
L’Austria ha un legame di grande tradizione storica in F1. Non solo per la significativa presenza nel calendario dell’omonimo Gp ma anche per i grandi piloti nati su questa terra, protagonisti assoluti della massima espressione dell’automobilismo sportivo in epoche differenti. Gente come Niki Lauda, Jochen Rindt, Helmut Marko e Gherard Berger non nascono tutti gli anni. Ma si potrebbero citare anche altri nomi, meno illustri ma anche perché molto sfortunati come Jo Gartner, Helmut Koinigg e Roland Ratzenberger. Per non parlare di Karl Wendlinger e Alexander Wurz.
Ma dopo la naturale unione di sangue con le sue dirette espressioni e risorse umane nel settore, l’Austria da corsa è anche legata indissolubilmente ad un Paese confinante e, quindi, molto vicino: l’Italia. Durante le 31 edizioni del Gp d’Austria (saranno 32 con questa del 2019) i destini della gara, disputata prima sull’Aerodromo di Zeltweg, poi sull’insidiosa e affascinante Osterreichring e dopo ancora sulla sua versione mitigata A1 e Red Bull Ring, si sono spesso e volentieri incrociati con quelli del tricolore da corsa.
Fin dalla prima volta dell’Austria in F1, nel 1964. Quando vinse alla grande il povero Lorenzo Bandini alla guida della Ferrari 156. Anche la seconda edizione acclamò una delle più belle giornate vissute dalla Rossa di Maranello. Ne fu interprete e main actor Jacky Ickx, al secolo “Pierino la peste”. Primo sotto la bandiera a scacchi in volata davanti al suo team mate Clay Regazzoni per un’esaltante doppietta sulle dolci colline della Stiria. Cinque anni dopo, l’affascinante tracciato austriaco con i suoi lunghi curvoni da pelo sullo stomaco e le velocità da brividi regala un’altra perla ai tanti tifosi italiani presenti sugli spalti. Sotto un vero e proprio diluvio che porta all’interruzione del Gp d’Austria già al 29° giro, Vittorione Brambilla al volante della March è il più bravo e coraggioso argonauta.
Batte tutti precedendo James Hunt e Tom Pryce. È la sua prima e unica vittoria in F1 in un’edizione che resterà scolpita nella storia. Ma le emozioni in questo doppio filo che collega Austria e Italia si alimentano proponendo colori diversi ma sempre molto accesi e vivi. Il giorno di Ferragosto del 1982 appassionati e addetti ai lavori sono testimoni di una delle gare più belle della storia della F1. Protagonista assoluto è un pilota italiano molto apprezzato e rispettato, che purtroppo non c’è più dal 1986: Elio De Angelis. Nonostante evidenti problemi al cambio, con la sua nera Lotus-Ford brucia sul traguardo la Williams di Keke Rosberg, che lo aveva tallonato per tutta la parte finale del Gp. È un’affermazione bellissima, indimenticabile, da batticuore. La prima di Elio. Un arrivo in volata eccitante come pochi.
Il romano prevalse per soli 0″050. Quindici anni dopo, nel 1997, il rinnovato circuito dell’A1 Ring che riporta l’Austria in F1, sta per consegnare alla storia un’altra “prima volta” di un pilota italiano. Ci è mancato poco. Solo la rottura del motore Mugen Honda priva Jarno Trulli a bordo della sua Prost ex Ligier di un grande risultato. Conquistata una eccellente seconda fila al sabato con gomme Bridgestone particolarmente valide, Jarno si fa subito largo fin dal primo giro. Supera il poleman Jacques Villeneuve e, complice un problema al propulsore Mercedes di Hakkinen, balza al comando. La sua è una cavalcata che appare trionfale. Guadagna terreno giro dopo giro e nessuno sembra in grado di fermarlo. Il pilota abbruzzese guida con autorità il gruppo fino alla prima sosta ai box quando perde la leadership del Gp d’Austria in favore di Villeneuve. Ma resta sempre sul pezzo per una importantissima posizione da podio finché al 58° passaggio il suo motore lo lascia a piedi. L’Italia si consolerà negli anni seguenti con i grandi successi di Irvine e Michael Schumacher al volante della Ferrari rispettivamente nel 1999, 2002 e 2003.