
Domenica 31 marzo 2019, durante il Gran Premio del Bahrain di F1, non ho fatto altro che domandarmi se è davvero così difficile capire la differenza tra queste due affermazioni:
– Vettel ha sbagliato, ha fatto un altro errore
– Vettel è sopravvalutato, ha vinto con la Reb Bull a c**o, deve andarsene dalla Ferrari perché rovina il team e non ha talento
Cercate di immaginare di aver compiuto una serie di errori: per troppa foga o eccessiva tensione ma in buona fede, spinti da buone intenzioni. Le possibili reazioni di un’ipotetica persona con la quale vi confidate, possono essere due:
1. Hai sbagliato ma sei una persona che vale, riuscirai a voltare pagina, ad imparare dai tuoi errori. Io ti sostengo
2. Compare mio, fai schifo. Hai avuto fortuna fino ad ora ma adesso stai facendo i conti con la realtà. Sei una pippa.
È giusto esprimere critiche, esternare (anche in modo colorito) la delusione per un risultato mancato ma denigrare un pilota che è stato quattro volte campione del mondo NO. Se succede questo, vuol dire che l’obiettivo è solo quello di sparare per primi giudizi affrettati, che cambiano da GP a GP a seconda dei risultati. Praticamente il bipolarismo è quasi di moda, ormai.
Vettel è passato dall’essere pilota Red Bull fischiato a pilota Ferrari osannato e poi ancora sbeffeggiato. E allora ecco che ritornano i vari “era meglio Alonso, Kimi, chiunque”, perchè Seb nemmeno il secondo pilota potrebbe fare, dovrebbe proprio andarsene. Vi sembra una cosa logica? O piuttosto una presa di posizione da divano? Con tutto il mio rispetto per i divani, ovviamente.
MA LE VIE DI MEZZO, CON SEB, NON ESISTONO MAI?
Nelle qualifiche è stato fatto uscire in mezzo al traffico e alla fine, in Q3, si ritrova sotto pressione ma esce e fa il secondo tempo con un unico giro. Nessuno si lamenta con il team né loda lui e… si attende l’errore in gara. Si aspetta, si guarda il tedesco partire con grinta, difendersi con la “cazzimma” e la giusta attenzione da Hamilton e poi ecco. Lo sbaglio tanto atteso arriva, accompagnato da una sorta di profezia che si autoadempie e allora, alla seconda gara, i fantasmi del passato ritornano e diventano non presente ma addirittura futuro.
Il poverino sembra intrappolato nel ruolo dell’eroe mancato, dell’impostore che ha seminato false speranze. Abbiamo visto che, quando ti trovi a dover rincorrere, rischi di sbagliare. Anche la Mercedes ha fatto errori di strategia e persino Hamilton ha avuto un secondo di distrazione. Quando poi ti trovi a rincorrere non solo chi ti sta davanti ma anche l’approvazione di quelli che dovrebbero essere i tuoi tifosi, allora diventa tosta.
Non sono quella che difende a prescindere Vettel
Difendo il suo talento, la sua carriera, le sue potenzialità e non i suoi errori (veri o presunti). È giusto ridurre una gara come quella di ieri ad un mero “pro o contro Vettel”? Tanto da far passare in secondo piano le prestazioni di un Norris, Hulkenberg e persino lo stesso eccezionale Leclerc?
Per quanto riguarda lui, ho avuto la netta sensazione che in molti non sperassero che facesse bene ma semplicemente che facesse meglio di Vettel.
E se non riuscisse più a farlo? Se Vettel tornasse a vincere e Leclerc non riuscisse a stargli dietro? Cosa succederebbe? Charles perderebbe di colpo il suo talento? Come Bottas il supereroe boscaiolo della prima gara che ha improvvisamente perso il “potere del pelo” nella seconda?
IL GIOCO È QUESTO. TRISTEMENTE QUESTO
Concludo con un concetto che racchiude una grande verità: menomale che non avevo twitter ai tempi di Schumi.
Scritto da: Manuela Brigante