
Sì, è vero la F1 ha avuto i natali ufficiali nel 1946 e il primo Mondiale è datato 1950. Lo sappiamo tutti. Ma forse non tutti sanno che prima della creazione della massima espressione della competizione sportiva su quattro ruote ad opera della Commissione Sportiva Internazionale della Fia, negli anni Venti fu organizzato per tre volte un Campionato del mondo automobilistico, riservato ai costruttori. La storia delle corse, infatti, ha un’origine molto più antica e gloriosa di quanto si possa credere. Ben prima della stessa F1, che ha rappresentato il suggello delle esperienze ed emozioni ai massimi livelli agonistici e tecnici già sperimentati ampiamente oltre mezzo secolo prima. Pensate che la prima vera competizione automobilistica conosciuta della storia risale addirittura al 16 luglio 1878 negli Stati Uniti d’America con una gara di 200 miglia.
E poi, a partire dal 1906, con la prima corsa organizzata nella modalità “Gran Premio” in Francia la crescita del fenomeno automobilistico sportivo ebbe una progressiva e costante ascesa a cavallo delle due guerre. Fu in questo lunghissimo periodo (spesso caduto nell’oblio e non valorizzato a dovere) che, sulle piste del mondo maturarono talenti eccezionali rispetto ad ogni epoca futura del calibro di Nuvolari, Varzi, Caracciola, Wimille, Rosemeyer. Solo per citare alcuni tra i più fulgidi. E nel 1925 su iniziativa dell’Automobile Club d’Italia l’allora antesignana della Fia, Aiacr (che sta per Associazione Internazionale degli Automobil Club Riconosciuti), mise a punto il primo Campionato mondiale automobilistico della storia. Il regolamento tecnico prevedeva cilindrata massima di due litri con un peso minimo di 650 kg e una larghezza della vettura di almeno 80 cm. Da quell’anno, inoltre, venne imposto obbligatoriamente l’uso dello specchietto retrovisore. Il regolarmento sportivo, invece, assegnava un punteggio pari a quello della posizione occupata nella classifica di ogni Gp fino al terzo posto. Il “Mondiale” si corse su quattro gare: la 500 Miglia di Indianapolis, il Gp del Belgio a Spa, il Gp di Francia a Montlhéry e il Gp d’Italia a Monza.
Il premio per il vincitore consisteva in un oggetto d’arte del valore di 30.000 franchi. La Duesenberg di Peter De Paolo e Norman Batten trionfò a Indy tra la quasi indifferenza dei brand europei. È chiaro, infatti, che il Campionato, orfano di Fiat e Mercedes, vedeva come grande favorita l’Alfa Romeo, che schierava la formidabile P2 concepita da Vittorio Jano. Previsione confermata in Belgio dove s’impose autorevolmente la P2 della Casa di Arese otto cilindri turbo di Antonio Ascari, seguito da Campari. Le uniche rivali delle Alfa presenti, quattro Delage, si ritirarono tutte. Ascari sembrava il favorito per la vittoria finale visto che stava anche dominando il successivo Gp di Francia quando tragicamente morì, mentre era in testa, per un grave incidente.
L’Alfa, allora, ritirò le vetture dalla gara in segno di lutto e i francesi della Delage ebbero, così, facile vittoria a casa loro. Monza divenne, così, la sfida decisiva per assegnare il titolo. Assente la Delage, la lotta sarebbe stata tra Alfa e Duesenberg. Italia contro Stati Uniti d’America. L’Alfa Romeo fece prevalere la propria indiscussa superiorità ma inaspettatamente, a vedere per primo la bandiera a scacchi fu Gastone Brilli Peri, un pilota che finora aveva sempre fatto lo scudiero di Ascari e Campari. Quest’ultimo, infatti, venne superato di slancio dal pilota fiorentino, che con gomme Pirelli tagliò per primo il traguardo in 5 ore, 14 minuti e 33 secondi ad una media di 152 km/h, precedendo di tre secondi il più affermato Campari. L’Alfa si aggiudicò il primo Campionato del Mondo con 7 punti e due vittorie! Alla prossima con l’edizione targata 1926!