
Esiste davvero un canovaccio steso dal Sommo Sceneggiatore, sulla base della quale ognuno di noi recita la propria parte in quel variegato spettacolo teatrale che è la vita. Ce ne accorgiamo quando vengono a mancare delle figure paradigmatiche, personalità spesso definite “colonne”, a maggior ragione quando ciò avviene all’improvviso e in coincidenza con eventi attesi e importanti, com’è accaduto con la scomparsa di Charlie Whiting alla vigilia del Gran Premio d’Australia, che inaugurerà la stagione 2019. Ci siamo svegliati così, increduli, e abbiamo passato la giornata a figurarci chi avrebbe preso il suo posto, chi avrebbe recitato la parte che era stata sua per oltre un ventennio, dal 1997.
Temuto. Rispettato. Detestato. Canzonato. Contestato. Charlie Whiting ha iniziato come meccanico della Brabham e artefice dei titoli mondiali di Nelson Piquet, diventando l’eminenza bianca che ha caratterizzato e influenzato la Formula Uno degli ultimi anni, più di regolamenti, scuderie e piloti; perché è pur vero che in uno sport, in qualsiasi sport, contano quelli che competono, ma se non c’è una giuria che consente agli sportivi e alle loro squadre di competere, applicando e facendo rispettare il regolamento, nessuna manifestazione può avere luogo. È chi dirige l’opera che ha l’ultima parola, che vale più di quella di chi ha ideato il soggetto, lo ha sceneggiato o recitato e Charlie Whiting ha diretto per vent’anni un’opera multiforme, spettacolare, discussa e a volte dolorosa.
Continuando il parallelo fra opera letteraria o teatrale e Formula Uno, affinché un’opera diventi universale occorrono un messaggio condivisibile e potente, una scrittura evocativa e personaggi in grado di affascinare generazioni successive. Personaggi che abbiamo amato come singoli e come gruppo, nelle loro introspezioni e nelle loro interazioni. Accanto agli eroi, alle figure esemplari e contrapposte, quelli che tutti ricordiamo, c’erano gli altri, che di volta in volta incarnavano il nemico, l’alleato, il condottiero; figure complesse, relegate sullo sfondo ma che da quello sfondo determinavano gli eventi e li governavano, chiusi entro i confini del loro agire, spesso senza vie di mezzo, immutabili, a volte crudeli ma indispensabili allo svolgersi della storia. In ogni storia che sia mai stata raccontata, che sia l’Iliade o il Campionato del mondo 1990, non si può fare a meno degli eroi, quelli che il pubblico ama, degli Achille e degli Ulisse come degli Alain e degli Ayrton, ma nemmeno delle altre figure, degli Agamennone. Di quelli che svolgono un ruolo necessario, anche a costo di essere odiati. Oderint dum metuant, mi odino purché mi temano, era, non a caso, il motto di Agamennone.
Nella nostra storia, Charlie Whiting era l’Agamennone, la guida, il rappresentante in campo dell’autorità che decide modi, tempi, punizioni e premi; il punto di riferimento stabile ma anche l’oggetto più facilmente individuabile di proteste e reclami, anche accesi; il responsabile ultimo di tutti gli eventi. Colui che deve accettare di essere odiato affinché la propria azione sia temuta, vale a dire rispettata perché autorevole benché insindacabile; colui che deve sostenere il peso di decisioni ingrate, impopolari e talvolta, purtroppo, tragicamente sbagliate. Come il sacrificio di Jules Bianchi, frutto di una catena scellerata di eventi nel corso del Gran Premio del Giappone nel 2014, che resterà un peso, una macchia imperdonabile in una carriera invidiabile.
Oggi, nelle parole accorate e commosse di quanti si trovano a Melbourne – piloti, tecnici, addetti ai lavori – Charlie Whiting emerge proprio come una figura carismatica e presente, influente nel bene e nel male, in una parola: necessaria. Talmente tanto che l’uomo ha finito per identificarsi con la funzione che ha incarnato, rendendo difficile immaginare il prosieguo di questa stagione e di tutto lo spettacolo della Formula Uno senza di lui, anche se qualcun altro assumerà la carica di direttore di gara.
È necessario che qualcuno lo faccia, altrimenti il canovaccio non potrà andare in scena. È necessario che qualcuno governi il tumultuoso circo itinerante della Formula Uno. È necessario che qualcuno, per essere al di sopra di tutti quegli eroi tanto amati, accetti di essere odiato per le decisioni che deve prendere.
Rest in speed, Charlie Whiting.