda può esprimersi come vuole. A volte parla per se stesso, altre volte anche per noi, o per chissà chi o che cosa. Noi stiamo zitti e lasciamo parlare Niki. Lui ha le sue opinioni, noi le nostre. Lui continuerà a parlare, noi continueremo ad ascoltarlo. Va bene così. Ci vedremo in Austria, consci del fatto che ci sono ancora 12 gare”.