
Nonostante abbia riportato i frutti mancati nelle brutte trasferte back to back di Malesia e Giappone, Danil Kvyat è stato “scaraventato” fuori dalla Toro Rosso e probabilmente dalla F1 in modo definitivo.
Con questa scelta, nel team faentino i piloti che chiuderanno la stagione (Pierre Gasly e Brendon Hartley) non saranno gli stessi che l’avevano cominciata (Carlos Sainz e Daniil Kvyat). Inoltre, può rivelarsi una scelta molto azzardata se pensiamo al fatto che entrambi sono dei rookie del circus.
Se con il pilota russo, la squadra poteva contare quantomeno su diversi anni di esperienza nella massima categoria del motorsport, per Gasly e Hartley sarà difficile, se non quasi impossibile, tenere alle proprie spalle una Renault in continua crescita con due piloti dalle grandi qualità e dall’enorme potenziale con Nico Hulkenberg e Carlo Sainz.
Questo non può che farci pensare che ad Helmut Marko, non interessino più di tanto le entrate economiche della scuderia emiliana; infatti tra il sesto e il settimo posto nei costruttori ci sono in gioco molti milioni di dollari che, solitamente, in un team di seconda fascia, possono fare la differenza. Ma evidentemente per la grande famiglia Red Bull, che avrà già fatto gli appropriati calcoli, quei quattrini non sono fondamentali ed è quindi più importante testare le capacità di rookie promettenti in ottica futura.
Pierre Gasly, campione GP2 2016 e quasi vincitore della Superformula, beffato sul finale quando è stato obbligato da Honda a disputare l’ultima gara del campionato asiatico, saltando il GP di Austin, gara poi annullata per maltempo e vittoria sfumata per mezzo punto.
Brendon Harltley, 28 anni, vincitore della scorsa 24 ore di Le Mans con Porsche e campione in carica del WEC, è ancora in corsa per la vittoria dello stesso campionato con la scuderia di Stoccarda, bisognerà però vedere se oltre alla F1, riuscirà anche a chiudere il mondiale endurance 2017 con la partecipazione alle ultime due gare, in programma per settimana prossima in Cina e per la settimana successiva al GP del Brasile, in Bahrain. Significherebbe per il neozelandese, correre tutti i weekend.
Insomma, i presupposti per diventare degli ottimi piloti di F1 ci sono tutti, ma adattarsi a queste vetture in poco tempo è un’impresa molto complessa ed è per questo che difendersi dalla Renault diventa un compito arduo.
Kvyat fuori dal circus, ma con che modi!
Alcune voci di paddock raccontano di modalità a dir poco estreme utilizzate dalla Red Bull per comunicare al russo che non avrebbe più guidato una F1.
Ancora prima dello start del GP degli Stati Uniti, Marko e gli altri vertici della famiglia austriaca avevano già deciso il destino di Kvyat. Finita la gara e il relativo giro al ring delle interviste, il pilota è stato urgentemente richiamato nell’ufficio di Helmut, che senza troppe esitazioni gli ha comunicato che la sua carriera in Formula 1 si sarebbe conclusa lì. Ma non è finita qui, senza nemmeno immaginare lo Shock psicologico che questa comunicazione avrebbe già potuto provocare nel pilota, Kvyat è stato pregato di lasciare immediatamente il paddock. Si racconta che non abbia avuto neanche la possibilità di salutare i membri della sua squadra!
Ovviamente non possiamo avere la massima certezza che i fatti siano andati esattamente in questo modo, ma se così fosse stato, è veramente triste e allo stesso tempo indegno che un pilota che faceva parte del circus ormai da diversi anni, abbia meritato di chiudere la sua carriera in F1 così poco dignitosamente.