
Il Mondiale di Formula 1 2020 è finalmente iniziato. E lo ha fatto nel migliore dei modi. Gara viva e a tratti indecifrabile quella andata in scena sul tracciato austriaco del Red Bull Ring.
Il XXXIX Grosser Preis von Osterreich non ha tradito le attese: duelli, colpi di scena, contatti, ritiri, penalità, polemiche.
A colpire, in particolare, è stata la deludente prestazione della Ferrari SF1000. Charles Leclerc e Sebastian Vettel hanno lottato, sin dalle Prove Libere del venerdì, con una vettura poco competitiva. Inspiegabilmente poco competitiva. Cosa è successo in casa Ferrari? Quali le ragioni che hanno condotto ad una evidente involuzione tecnica rispetto alla più convincente e valida SF90 del 2019?
Le due SF1000 — spinte dalla nuova power unit Ferrari 065 — hanno evidenziato prestazioni lacunose sin dalle Libere. In qualifica, il bubbone è esploso fragoroso: Leclerc non va oltre il 7° tempo a 0.984s dalla pole-position di Valtteri Bottas (Mercedes F1 W11, 1:02.939, media di 246,982 km/h), Vettel, dal canto suo, firma un imbarazzante 11° tempo (non accendendo, pertanto, alla Q3), staccato di 1.267s dal finlandese della Mercedes (1:04.206, media di 242,108 km/h).
Il pilota monegasco, rispetto alla propria pole-position conquistata nel 2019, lamenta un gap di oltre 9 decimi di secondo: 1:03.003 (media di 246,731 km/h) nel 2019, 1:03.923 (media di 243,180 km/h) nel 2020.
Un dato che, considerata la stabilità regolamentare, suona come un campanello d’allarme.
La Ferrari, d’un tratto, si ritrova a combattere con la Mercedes rosa (leggi Racing Point), McLaren e Renault anziché contro Mercedes e Red Bull.
La Ferrari SF1000, dunque, incarna al meglio il concetto tanto distorto quanto diffuso di “evoluzione”.
Evoluzione: una parola abusata e, sovente, usata a sproposito da media e addetti ai lavori. Per comprendere: la SF1000, ad esempio, è stata lanciata quale “evoluzione” della SF90 del 2019. Non solo: quando i team introducono “aggiornamenti”, modifiche e parti nuove, si parla spesso di “evoluzione”.
Nelle intenzioni dei tecnici progettisti, naturalmente, ogni modifica è volta e finalizzata al miglioramento delle prestazioni. Tuttavia, non sempre le modifiche ottimizzano un prodotto già competitivo. Anzi, lo peggiorano. Ecco perché parlare sempre e comunque di “evoluzioni” risulta tanto affrettato quanto improprio.
È il caso, appunto, della Ferrari SF1000, ennesimo, lampante esempio di “involuzione” rispetto alla valida vettura predecessora. Senza dubbio, la SF1000 palesa una netta continuità con il recente passato di Maranello: a partire dalla SF70H del 2017 e passando per la SF71H del 2018 e SF90 del 2019, i tecnici di Maranello hanno optato per un progressivo lavoro attorno al medesimo concetto base, integrando con successo aggiornamenti e imposizioni regolamentari a modifiche deliberate in piena libertà progettuale.
Tuttavia, specie alla luce di regolamenti assai ingessanti e bloccati, è molto facile peggiorare una vettura competitiva e sempre più difficile trasformare una vettura mediocre in vincente. Il caso della SF1000 ne è, al momento, la prova.
Nello specifico, come affermato da Mattia Binotto, la SF1000 — allo stato attuale delle cose — lamenta una “scarsa” potenza del motore, un deficit al livello aerodinamico ed una altrettanto scarsa velocità di punta, probabilmente frutto del simultaneo peggioramento di motore e aerodinamica.
Come ci insegna la storia della F1 e dell’automobilismo in generale, il responso della pista è il solo, reale, indiscutibile metro di giudizio che può decretare e sancire se una nuova vettura e modifiche più o meno sostanziose costituiscano concrete e tangibili evoluzioni.
Leclerc, approfittando dei regimi di Safety Car, di una buona strategia, del progressivo calo delle monoposto motorizzate Mercedes (motori “spompati” causa alte temperature e gomme stanche), della penalità (eccessiva) inflitta a Lewis Hamilton e delle numerose “disgrazie” altrui, riesce ad agguantare con astuzia e sangue freddo un eccellente 2° posto.
Un podio insperato e rocambolesco che, invero, non cancella la poca competitività della nuova (e involuta) Ferrari SF1000.
Il 12 luglio, si replica: andrà in scena, infatti, il Grosser Preis von Steiermark. Il tempo per arginare le lacune è assai ristretto.
Un fatto è certo: mai nominare la parola “evoluzione” ancor prima di averla toccata con mano…!