
Mille e altri Mille!
Domenica prossima la Formula 1 taglierà un importante traguardo: il millesimo Gran Premio disputato!
Mille appuntamenti, per gli appassionati di tutto il mondo, con l’ansia dell’attesa del via, l’adrenalina, le emozioni. Gli anni sono passati: le monoposto sono cambiate, così come i piloti, i regolamenti, i tracciati. Un continuo susseguirsi di vittorie, sconfitte, gioie e drammi, che sono lo scheletro portante di questo sport. Così come lo è la passione, il brivido per la velocità e il rischio, Tutti elementi imprescindibili e immutabili, che continueranno a pervadere questo sport, anche per i prossimi mille Gran Premi.
E quindi Tanti Auguri Formula 1! Grazie per tutto quello che ci hai regalato…e ci regalerai!
Una su Mille
Nella storia della F1, ci sono delle gare entrate di diritto nelle pagine dei ricordi di questo sport, e dei suoi appassionati. I tifosi del grande Ayrton Senna, come chi vi scrive, potrebbero citare decine di gare, nelle quali il proprio idolo li ha fatti soffrire, esultare ed emozionare: il Gran Premio di Monaco del 1984, il primo mondiale, la prima vittoria alla gara di casa e, ahimè, l’ultima corsa, l’appuntamento con la morte.
Personalmente, se chiudo gli occhi e ritorno al passato, un flashback si affaccia prima degli altri: il Gran Premio d’Europa 1993, corso sul circuito di Donington. La gara che, secondo me, più di tutte ha evidenziato la superiorità del pilota Senna, rispetto alla vettura, all’elettronica, e via dicendo.
Gran Premio di Donington 1993. La Consacrazione di Ayrton Senna!
Domenica 11 aprile 1993: era il giorno di Pasqua. Pranzo tradizionale a casa con i parenti. Ma alle ore 13.50, io e mio fratello, entrambi tifosi sfegatati di Senna, abbiamo abbandonato colombe e uova di Pasqua, per piazzarci davanti alla TV.
Ayrton, nonostante una McLaren lontana parente della monoposto vincente fine anni 80, inizi 90, spinta da un modesto motore Ford, si presentava al via della terza gara del mondiale al comando della classifica piloti.
Sulla carta le ipertecnologiche Williams FW-15\C, progettate da un certo Adrian Newey, erano nettamente favorite, come dimostrato in qualifica: con le due monoposto guidate da Alain Prost e da Damon Hill che rifilarono distacchi abissali. Il primo pilota non vestito di blue-Williams, era un giovane promettente, Michael Schumacher, che precedette di un soffio Senna.
Ma il meteo ci mise lo zampino, sotto forma di pioggia. Non una pioggia copiosa, ma una pioggia tipica inglese: un momento diluvia, un altro momento non viene giù una goccia. Condizione particolarmente amata dal campione brasiliano, nella quale poteva esaltare la sua classe.
All’accendersi del semaforo verde le Williams, grazie al primo traction-control, schizzarono via, e Senna commise il suo unico errore: fece pattinare le gomme posteriori. Schumacher si allargò, e lo spinse fuori traiettoria: Senna venne superato anche da Karl Wendlingler, e passò la prima curva in quinta posizione.
E’ proprio qui che cominciò la magia di Senna. Alle “Craner Curves”, una serie di curve veloci, Ayrton passò prima Schumacher, e poi all’esterno Wendlingler. Neanche il tempo di esultare, e il tre volte campione del mondo era già attaccato ai tubi di scappamento della Williams di Hill. Alla “McLean’s” Senna affiancò il pilota inglese, e lo passò con una staccata che neanche l’elettronica della FW15\C riuscì a contrastare.
E poi toccò a Prost: l’acerrimo rivale. Colui che lo aveva “derubato” del mondiale del 1989: colui che non lo aveva voluto alla Williams quell’anno. E’ come per un toro vedere il drappo rosso.
Lo agguantò in accelerazione in uscita dalla “S”, per poi umiliarlo al tornante “Melbourne” con una staccata che scompose la sua McLaren. Li forse Prost capì che quel giorno non c’era davvero niente da fare contro chi, sul bagnato, andava come se avesse un motoscafo.
Il resto della gara fù pura poesia per chi ama le corse, e in particolare per i tifosi di Senna. La Mclaren, l’unica rimasta in pista, dopo l’uscita al primo giro di Michael Andretti, volava! O meglio, danzava sull’asfalto di Donington: scodava in uscita di ogni curva, alzava muri d’acqua, con il campione brasiliano che pennellava traiettorie, impensabili per tutti gli altri.
Le strategie di gara erano saltate. Prost andò completamente nel pallone, contando a fine gara la bellezza di 7 pit stop. Agli altri non andò certo meglio: neanche al futuro sette volte campione del mondo Michael Schumacher, che si autoeliminò con un testacoda al 22esimo giro.
Alla fine Ayrton Senna vinse il Gran Premio: anzi stravinse!. Se si pensa che Damon Hill, secondo, arrivò al traguardo con un distacco di quasi un minuto e mezzo, e tutti gli altri, Prost compreso, doppiati di almeno un giro.
Una lezione di guida impartita a tutti. Un chiaro messaggio al suo nemico numero uno: “tu potrai avere la monoposto migliore, vincere il mondiale: ma il migliore resto comunque io!”
Ovviamente incontenibile la gioia per chi, come me, si era già divorato tutte le unghie delle mani dalla tensione. Una Pasqua indimenticabile, che rimase di diritto nella memoria della F1 e nella mia.
Concludo il mio ricordo privato, con le parole che Stirling Moss dedicò a Senna, a gara finita: “Ayrton Senna, con questa gara, si è definitivamente consacrato come il più grande pilota di tutti i tempi. Dopo Fangio e Clark sarà lui, ora, la pietra di paragone per la generazione futura di piloti”.