
Le dichiarazioni al peperoncino di Fernando Alonso sulla Ferrari, “Ferrari indietro come nel 2014″, rilasciate dopo il Gran Premio di Spagna, rieccheggiano ancora nelle orecchie di molti appassionati di Formula 1 e soprattutto in quelle dei tifosi della Ferrari. Il rapporto tra Alonso e il Cavallino, si sa, non è mai stato idilliaco, soprattutto nelle ultime due stagioni. Ma nessuno poteva pensare che lo spagnolo avrebbe parzialmente manipolato la verità oggettiva, pur di pizzicare la Ferrari e difendere a spada tratta la sua scelta di cambiare casacca.
Perché se è vero che la Ferrari è ancora dietro le Mercedes e che ha il podio garantito grazie ai passi o balzi indietro delle principali avversarie dello scorso campionato, Williams e Red Bull in testa, non è sicuramente possibile affermare che “non è cambiato niente”, come dichiarato dallo spagnolo.
L’Asturiano ha sottolineato che i 45 secondi di ritardo di Vettel a Barcellona rappresentano lo stesso distacco che aveva la Ferrari un anno fa: pertanto la situazione è uguale a quella dell’anno scorso, come Alonso aveva ipotizzato, e quindi la decisione di affrontare una nuova sfida, anche se a medio-lungo termine, è stata la scelta giusta.
Analizzando però i numeri, la realtà è diversa: l’anno scorso in Spagna, Fernando finì a quasi 90 secondi dalla Mercedes di Lewis Hamilton, che vinse. Un distacco doppio rispetto a quello di Vettel di quest’anno da Nico Rosberg. Per non parlare di Kimi Raikkonen che finì addirittura doppiato. Ma la differenza più evidente riguarda i podi conquistati: 5 podi per la rossa quest’anno, di cui uno sul gradino più alto, contro i due soli conquistati in tutto il 2014. C’è poi da considerare che il Montmelò è la pista peggiore per chi non ha la macchina migliore. L’anno scorso Daniel Ricciardo, terzo con una Red Bull sicuramente più competitiva di quella di quest’anno, finì a 49 secondi da Hamilton.
Tutto questo evidenzia come la Ferrari rispetto all’anno scorso abbia fatto, in pochi mesi, dei progressi inimmaginabili, anche ai più ottimisti. Forse non basteranno a vincere il Mondiale, ma sicuramente sono delle basi solide per una rinascita. Allo stato attuale più solide e affidabili di quelle messe in mostra dalla McLaren
Ma allora perché queste dichiarazioni da parte di Alonso?
In primis c’è da ricordare che lo spagnolo non hai mai avuto una gran stima di Vettel. Ricordiamoci tutte le volte che Alonso ha sminuito le vittorie del tedesco, attribuendole per la maggior parte, alla superiorità della Red Bull. Ora non potrebbe mai ammettere che l’arrivo di Seb abbia dato nuova linfa alla Ferrari e l’abbia riportata vicino ai vertici, ammettendo di fatto una piccola realtà : che Vettel è sicuramente meglio di Alonso come collaudatore e come uomo squadra.
Inoltre è molto umano e comprensibile difendere le proprie scelte, anche se magari ci si rende conto che non siano esattamente le migliori. Probabilmente le aspettative sulla McLaren erano più rosee della dura realtà mostrata nei test invernali e nelle prime gare di quest’anno. Alonso forse si è reso conto che il cammino per arrivare ai vertici è più lungo e accidentato di quello prospettato dal team inglese e dalla Honda, per convincerlo a lasciare la rossa. Volendo fare previsioni allo stato attuale delle cose, ci vorranno tre o quattro anni per poter vedere la McLaren battagliare per le prime posizioni. E allora Alonso sarà in prossimità dei 40 anni e non gli sarà certo facile lottare per il titolo con piloti più giovani e scalpitanti di lui
Detto questo Alonso è, e rimarrà , uno dei più grandi campioni della storia della Formula 1. Tutti gli appassionati del circus iridato si augurano un suo ritorno ai vertici quanto prima, a costo di dover ammettere ciò che oggi non capiscono: che lo spagnolo ha avuto ragione a scendere dal cavallino.