
In questi primi giorni del nuovo anno la notizia che ha scosso l’ambiente della Formula 1 è certamente la decisione della Ferrari di non rinnovare il contratto a Maurizio Arrivabene, promuovendo Mattia Binotto al ruolo di Team Principal della Scuderia. Se per alcuni un ribaltone ai vertici della Gestione Sportiva era comunque pronosticabile visto lo strappo non ricucibile tra i due protagonisti dell’avvicendamento, a destare scalpore sono le tempistiche della vicenda.
Il progetto della vettura 2019, ribattezzato 670, è infatti in dirittura d’arrivo e ai test invernali di Barcellona manca poco più di un mese. Il dubbio lecito riguarda proprio il clima che avvolge la compagine di Maranello nel corso di questo delicato inverno. Pare, inoltre, che la decisione del Presidente John Elkann sia stata appresa dai membri del team attraverso le pagine della Gazzetta, che ha anticipato il comunicato ufficiale lunedì 7 gennaio.
La promozione alla guida della Ferrari di Mattia Binotto sembra compiere il volere di Sergio Marchionne, che intravedeva proprio nell’ingegnere di nascita svizzera il futuro della Scuderia. In questo scontro di potere con Arrivabene, Binotto era arrivato a minacciare l’addio, forte delle offerte di Renault e Mercedes.
Il 49enne ingegnere meccanico, entrato in Ferrari nel 1995, è stato impegnato prima con la squadra test, poi direttamente al seguito del team che conquistava cinque mondiali piloti con Schumacher e sei titoli costruttori dal 1999 al 2004. Nel 2007 è diventato capo ingegnere, poi responsabile operazioni e Kers due anni dopo. Nel 2014, con l’avvento dell’era turbo-ibrida, è diventato direttore motori. Dal 27 luglio 2016, chiuso il rapporto con James Allison, Binotto è diventato responsabile tecnico. Da qualche giorno, Binotto ha compiuto l’ultimo passo della scalata gerarchica, diventando Team Principal della Scuderia Ferrari.
L’ingegnere di origini reggiane ha avuto l’abilità di riconcepire la direzione tecnica della gestione sportiva, sfruttando l’organizzazione più orizzontale voluta da Marchionne. La stessa modalità che ha portato alla valorizzazione di risorse interne come Enrico Cardile e Corrado Iotti. Aveva appunto un rapporto strettissimo con l’ex Presidente Marchionne, che aveva plasmato la Ferrari attorno alla figura di Binotto.
In Ferrari le novità potrebbero non essere ancora finite: se Binotto è ora il nuovo Team Principal, pur conservando la direzione tecnica, serve una figura che vada a trattare con Liberty Media il futuro tecnico della categoria, oltre alla ridefinizione del Patto della Concordia. L’attuale Amministratore Delegato Camilleri, nominato in un clima di emergenza, non è più sicuro del posto. Nelle ultime ore, a questo proposito, si è fatto il nome di Stefano Domenicali, attuale Presidente e Amministratore Delegato di Lamborghini.