
Agli appassionati mancava quel casco, quella livrea bianca e celeste che, negli anni 90, ha accompagnato le vittorie di Mika Hakkinen: grazie al connazionale Valtteri Bottas, rivedremo, quei colori, almeno per il gran premio di Monaco, dopo tanti anni di assenza, ormai quasi 17. Bottas ha voluto rendere omaggio al suo grande idolo d’infanzia, ovviamente dopo aver chiesto l’autorizzazione a Mika stesso che, da gran signore qual è, non ha esitato a concedergli; in particolare il pilota della Mercedes vuole ricordare l’unica vittoria di Hakkinen nel Principato nel 1998, esattamente 20 anni fa, e anche il titolo da lui conquistato al termine di un grande duello con Michael Schumacher e la Ferrari.
“Lo rispetto come pilota e come uomo; mi è sempre piaciuta la sua livrea e ho deciso di utilizzarla”. Queste le parole di Bottas che, inevitabilmente, sta accogliendo le simpatie della maggior parte dei tifosi in questo week end.
Già, perché Hakkinen, prossimo ai 50, oltre ad essere stato un grande pilota, è un grande uomo, sempre gentile, sempre disponibile all’intervista con tutti e, soprattutto, mai banale nelle sue risposte. Lontano da quel noioso stereotipo finlandese dell’ “Iceman” (ogni riferimento a cose o persone è puramente casuale) e più vicino ad una visione latina dello sport, passionale ed emotiva. Come a Monza, nel 1999, quando aveva la gara in pugno ma sbagliò ad inserire una marcia all’entrata della prima chicane: la sua gara terminò in un testacoda e lui in lacrime, da solo a bordo pista, immerso nella sua delusione e negli urli festanti dei tifosi della Ferrari con cui si stava giocando il mondiale.

Non dimentichiamo la grandezza della sua prima qualifica a bordo della McLaren, all’Estoril nel 1993, quando si mise dietro il suo compagno di squadra, un certo Ayrton Senna, il re incontrastato del sabato; la grande paura di Adelaide, nel 1995, quando, a quasi 300 Km/h, uno pneumatico si sgonfiò mandandolo in coma e facendogli rischiare seriamente la vita, oltre che la carriera, senza scordare la sua difficile degenza in Australia ed il fantastico e, per certi versi, miracoloso rientro alle corse l’anno dopo.
Ma anche tante gioie: il suo primo titolo nel 98, la sua gioia incontenibile, la consapevolezza di esserci riuscito dopo tanti anni di sacrifici e duro lavoro, perché se non ti chiami Senna o Schumacher, il lavoro è l’unica via per la vittoria; ed Hakkinen è sicuramente uno dei più grandi da questo punto di vista. Indimenticabile, poi, il sorpasso capolavoro a Schumacher in quel di Spa con Zonta in mezzo ai due a renderlo ancor più leggendario. Fino al suo ritiro, al termine della stagione 2001.
Insomma, un combattente: si sa che chi mette sempre il 100% in quello che fa sarà sempre rispettato degli addetti ai lavori e anche dai nemici, ben pochi nel suo caso: Mika Hakkinen avrà anche lasciato la Formula Uno, ma nessuno si è scordato di lui, del due volte campione del mondo. E l’interesse per il casco di Hakkinen portato da Bottas ne è una perfetta testimonianza.

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