
Piero Ferrari è tornato, in un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, a parlare dell’avvicendamento al comando del Gestione Sportiva della Scuderia di Maranello. Il figlio del Drake, che oggi ha il ruolo di secondo grande azionista del Cavallino, durante la sua lunga militanza ha visto succedersi uomini e situazioni di ogni genere, e ha dato una chiave di lettura interessante di quanto successo in questi giorni.
“Tutto è avvenuto prima di Natale, poi per varie ragioni avevamo pensato di non rendere nota la decisione” ha dichiarato Ferrari. Le tempistiche sono poi state accelerate dopo che proprio la Gazzetta, lunedì scorso, aveva pubblicato la notizia in anteprima, anticipando anche il comunicato ufficiale del Cavallino. Ferrari non scende nei particolari della decisione, “anche perchè io posso parlare solo da azionista. Dico solo che c’è stato un confronto tra noi soci, con John Elkann, e alla fine abbiamo agito nell’esclusivo interesse della Ferrari”.
E’ stato scritto su ogni testata giornalistica specialistica che la mossa di sostituire Arrivabene con Binotto è stata effettuata in continuità con la linea tracciata da Sergio Marchionne. Piero Ferrari non ha smentito questo, ma ha specificato che “per noi era importante garantire la continuità tecnica del reparto corse del Cavallino. A noi premeva preservare la continuità tecnica, senza creare alcuna turbativa nella struttura della Scuderia”. Alla luce di queste parole, sorge spontaneo chiedersi cosa sarebbe successo se Maurizio Arrivabene fosse rimasto al suo posto. E la risposta, molto probabilmente, è che Mattia Binotto se ne sarebbe andato, inficiando quella “continuità tecnica” tanto ricercata. Le frizioni tra i due erano infatti di pubblico dominio, nonostante lo stesso Arrivabene si fosse dato molto da fare (giustamente, per non aggiungere ulteriori pressioni sulla squadra ancora in lotta per il Mondiale) per smentirle. Il bravo ingegnere era stato oggetto di attenzione da parte di più di un top team, e probabilmente le offerte che aveva ricevuto hanno avuto un peso fondamentale nel far pendere la bilancia della Ferrari a suo favore.
Ora che la decisione è stata presa, è tempo per il team di Maranello di pensare al futuro, anche in vista dei cambiamenti regolamentari del 2021: “In questo momento per noi resta prioritario l’aspetto tecnico, e su questo tema possiamo dire che Mattia ha una vastissima competenza”. Per quanto riguarda la società, Piero predica calma: “Io dico che è necessario concedere il tempo sufficiente per lavorare a Louis Camilleri, che è arrivato da poco in Ferrari e ha indubbiamente il suo stile, diverso da quello di Marchionne, a sua volta unico e inimitabile”.
Riguardo al team di F1, è importante sottolineare come, almeno per il momento, Binotto mantenga una doppia carica: oltre che Team Principal, infatti, resta anche a capo del reparto tecnico, come specificato dal comunicato ufficiale. Un ruolo simile era stato ottenuto da Ross Brawn nei suoi anni in Mercedes, dal 2010 al 2012. Molto probabilmente non assisteremo ad altri stravolgimenti nell’organico della Rossa, ma solo ad aggiustamenti; un ruolo importante potrebbe essere assunto da Laurent Mekies, appena arrivato dalla FIA ed ex ingegnere Toro Rosso, con una buona esperienza. La partita più importante di Binotto si giocherà sui tavoli della governance del Circus, in particolare con Liberty Media riguardo al nuovo Patto della Concordia e ai nuovi regolamenti. La sua esperienza tecnica dovrà essere coadiuvata da altrettanta capacità politica, e molto probabilmente toccherà a lui avere anche questa, dal momento che la presenza di Camilleri in quanto Amministratore Delegato è fortemente in dubbio al momento.