
Ora che è terminato il tempo per smaltire il pranzo pasquale, gli appassionati di Formula 1 possono già prendere appuntamento per la domenica che arriverà. L’8 aprile è infatti in programma il Gran Premio del Bahrain, seconda prova del mondiale che attenderà l’ennesimo capitolo della sfida tra Lewis Hamilton e Sebastian Vettel, quest’ultimo vincitore della prima gara della stagione in Australia.
La vittoria del ferrarista ha suscitato grandi emozioni tra i tifosi, ponendo quasi in secondo piano alcuni aspetti della Formula 1 che già fanno discutere. Tra gli elementi più contestati c’è senz’altro la scarsa spettacolarità delle gare, evidenziata già a Melbourne non soltanto dagli spettatori (o telespettatori), ma anche dagli stessi piloti o da addetti ai lavori.
Tra coloro che si sono annoiati davanti al televisore c’è anche una grande figura sportiva dei nostri giorni, noto in passato per la sua carriera in Formula 1 e, soprattutto, in Indycar. Stiamo naturalmente parlando di Alessandro Zanardi, uno degli atleti italiani più amati e rispettati di sempre, il quale, pur dedicando tutto sé stesso alla sua attuale disciplina para olimpica (Handbike), non ha mai smesso di seguire con attenzione la Formula 1. Una realtà, quella automobilistica, che è stata parte integrante della vita e della carriera sportiva di Zanardi fino al 2001, anno in cui la sua esperienza sulle quattro ruote venne interrotta da un gravissimo incidente a Lausitzring, che segnò la fine della sua carriera di pilota.
Il bolognese, come già accennato, è rimasto comunque un grande appassionato di motori, e ha così commentato l’universo della Formula 1 (e le prime impressioni post-Australia) ai microfoni della “Gazzetta di Parma“.
“Come si fa a non guardare il primo GP della stagione?”, si chiede Zanardi nell’intervista a cura di Paolo Ciccarone. “C’era tanta attesa e curiosità, e devo dire che aver visto vincere la Ferrari mi ha fatto molto piacere, pur ammettendo che Hamilton e Mercedes hanno ancora qualcosina in più rispetto alla rossa. Resta il fatto che vedere la Ferrari vincente, anche grazie alla strategia ed alla virtual safety car, ha fatto bene all’ambiente ed ai tifosi.”
Ovviamente mi sono goduto la vittoria, ma se fosse accaduto il contrario, con una Ferrari beffata dalla Mercedes, avremmo aperto un dibattito sulla safety car, sull’efficacia delle regole, e così via. Diciamo che è andata bene così, per stavolta.
Sono convinto che la Mercedes abbia qualcosa in più rispetto alla Ferrari, ma non molto. A Maranello dovranno ancora lavorare duramente per recuperare quel piccolo gap che manca, ma direi che Hamilton e Mercedes possono godere ancora di un piccolo margine di vantaggio”.
Interrogato sulla valutazione personale della gestione di Liberty Media, Zanardi ha risposto così alla domanda, rivolta tra l’altro ad un pilota che ha creato la sua fortuna automobilistica proprio in America, nella patria della filosofia di sport ed entertainment tipica di Liberty Media.
“Mi sembra che là abbiano cercato di “scimmiottare” la F1 negli ultimi anni, ed i risultati si sono visti: regolamenti che hanno cambiato auto e gare, con queste ultime che sono delle processioni dove non si sorpassa più, con la sola eccezione degli ovali. Auto con fondi modificati, alettoni ed aerodinamica, riduzione del peso. Tutte cose che derivavano dalla F1, e che hanno portato allo stesso risultato: gare noiose anche in Indycar”.
E dunque, quale sarebbe la ricetta di Alex Zanardi per sconfiggere la noia delle gare?
“Ne ho una molto modesta, ma potrebbe essere efficace: è inutile star lì a discernere regole sofisticate, o mettere limiti infinitesimali. Sarebbe stato più semplice aumentare il peso minimo delle auto, non come zavorre, ma proprio inteso come corpo totale della vettura. Questo avrebbe portato ad auto più sicure e robuste, ma che sarebbero state anche difficili da guidare, in quanto gli spazi di frenata di sarebbero allungati e le gomme sarebbero state più stressate ed usurate. Di conseguenza, il pilota più bravo avrebbe avuto più margine per superare in staccata, con una maggior sensibilità per gestire le gomme. Credo che con queste soluzioni l’uomo avrebbe fatto la differenza, mentre oggi sono tutti racchiusi in pochissimo spazio e non puoi più inventarti nulla”.
“Infatti, se guardi la griglia di partenza vedi che ci sono differenze di centesimi di secondo, per non dire millesimi. In passato capitava che Senna metteva il turbo al massimo con quattro gomme da qualifica, ed al suo compagno di squadra rifilava due secondi di distacco, anche se quest’ultimo partiva accanto a lui in griglia. Oggi due secondi è il gap che c’è tra il primo e l’ultimo classificato in qualifica. Non è che stiano tutti Senna, però è molto meno evidente la differenza tra il più pilota più talentuoso e quello meno bravo”.
“I tempi di Senna non torneranno più, ma è anche giusto che sia così. Oggi però le squadre lavorano su dettagli che influiscono sulle prestazioni, e su quel dettaglio si continua a lavorare fino a togliere il valore dell’uomo, della componente umana. La Mercedes, ad esempio, ha 2000 persone che lavorano su ogni aspetto, mentre i team più piccoli, che devono affidarsi a 300 persone per fare delle scelte, hanno poco o nulla da inventarsi. Ecco, vorrei una F1 meno attenta al dettaglio, perché 2000 uomini che studiano un dettaglio avranno molte più possibilità di farcela rispetto ad un team composto da 300 uomini. Una volta, il piccolo team riusciva ad avere un’idea geniale che poteva cambiare la classifica. Vorrei tanto che si tornasse al colpo di genio, alla fantasia che ti fa la differenza, invece che attenersi a regole sempre più stringenti e costrittive. In questo modo, chi ha 2000 persone sarà sempre davanti a coloro che hanno 3000, e questo mi pare molto triste”.
“Insomma, vorrei auto più pesanti e con motori più potenti. In rettilineo potresti andare per assurdo a 500 km/h, e uno che va a 10 all’ora più di te può superarti, poi però devi frenare e lì tiri fuori tutto. Oggi in rettilineo le auto non vanno tanto più forte rispetto a ieri, e non a caso c’è anche il DRS che aiuta, ma in curva hanno tutti una velocità spaventosa. E’ incredibile come buttino dentro le macchine e vadano forte, dal primo all’ultimo. A quel punto, come fai a fare la differenza?”
Quale sarebbe la soluzione di Alex Zanardi?
“L’introduzione di uno staff tecnico super partes che decida regole semplici, facili da controllare ed attuare e che rimetta l’uomo al centro della sfida. Oggi c’è solo la tecnologia, con il pilota che fa da supporto a quello che fanno in officina”.
Infine, una piccola curiosità legata al campione bolognese: qual è stata la monoposto più bella che hai mai guidato?
“Non lo dico perché ci ho vinto, ma credo che la Indy del 1996 fosse la macchina più bella in assoluto. Motore potente con oltre 1000 cavalli, pesante, senza sovrasterzo, difficile da guidare ma anche capace di farti fare la differenza in pista. Ecco, la F1 che vorrei dovrebbe essere come quella Indy del ’96, per riportare l’uomo al centro della sfida”.