
La Formula 1 è in procinto di festeggiare l’ambito traguardo del 1000° GP della sua storia, cominciata nel lontano 1950 e proseguita fino ad oggi, portandosi dietro una marea di campioni e di innovazioni tecnologiche estreme.
E’ inevitabile che di fronte ad un periodo temporale così lungo, nel cuore e nella memoria di ognuno di noi ci siano state gare che sono rimaste vive nei nostri ricordi più di altre: vuoi per duelli entusiasmanti, oppure per una sequela di sorpassi incredibili, o ancora più semplicemente per le emozioni che quel GP è stato in grado di regalarci.
Sì, le emozioni. Perché in uno sport che corre veloce e non perdona distrazioni, spesso ci si dimentica che è proprio il “cuore”, più che il mero talento, l’elemento principale da tenere in considerazione.
In questo senso, tra i 1000 GP di una storia meravigliosa, un capitolo particolare lo merita il Gran Premio d’Italia 2006, punto d’incrocio quasi perfetto di tanti destini che fanno da spartiacque nella storia recente della F1.
E’ il 10 settembre 2006. Sul circuito di Monza è tutto pronto per la 77° edizione del Gran Premio d’Italia e, come al solito, il pubblico di fede ferrarista inizia ad affollare le gradinate dell’autodromo brianzolo.
L’Italia sportiva di allora vive uno dei suoi periodi migliori: la nazionale di calcio si è da poco laureata campione del mondo ai mondiali di Germania, battendo la Francia ai rigori.
Eppure, la finalissima tra Italia e Francia non è finita in quella notte di Berlino. O meglio, la sfida calcistica si è spostata dal rettangolo verde alle piste del campionato di F1, categoria in cui il dualismo tra la Ferrari e la Renault è più acceso che mai.
Da un lato c’è un uomo tedesco, di nome Michael Schumacher, che incarna i sogni di gloria del popolo rosso e di una nazione intera (a tal proposito, lo stesso Schumacher festeggiò a modo suo la vittoria degli “azzurri” sventolando la bandiera italiana a Magny-Cours, di fronte ai francesi appena usciti sconfitti dal rigore di Fabio Grosso).
Dall’altra parte, invece, c’è la Renault, simbolo del riscatto automobilistico transalpino che vede nella coppia manager-pilota (l’italiano Flavio Briatore e lo spagnolo Fernando Alonso) la ricetta perfetta per strozzare l’urlo di gioia della Ferrari.
A rendere questa sfida ancor più elettrizzante, c’è una situazione di classifica avvincente: a Monza infatti, è Alonso a presentarsi da leader del mondiale, pur godendo di un vantaggio ridotto rispetto al suo diretto inseguitore; proprio quel Schumacher che ha già messo nel mirino la conquista del suo 8° titolo mondiale piloti.
A Monza non manca niente per assistere ad uno spettacolo indimenticabile: c’è il sole, che rende la temperatura atmosferica quasi torrida, come se non bastassero le polemiche della pista.
In qualifica infatti, la pole position viene conquistata dalla McLaren di Kimi Raikkonen, con “Iceman” che delude i ferraristi strappando il miglior tempo a Schumacher.
La vicenda più “calda” colpisce però l’altro pilota della Ferrari, Felipe Massa, che nel giro veloce si trova davanti la Renault di Alonso.
Il brasiliano (al suo primo anno in Ferrari) fa notare la presunta azione di disturbo dello spagnolo, spingendo la Ferrari a presentare un reclamo alla FIA.
La Federazione accoglie la domanda del team di Maranello, penalizzando Alonso al 10° posto in griglia, scatenando una durissima reazione non solo da parte dello spagnolo, ma anche e soprattutto da parte di Briatore.
Per i tifosi, gli interminabili minuti d’attesa allo spegnimento del semaforo rosso sembrano svanire lentamente. Ma nel cuore di tutti, ferrarista e non, c’è un’altra attesa che lascia con il fiato sospeso. Già, perché dopo una lunghissima carriera costellata da 7 titoli mondiali ed 89 vittorie, Michael Schumacher, il pilota più vincente di tutti i tempi, potrebbe infatti disputare il suo ultimo Gran Premio d’Italia.
L’ipotesi di un ritiro dalle competizioni si fa sempre più concreta, ma le voci ed i fiumi d’inchiostro si placano come per magia alle ore 14.00: l’ora della partenza.
Al via Raikkonen mantiene saldamente la leadership, mentre Schumacher rischia di perdere la seconda piazza tallonato dalle due BMW di Heidfeld e Kubica, molto agguerriti allo start.
Raikkonen, che dispone di una McLaren in ottimo stato di forma, firma anche il giro più veloce della gara. Ma non basta. Dietro di lui infatti, Schumacher riesce a reggere il ritmo del finlandese, superandolo grazie ad una strategia impeccabile da parte del muretto box ferrarista.
Il tedesco passa dunque al comando, mentre dietro di lui Alonso fa il possibile per recuperare terreno. Lo spagnolo spinge, guadagnando posizioni su posizione.
Ma la giornata monzese sembra architettata per rendere felice il popolo del “cavallino rampante”. E così, a pochi giri dal termine, il motore Renault tradisce il suo pilota di punta, fornendo un clamoroso assist a Schumacher per riaprire la lotta per il mondiale.
Dal canto suo il tedesco non sbaglia, tagliando il traguardo da vincitore del GP d’Italia e cogliendo il successo numero 90 della sua carriera.
Nel giro di rientro, nei festeggiamenti di Schumacher con la squadra e nella celebrazione del podio, si nota però qualcosa di diverso.
Gli uomini della Ferrari, a cominciare dall’allora presidente Luca Cordero di Montezemolo, faticano a trattenere le lacrime.
Sul podio Schumacher scherza con Raikkonen, applaudendo un sorprendente Robert Kubica, giunto per la prima volta sul podio al suo terzo GP in F1.
Sono tutti piccoli segnali che fanno presagire a quello che ormai è noto a tutti: l’annuncio del ritiro dalla Formula 1.
Nell’immediata conferenza post-gara, Schumacher spiega tutte le sue motivazioni che lo hanno spinto a maturare questa decisione, suscitando un mix di emozioni in tutti gli appassionati.
Un congedo emozionante, al termine di una gara perfetta.
Schumacher, in piena lotta per la conquista dell’ennesimo mondiale, si ritira già da campione. La notizia del suo annuncio fa il giro del mondo, passando davanti addirittura ad altre news inerenti ad altri temi.
Monza 2006 non è stato solo il trionfo della Ferrari in casa, ma è stato qualcosa in più.
Anche se Schumacher ritornerà nel circus nel 2010, quella gara rappresenta al meglio la chiusura di un capitolo storico, e l’inizio di uno nuovo, in una combinazione di destini che, a ripensarci oggi, mettono i brividi.
L’ultima (pardon, la penultima) sinfonia di Schumacher in F1 coincide con il passaggio del testimone nelle mani di Kimi Raikkonen, proprio colui che prenderà il posto del tedesco in Ferrari a partire dal 2007 (subito consacrato con il mondiale).
Coincide con un sogno iridato che sfumerà sul più bello per un problema di affidabilità della Ferrari, che sembrava ormai dimenticato dopo cinque anni in cui la casa modenese aveva messo in pista mezzi perfetti.
Coincide con un Alonso sportivamente detestato dagli italiani, ma che curiosamente sarà anche l’ultimo pilota, nel 2012, a trionfare a Monza con la tuta rossa.
Ma soprattutto, Monza 2006 lancia Schumacher in un futuro incerto nella marea rossa della sua Monza, che in quella caldissima domenica lo incorona come suo Re.
L’annuncio del ritiro affligge i cuori di chi, con i successi di Schumacher, è nato e cresciuto.
E a ripensare a quella domenica, spezza ancora il cuore a tutti coloro che avrebbero voluto rivivere quei momenti riascoltando la voce del diretto interessato, tradito invece da un destino tanto crudele quanto beffardo.