
Il Covid-19 sta condizionando, in modo assai rilevante, tutto il mondo dello sport. Il motorsport, in queste settimane, sta affrontando la imprescindibile questione relativa ai calendari.
Senza calendari definiti e definitivi, i campionati faticheranno a ripartire.
Quasi certamente, commenteremo corse a porte chiuse, pertanto ad uso e consumo del pubblico televisivo. Una conseguenza tanto inevitabile quanto indispensabile per rimettere in moto i motori.
L’attuale calendario del Mondiale di Formula 1 2020 continua a perdere pezzi. In queste ore, è stata resa nota la cancellazione dei GP dell’Azerbaijan, Singapore e Giappone.
Al momento, dunque, il calendario provvisorio si compone di 8 Gran Premi: Rolex Grosser Preis von Osterreich (Red Bull Ring, 3-5 luglio), Pirelli Grosser Preis der Steiermark (Red Bull Ring, 10-12 luglio), Aramco Magyar Nagydij (Hungaroring, 17-19 luglio), Pirelli British Grand Prix (Silverstone, 31 luglio-2 agosto), Emirates Formula 1 70th Anniversary Grand Prix (Silverstone, 7-9 agosto), Aramco Gran Premio de Espana (Montmelò, 14-16 agosto), Rolex Belgian Grand Prix (Spa-Francorchamps, 28-30 agosto), Gran Premio Heineken d’Italia (Monza, 4-6 settembre).
Otto appuntamenti, con il Red Bull Ring e Silverstone ad ospitare un inedito doppio round, al fine di sopperire alla soppressione di molti GP.
Otto Gran Premi sinora confermati. Per alcuni potrebbero essere pochi, per altri — al contrario — sufficienti. Certo, si tratterebbe, in caso di ufficializzazione di questo calendario, di una stagione ampiamente “azzoppata”, tuttavia ancora buona per portare a casa un campionato “sprint” in un periodo storico realmente eccezionale.
Voci si rincorrono: Mugello, Portimao, Imola, circuiti che subentrerebbero a tamponare il salasso delle gare abortite.
Ormai siamo abituati a calendari composti da oltre 20 GP. Ma non è sempre stato così. Per tanti anni, infatti, il Mondiale Piloti di F1 ha contemplato un numero inferiore a 10 GP: sette nel 1950 e nel 1955, otto nel 1951, 1952, 1956, 1957, 1961, nove nel 1953, 1954, 1959, 1962, 1966. Verranno stabilmente disputati dai 10 o più GP iridati solo a partire dalla fine degli Anni ’60.
Inoltre, dal 1950 al 1960, è inclusa nel calendario del Mondiale Piloti la “anomala” 500 Miglia di Indianapolis, corsa di fatto a sé stante e che segue regolamenti tecnici e sportivi diversi.
Nel 2012, per la prima volta, il calendario di F1 si compone di 20 corse.
Sussiste, tuttavia, una netta differenza tra oggi e le annate di F1 che furono. All’epoca, infatti, i GP non valevoli per il Mondiale Piloti superano in numero quelli iridati. Ad esempio, nel 1950, abbiamo ben 15 corse non iridate (tra cui Sanremo, Bari, Pescara), nel 1951 sono 13 (tra cui Siracusa, Sanremo, Bari e Pescara).
Nel biennio 1952-1953 (anni in cui il Mondiale Piloti si assegna con vetture di F2) si sale ad oltre 40 corse (tra cui Siracusa, circuito del Valentino, Napoli, Monza, Modena).
Ancora nel 1961, anno in cui le gare iridate sono 8, si disputano oltre 20 corse extra-campionato, tra cui gli appuntamenti italiani di Siracusa, Napoli, Modena e Vallelunga.
Le corse extra-campionato riservate a vetture di F1 — in numero sempre minore già a partire dalla seconda metà degli Anni ’60 — sopravvivono sino al 1983, quando si disputa l’ultima, vera Race of Champions (Brands Hatch, 10 aprile).
Ed ecco, allora, sorgere un’ulteriore questione: è possibile e realistico organizzare, anche in emergenza Covid-19, Gran Premi extra-campionato?
Corse non valevoli per il Mondiale di F1 è bene che esistano, sempre. Queste gare, infatti, possono arricchire l’offerta di una già ampia stagione di F1. Ad esempio, si potrebbero organizzare due corse extra-campionato, in circuiti che non inseriti nel circus iridato, che vadano ad anticipare l’inizio del Mondiale.
Perché non affiancare alle giornate di test collettivi pre-campionato due (o più) GP extra Mondiale (il cui format tecnico e sportivo non deve necessariamente coincidere con quello canonico dei GP iridati) che facciano da antipasto al Mondiale stesso e, al contempo, fungano da probante banco di prova per le vetture in vista della stagione iridata?
Perché non trasformare le eventuali gare del Mugello e Portimao in appuntamenti non iridati di inizio campionato?
La pandemia di coronavirus, invero, non consentirebbe di organizzare GP extra-campionato a porte aperte, salvo individuare un Paese le cui restrizioni in materia siano particolarmente blande (Svezia?).
L’idea di organizzare corse extra-campionato resta valida e percorribile. Quale occasione migliore — un 2020 ormai pesantemente condizionato e che presenterà calendari lacunosi — per sperimentare nuovi format, idee sane e solleticanti di fare motorsport e ripristinare un concetto di “stagione agonistica” che esuli dai rigorosi e monolitici calendari di qualsivoglia campionato?
La fantasia corre libera, tra ipotesi di GP non iridati di F1, corse in stile Boss GP Racing Series o F1 vs IndyCar. In questo senso, l’istituzione di eventi in comune FIA F1/F2/IndyCar (così da dividere le spese) in circuiti americani ed europei, stradali, ovali e cittadini, potrebbe ravvivare e stimolare il prodotto “motorsport”. Insomma, le combinazioni sarebbero e sono molteplici.
Idee sparse, sprazzi di innovazione che strizzano l’occhio al passato.
In casi estremi, estremi rimedi e soluzioni. Tentar non nuoce.