Nel 2019 Kimi Raikkonen è ritornato all’Alfa Romeo (ex Sauber) a distanza di 18 anni, quando fece il suo debutto in F1 proprio con la scuderia svizzera. In pochi però sanno che già nel 2017 si cominciò a pianificare questo progetto…

Kimi Raikkonen e l’Alfa Romeo. Quella che un tempo era la Sauber, e che è tornata ad essere la casa di Kimi, dopo 18 anni.
Tanto è passato da quel lontano 2001, quando un giovane pilota finlandese di belle speranze si affacciava al mondo della Formula 1. Il primo ad intravedere qualcosa in lui fu Peter Sauber, che non si fece problemi ad affidare un sedile ad un ragazzo di 22 anni. Fu quello il trampolino di lancio per Raikkonen, la cui carriera sbocciò poi in McLaren, prima di passare in Ferrari e realizzare il suo sogno di vincere il mondiale. E forse non poteva esserci un miglior finale di carriera per Kimi se non quello di tornare lì, dove tutto è iniziato. L’intesa si concretizzò formalmente nel 2018; tuttavia le basi furono gettate decisamente prima nel tempo.
A raccontare qualcosa a riguardo è stato il team manager della Sauber prima e dell’Alfa Romeo ora Beat Zehnder. Lo svizzero ha dichiarato che i primi discorsi iniziarono, in maniera del tutto casuale, nell’estate del 2017. Dopo il Gp di Silverstone (terminato al terzo posto), Raikkonen, nel volo di ritorno verso casa, diede uno “strappo” allo stesso Zehnder. Durante il viaggio i due cominciarono a parlare del futuro del finlandese, ed è stato in quel momento che il manager svizzero ha proposto, in caso di addio alla Ferrari, un ritorno a casa, qualora Kimi avesse avuto piacere (e motivazioni) nel farlo. Nei mesi successivi i discorsi sono proseguiti, in virtù anche dell’ottimo rapporto che lega i due.
Così, esattamente un anno dopo, c’è stato l’affondo decisivo: la Ferrari ha appena annunciato Leclerc come nuovo pilota, e Zehnder non ha perso tempo. Infatti, qualche giorno dopo la gara i due si incontrano per formalizzare il tutto, giungendo così all’attesa fumata bianca. Senza pretese, se non quella di mettere a disposizione la sua esperienza per sviluppare la macchina. Ma soprattutto per chiudere degnamente una carriera straordinaria. Magari con meno riconoscimenti di quanto ci si potesse aspettare (anche se vincere un mondiale non è da tutti), ma di certo con tanti bei momenti che lo hanno reso quello che è oggi: Iceman. Che non è solo un soprannome, ma uno stile di vita.