
Luigi Mazzola, ingegnere Ferrari per più di vent’anni, raccoglie nel suo ultimo libro incontri, testimonianze, retroscena e consigli utili per ottenere risultati nello sport come nella vita
“Ero un ingegnere della Ferrari già a sedici anni”. Queste parole svelano lo spirito con cui Luigi Mazzola – autore di “Avanti tutta. Da ingegnere in Ferrari a performance coach” (Fausto Lupetti Editore) e dal 1988 al 2009 alla Gestione Sportiva del Cavallino con diverse responsabilità – ha affrontato le sfide di vita professionale nel Motorsport.
Si, Luigi si sentiva già con quella casacca rossa sin da adolescente quando, sul finire dei Settanta, armato di binocolo e macchina fotografica, sbirciava le rosse di Gilles Villeneuve e Carlos Reutemann che giravano a Vallelunga assistite da quei tecnici che effettivamente solo qualche anno dopo, nel 1988, avrebbe ritrovato come colleghi.
Un’esperienza umana e professionale che ha deciso di raccontare in un volume ricco di aneddoti, impreziosito dagli incontri con alcuni dei migliori piloti della F1 e non solo, da Alain Prost a Michael Schumacher e Valentino Rossi. Una testimonianza fonte di utili spunti per tutti coloro che, non solo nello sport, vogliono migliorare le proprie competenze e il proprio approccio nel raggiungimento degli obiettivi passando da un concetto di mera gestione delle proprie attitudini e conoscenze a quello di leadership.
Il libro ripercorre un ventennio di F1 partendo dall’incontro con un campione come Alain Prost – di cui Mazzola sarà già a ventisette anni ingegnere di pista – che l’autore ricorda come “umile, motivato a vincere, intelligente, professionista” fino al mondiale 2007 di Kimi Raikkonen. Certo, ritrovarsi catapultato dalle aule universitarie del Politecnico di Torino a doversi confrontare con un altro tipo di Professore – era questo il soprannome di Alain – già tre volte campione del mondo non è stato facile. Mazzola ci è riuscito “navigando le emozioni”; provando cioè a coniugare passione, competenze e performance. Il francese sfiorerà il mondiale 1990 perdendolo solo per pochi punti a favore della McLaren di Ayrton Senna. Comunque, ricorda l’autore, quell’anno “fu il più importante della mia carriera…una sorta di tesi universitaria sul campo”.
Non manca un ricordo di Senna, l’altro protagonista di quel periodo e duellante storico proprio di Prost, che Mazzola descrive come “frutto della miglior sinergia tra anima e ragione”.
Poi, sempre nel vasto capitolo introduttivo dal non casuale titolo “La mia Formula 1”, si giunge agli anni del ciclo vittorioso Ferrari, fatto di otto titoli Costruttori e sei Piloti sotto il segno di Michael Schumacher. Mazzola ne fa un racconto affascinante e utile contemporaneamente. Non solo celebrazione ma anche suggerimenti al lettore per ottenere risultati e raggiungere gli obiettivi, grazie a chi, come lui, ha collaborato con persone “eccellenti” dentro e fuori dai box.
Imperdibile il ricordo di Schumacher in tuta bianca per il primo test con la Ferrari nel 1996: “fu subito chiaro che i meccanici non potevano scherzare o essere approssimativi” scrive Mazzola, “non lasciava nulla al caso, capacità di vivere il presente, preparazione fisica e grande abilità di portare al limite ogni cosa con facilità impressionante”. Le pagine si fanno sempre più dense di particolari, ricordi, spunti. Gustosi ad esempio i duetti spigolosi con l’inglese John Barnard, aerodinamico a più riprese delle monoposto del Cavallino. E ancora la gioia di Michael, pari a quella di un bimbo che scarta regali, quando domava il 12 cilindri di Maranello: “Con un pilota così c’era da divertirsi” – rimpiange Mazzola – “…fece di tutto perché io diventassi il suo ingegnere di pista”. (Allora era già responsabile della squadra test. NdA.)
C’è il giusto spazio per gli scudieri del pluricampione tedesco come “l’intelligente e razionale” Eddie Irvine, l’ottimo test driver Luca Badoer, senza tralasciare la tolda di comando di quegli anni. Ross Brawn, “un direttore d’orchestra”, Jean Todt, “innamorato del suo lavoro…competente, vicino alla sua azienda”. Così come il presidente Luca di Montezemolo, un motivatore capace di “utilizzare le al meglio le emozioni”. Tutti tasselli di un gruppo “devoto alla vittoria” e che secondo Mazzola soffiava in unica direzione.
Affascinante poi la parte dedicata a Valentino Rossi. Interessante e particolareggiata la descrizione del piano di avvicinamento di un campione delle due ruote ad una vettura della massima formula. Mazzola ricorda i circa due anni di programmazione, test e risultati ottenuti da quello che avrebbe potuto diventare “il Surtees italiano” (John Surtees, vincitore del titolo di campione del mondo sia nelle moto che in F1).
Incontri, sfide, delusioni e vittorie che vedono al centro la performance ed il cambiamento. E la capacità di sapersi adattare ad esso non i modo approssimativo e casuale ma secondo modelli e processi prevedibili; schemi mentali e piani d’azione frutto della trentennale esperienza che Mazzola ha accumulato nel suo lavoro. La seconda parte del volume, infatti, trasforma il libro in una sorta di manuale agile e veloce un po’ come le vetture di cui Mazzola è stato ingegnere, e che porta dritti al risultato grazie all’illustrazione del modello cosiddetto SPIRAL (Setting, passion, involving, resource, action, lunge). Passaggi non accademici o esclusivamente teorici, perché questo lavoro è il risultato di un tecnico vincente e soprattutto appassionato che, pur avendo dismesso da qualche anno la divisa in rosso, in fondo, si sente ancora un ingegnere della Ferrari. Come quando aveva sedici anni.
