
Domenica 12 aprile, Flavio Briatore compirà 70 anni. Daniele Dallera e Arianna Ravelli del Corriere della Sera, lo hanno raggiunto per un’intervista: “In F1 avevo tutti contro. Il Mondiale perso nel 2010 ha cambiato la storia. E non capisco perché la Rossa non vinca”.
Riportiamo qui sotto alcune tra le domande e risposte più interessanti sul tema Formula 1 e vi rimandiamo all’intervista completa su Corriere.it.
Le manca la Formula 1?
“Mi manca gestire un team, avere continue decisioni da prendere, è una sfida continua. L’altro giorno con Alonso abbiamo ricordato il Gp del Brasile quando pioveva ma abbiamo deciso di partire con le gomme da asciutto, ho detto ‘se lo dico ad Alonso non parte’. Lo ha scoperto che era in macchina, aveva due occhi spalancati: ‘Ma qualcun altro fa come noi?’, ‘Il tuo compagno di squadra’. Era ultimo, è arrivato terzo”.
A chi è legato della F1?
“Veramente mi hanno fatto la guerra tutti. Io sono entrato con la Benetton, eravamo quelli che facevano i maglioni. Per me la F1 era un prodotto come un altro. Poi ho vinto Gp con tre team, Benetton, Ligier e Renault, e 7 Mondiali in 18 anni. Ma invece di dirci bravi, qualcuno mi ha odiato tutta la vita come Mosley, l’ex presidente della Fia. Poi mi ha aiutato Ecclestone, e abbiamo fatto cose buone con Montezemolo, quando con la Fota ci siamo opposti a Mosley: nel 2009, abbiamo riunito in fabbrica da noi tutti i team principal alle due del mattino”.
Per l’incidente a Singapore di Piquet jr deciso a tavolino lei è stato fatto fuori.
“Mosley me l’aveva giurata. Mi hanno incolpato di tutto, ma poi sono stato riabilitato da un Tribunale di Parigi”.
È mai stato vicino alla Ferrari?
“Qualche chiacchiera con Giraudo, ma no. La Ferrari è un po’ il sogno di tutti, non penso sia complicato gestirla. Quando c’era Alonso c’è stato qualche contrasto con Mattiacci: la colpa era sempre di Fernando. Continuo a non capire come la Ferrari non vinca: ha i finanziamenti, ha la storia, ha meccanici bravissimi, credo che manchi un raccoglitore di tutto”.
La carriera di Alonso non le lascia molti rammarichi?
“L’unica cazzata è stata andare in McLaren. Il grosso rimpianto è la Ferrari, ha perso due Mondiali non per colpa sua. Il primo, nel 2010, era già vinto e c’è stato l’errore del muretto. È stata una botta troppo dura, non avevo mai visto Fernando piangere. Sarebbe cambiata la storia della F1, l’anno dopo con una motivazione incredibile avrebbe vinto ancora, Domenicali e Montezemolo sarebbero rimasti. Dopo quell’episodio sono nate le incomprensioni. Ma io avevo capito”.
Che cosa?
“Si era cominciato a festeggiare troppo. Mi era successo anche con Schumi. Convinti che avrebbe vinto il Mondiale a Suzuka, avevano organizzato una festa con tre tonnellate di ostriche e gamberetti. Non vincemmo: ci siamo ritrovati in tre tra i gamberetti, io, Schumi che non parlava e il suo manager”.
Il podio dei migliori piloti di adesso.
“Hamilton, poi Verstappen e Leclerc. Vorrei vedere questi due assieme nello stesso team”.
E dei suoi tempi?
“Senna e Schumi assieme, perché non abbiamo potuto vederli gareggiare davvero contro, poi Fernando: avessi un team io lo prenderei, è un rottweiler, fisicamente intatto, sbaglia pochissimo”.
La F1 di Briatore sarebbe più vicina a quella di Ecclestone o a quella di Liberty?
“50 e 50. Con Bernie ho fatto guerre sulla comunicazione, ma con lui un problema lo risolvevi in tre minuti. Ora manca un capo”.
La F1 sta introducendo il budget cap, vecchia idea.
“Sempre detto, tutto quello che non si vede deve essere uguale. Più ci sono macchine simili, più emergono i piloti migliori, più i team medi possono concorrere, essere competitivi. Il budget cap lo fai non fissando una cifra, ma col regolamento: tot alettoni a disposizione, tot ore di gallerie del vento. E le gare devono essere più brevi, due da 40 minuti”.