
Finiti i test, spenti i motori e raccolti i dati, è tempo di tirare qualche conclusione. Nel paddock le voci si susseguono una dietro l’altra, tra chi mente e chi dice la verità, tra chi si è nascosto e chi invece ha mostrato le carte, ma soltanto le prime qualifiche della stagione daranno un’idea dei valori in campo.
Conclusi i test quindi, Gian Carlo Minardi, che in questi giorni ha seguito molto la Formula 1 esprimendo molti pensieri, ha deciso di dire la sua in merito ai tre top team che dovrebbero essere il lizza per il mondiale.
Partendo dai campioni del mondo in carica, il patron della Minardi ha detto: “Indecifrabile la Mercedes. Resta la vettura di riferimento. Anche loro si sono coperti. Così come i team satelliti, hanno accusato diversi problemi inaspettati di affidabilità, ma potrebbero aver volutamente portato al limite i pezzi per testarne la resistenza“.
Secondo Minardi quindi la Mercedes c’è, ma resta da capire se l’inaffondabile corazzata tedesca presenta in realtà un punto debole chiamato “affidabilità”.
Passando invece alla Ferrari, Minardi scrive poche parole definendola in crescita, ma il punto più importante è la RB16.
“A far paura è la Red Bull. Ho l’impressione che tra i top team, siano loro ad aver effettuato lo step evolutivo maggiore in termini di telaio e motore e che si siano nascosti. Nell’ultimo tentativo di venerdì Verstappen ha palesemente alzato il piede nel T3 e il suo miglior crono di 1’16″269 poteva essere più basso“.
Minardi ha messo in mostra un particolare che in pochi avevano notato nei giorni di test, ma quel gesto dell’olandese ha risvegliato tutti. Nel paddock la Red Bull è stata nell’ombra, lontano dalle telecamere, senza fare troppe dichiarazioni, mentre in pista Max Verstappen e Alexander Albon macinavano chilometri, senza tempi rilevanti testando la vettura in varie configurazioni.
Arrivati all’ultimo giorno, poco prima della fine dei test, Verstappen ha fatto segnare record nel primo settore (-0.298) e record nel secondo settore (-0.230) salvo poi alzare il piede nel terzo settore. Forse è stato solo un caso isolato, ma la convinzione che la Red Bull sia della partita fin da subito inizia ad insinuarsi nel paddock e magari in quel box, che da 6 anni domina il Circus, la preoccupazione principale non è solo l’affidabilità.