
Di solito coloro i quali sono esperti seri e referenziati, con studiata calma e abilità si ritagliano qualche spazio di saggezza a margine delle prime gare del campionato, quindi attendono che si arrivi su circuiti veri, alle prese con condizioni di gara più simili a quelle che si incontreranno nella generalità della stagione, per esternare il loro commento sulla stagione di Formula Uno in corso. Accanto a loro, la grande democrazia del web ha creato coloro i quali affettuosamente chiamiamo Capiscioners, che tutto capiscono e su tutto dissertano. Insomma, mentre i primi fanno il punto, i secondi fanno il punto, due punti, un punto e un punto e virgola, altrimenti poi gli altri pensano che sono provinciali tirati*. E poi ci sono io, un commercialista di campagna, che, al massimo, più che fare il punto, può mettere le virgole.
Proprio quello che intendo fare!ù
Halo, logo, nuova grafica e nuovi orari, aspettando la mascotte.
Insomma, viste dal vivo e all’opera le novità più visivamente evidenti introdotte in questo campionato sono riuscite a unire le mille anime degli appassionati di Formula Uno in un comune sentimento di raccapriccio. La nuova grafica realizza diligentemente il disegno di voler rendere ancora più incomprensibile questa formula dalle mille varianti: a ogni giro ci viene ricordato per quale scuderia corrono i vari piloti, mentre non è dato di sapere quale mescola montino, in una perfetta applicazione tecnologica del concetto di chiarità crepuscolare espresso dall’omonima corrente poetica di inizio Novecento, con più crepuscolo che chiarezza, a dirla tutta. Il logo ha nella novità la sua unica caratteristica positiva ma io, da retrograda, resto dell’opinione che rappresenti l’allegoria di un Tilkodromo. Per quanto riguarda i nuovi orari, vorrei ringraziare Liberty Media per il grande passo fatto verso una categoria vittima di brutale razzismo, bistrattata e ignorata dalla collettività: i ritardatari. E a proposito di ritardi: ma in Cina non avremmo dovuto conoscere la mascotte Axel? Guardate, noi siamo divorati dall’hype: sarà tipo un Transformer ecumenico, cioè che non si schiera con Autobots o Decepticons? Sarà una creatura mitologica metà burocrate, metà ingegnere e con la pettinatura di Hamilton? Sarà meglio il tizio vestito da dinosauro che idoleggiava in tribuna l’anno scorso o sarò meglio io con maglietta inneggiante alla porchetta d’Abruzzo in tribuna a Spa?
Per quanto riguarda Halo, devo davvero dire qualcosa oppure vi è bastato vedere che razza di contorsionismi debba fare il pilota solo per riuscire a salutare il pubblico? Ecco, appunto.
La Formula Uno che verrà
Qualche tempo fa Liberty Media ha messo sul tavolo le sue proposte per il futuro della massima categoria dello sport a motori. Se cercate un commento eloquente, basta che recuperiate le espressioni di Maurizio Arrivabene e Toto Wolff all’uscita dall’incontro durante il quale i Nuovi Eminentissimi Capoccioni hanno esposto il loro progetto, o meglio: hanno fatto ai team un’offerta che non potranno rifiutare. Ebbene sì: Liberty Media non intende trattare, pertanto le scuderie dovranno adeguarsi o andarsene. Avremo, dunque, un budget cap, una nuova ripartizione dei bonus, nuovi motori che coniughino affidabilità e minori costi, macchine che dovranno essere progettate per favorire i sorpassi e avremo la standardizzazione di tutte le componenti che non generano interesse nel pubblico. Nulla è dato di sapere su quelle componenti che del pubblico generano, invece, il ribrezzo. Insomma questa potrebbe essere la Formula Uno che verrà senza alcuna certezza che ci sarà ancora chi vedrà.
Il campionato 2018: smontate l’halo, voglio scendere!
Senza esserci del tutto ripresi dall’abbandono della Formula Uno da parte della perfida matrigna Rai – altro che mamma! – abbiamo affrontato la ripartenza del campionato riponendo la nostra fede nel canale 4K e nei Santi Fibra e Streaming. Dai test di Barcellona, i Capiscioners ci facevano sapere che Mercedes avrebbe doppiato tutti, che Red Bull aveva la migliore macchina, che Honda era tornata affidabile e vincente, che la Ferrari avrebbe dovuto passare direttamente al progetto P, laddove P sta per Preghiamo. Oh, e che la McLaren era arancione, non potendo dire altro.
Poi è arrivata Melbourne. Solito abisso fra i primi quattro e tutti gli altri, record disintegrati, sorprese strategiche e tante discussioni sui sorrisi come non se ne sentono nemmeno nei congressi dentistici. Dal bordo della pista, un noto ex pilota campione del mondo, che per la privacy chiameremo M’Hillamento, lanciava strali sull’ingenerosità di certi top team che non vogliono fare sport, ma solo spadroneggiare, vincere a mani basse, dominare, senza curarsi degli altri. Sono sconvolta e solidale con M’Hillamento: davvero non potevo credere che uno sport dove per definizione il secondo è il primo dei perdenti, nel quale si investono somme paragonabili a punti di PIL di un piccolo Stato indipendente e vengono osannati come cavalieri del rischio giovani miliardari che fanno l’autoscontro con il proprio compagno di box per mezzo punto ci fosse così poco spazio per la condivisione, la comprensione e la reciproca sussidiarietà. Detto da uno che sedeva nella monoposto più dominante dei primi anni Novanta, poi. Scioccante.
Il Bahrain rimetterà le cose in chiaro – dicevano. Si tratta di una pista vera dove non si può pensare di tenere dietro una monoposto all’arrembaggio e impedirle di sorpassare – dicevano. Mercedes tornerà a fare paura e Red Bull darà del filo da torcere a tutti – dicevano. È successo l’imponderabile, invece, vale a dire che in un mondo ossessionato dalla sicurezza in pista, un professionista in pit lane rischi la propria incolumità perché il sistema di sensori che assiste la procedura di cambio gomme presenta delle inquietanti lacune. Una cosa che nessuno aveva previsto o che si fosse mai augurato di prevedere. Chissà cosa ne pensa PiagnHorner, uno che, nell’arco di due Gran Premi, ha trovato occasione per lamentarsi di tutto…
In Cina… Beh, in Cina ci sarà la mascotte! Ah, no, scusate: non pervenuta. In Cina ci sarà la riscossa della Mercedes di Hamilton! Ah, no, scusate: non pervenuta manco quella. In Cina la Ferrari sferrerà il colpo del K.O.! Ah, no scusate: in Cina la Ferrari le ha prese, letteralmente. Mettetevi nei panni dello spettatore medio che si è alzato per vedere la gara, galvanizzato da una prima fila tutta rossa e con un manipolo di Nuovi Senna pronti a battagliare per la vittoria e che, a fine gara, si ritrova sul podio il Tappo e il Bollito, con la gara vinta da quello che beve dalla scarpa. Roba da scendere e cercare uno a uno tutti i Capiscioners per riservare loro lo stesso aggraziato trattamento che Verstappen usa a coloro che si ritrovano sulla sua traiettoria! E come non solidarizzare con Hamilton, che dalla prima classe che costa mille lire è passato alla seconda che costa cento per ritrovarsi nella terza fra terrore e spavento*! Eh sì, perché Daniel Ricciardo – sempre sia lodato – non ha solo vinto una corsa memorabile, ma anche una corsa che ha sancito, per la prima volta dall’entrata dell’era turboibrida, un vero cambiamento nelle gerarchie, con Mercedes in difficoltà e digiuna di vittorie dopo ben tre gare. Ed è questo, cioè la prospettiva di avere finalmente una competizione, non le fantomatiche novità di Liberty Media, che fa davvero ben sperare per il futuro della Formula Uno e di questo campionato.
Nel dubbio e affinché non mi si accusi di essermi aggregata ai Capiscioners, io esclamo: smontate l’halo, voglio scendere!
*Liberty Media concederà un bonus di dieci punti al beniamino di chi indovinerà la citazione, garantisco io.