
Non poteva esserci miglior epilogo, signore e signori. Il GP d’Austria in quel di Spielberg (già Zeltweg, già Österreichring), nona prova del Campionato del Mondo di Formula 1 2016, ha consegnato alla storia l’ennesimo grappino di rivalità. L’ennesimo gradito brindisi che fa tanto bene al motorismo. Alla Formula 1.
Giro 71. Le Mercedes F1 W07 di Nico Rosberg e Lewis Hamilton comandano la gara: il tedesco davanti dal 61° giro (aveva già comandato la corsa a partire dal 27° passaggio e sino al 55°), l’inglese (già in testa nei primi 21 giri) dietro a tallonare il rivale di scuderia. Rosberg ha la vettura danneggiata: il deviatore di flusso verticale sinistro, infatti, ha subito un danno a seguito della esplosione dello pneumatico posteriore destro di Vettel, i cui detriti hanno colpito proprio la monoposto del pilota Mercedes, il quale sopraggiungeva alle spalle della Ferrari #5. Dicono che tal danno costi alla vettura la bellezza di 7, sonanti decimi al giro: favolistica da avanspettacolo. Rosberg fa segnare quello che risulterà essere il 2° giro più veloce in gara (il migliore sarà quello di Hamilton al giro 67: 1:08.411) al 66° giro in 1:08.491. Rosberg ha il deviatore rotto sin dal 26° giro.
In più, a quanto pare, il “brake by wire” (il sistema elettronico di frenata assistita posteriore) non funziona. Il tedesco è su gomme Supersoft nuove (montate al giro 55), l’inglese su Soft usate (montate al giro 54). Quando inizia l’ultimo giro di gara, Hamilton sferra l’attacco, affiancando il compagno all’esterno. Rosberg, dal canto suo, cerca di resistere all’interno ma… spingendo sempre più all’esterno il rivale inglese. C’è il contatto. Hamilton prosegue e va a vincere, Rosberg danneggia l’ala anteriore: alla bandiera a scacchi, chiuderà in quarta posizione, superato anche da Max Verstappen (Red Bull) e Kimi Raikkonen (Ferrari). I commissari di gara, infine, infliggono 10 secondi di penalità a Rosberg: una penalità indolore nella sostanza della classifica finale (peraltro sin troppo severa) ma specchio e prova di una manovra di certo molto maliziosa e disperata.
Apriti cielo. Hamilton, svettante sul gradino più alto del podio, è sommerso da ingrati, ingiusti, cafoni e diciamolo francamente, incompetenti fischi del (non folto) pubblico austriaco. Fischi per cosa, per aver vinto correttamente una gara? Beh, se c’è qualcuno innocente (se proprio, per contro, dobbiamo cercare un “colpevole”), quello è proprio Hamilton. Rosberg è stato poco lucido, avventato, avendo intavolato una difesa, in quello specifico tratto di pista, tanto disperata quanto fallimentare. Una manovra da non sanzionare, tuttavia poco lucida. Rosberg lotta per vincere, ovvio. Ma un “pilota veloce” diventa campione solo e soltanto se usa la testa nei momenti critici. Chissà come sarebbe andata a finire se Rosberg non fosse entrato in contatto con Hamilton: magari lo avrebbe superato nuovamente (chissà…), più probabilmente avrebbe portato a casa un 2° posto certo e garantito: e 18 punti sono meglio di 12…
Ad ogni modo, l’ennesimo “incontro del quarto tipo” tra Rosberg ed Hamilton è la quintessenza del motorismo. Prendiamolo per ciò che realmente è: manna da cielo, sale, pepe, gustosa maionese su un letto di patatine fritte. Fate voi, a seconda dei gusti. Immaginate, quindi, un motorismo sportivo, la storia della Formula 1 senza rivalità e bellicosi incidenti tra primedonne. Non sarebbe la stessa, vero? Immaginate gli anni di Senna-Prost (tanto per citare due nomi a caso) privati dei contatti, delle sfide ravvicinate, delle accuse e controaccuse, delle polemiche. Non sarebbero gli stessi, vero?
In un mondo perfetto, Hamilton e Rosberg verrebbero lasciati lottare tra loro in maniera libera, fuggendo i tanto antipatici ordini di scuderia. Questo mondo perfetto, in fin dei conti, si è materializzato: dal 2013, Hamilton e Rosberg fanno coppia fissa nel Mercedes AMG Petronas F1 Team. In questi anni, i vertici sportivi del team di Brackley (ad iniziare da Toto Wolff e Niki Lauda) hanno concesso ai propri piloti di giocare tra loro, senza la necessità di imporre vincoli di alcun tipo o far ricorso agli ordini di scuderia. Grazie a questa libertà, la sfida tutta Mercedes tra Hamilton e Rosberg si è ben presto tramutata in un godereccio scontro tra due sublimi primedonne, sovente anche aspra e non priva di collisioni, letteralmente parlando.
Può il GP d’Austria aver cambiato le carte in tavola? Tutti gli amanti delle genuine sfide sportive sperano, anzi debbono sperare di no. Tuttavia, in casa Mercedes si sta profilando uno scenario decisamente più “istituzional-burocratico”, il quale potrebbe contemplare il congelamento delle posizioni, provvedimento atto ad evitare situazioni in salsa austriaca. Eventuali provvedimenti non piacciono a Toto Wolff, il quale, però, può vedersi costretto ad applicarli in ottica campionato e al fine di capitalizzare quanti più punti possibili.
Ma gli ordini di scuderia, si sa, risultano impopolari. Sinora i vertici sportivi Mercedes hanno agito per il meglio: possono contare su due piloti vincenti (Hamilton ha già consegnato a se stesso e al team due titoli mondiali consecutivi, 2014 e 2015) in lotta aperta. Ciò che vuole il pubblico, ciò che vogliono i piloti stessi. Non solo: Mercedes ha il merito di aver allestito un team di primedonne, appunto, in controtendenza al fenomeno che vuole un primo pilota di rango affiancato da un secondo pilota di fatto “servo” e “badante” del campione designato. E ben vengano i team di prima fascia in cui i due piloti (entrambi forti e vincenti) sono messi in grado di lottare alla pari.
Questo delicato gioco, ora, potrebbe rompersi. Saranno le posizioni acquisite a metà gara o dopo l’ultimo pit-stop, dunque, a determinare le gerarchie in casa Mercedes?
Ma soprattutto, Hamilton e Rosberg accetteranno di buon grado e senza proferir parola questo, per loro inedito, stato di cose? I soldati, generalmente, obbediscono ai generali e ai comandanti in capo. Ma la classifica piloti, all’indomani del GP austriaco. recita così: Rosberg 153, Hamilton 142. 11 miseri punti. Rosberg ambisce a fuggire dall’avversario inseguitore, Hamilton ormai annusa la preda grazie a tre vittorie nelle ultime quattro gare. Ingabbiarli all’interno di stucchevoli ordini di scuderia sarà impresa ardua per Wolff e soci. Entrambi hanno nel proprio mirino il titolo, eventuali ordini di scuderia non farebbero altro che falsare e condizionare, nella sostanza, le rispettive e legittime rincorse all’iride.
Un soldato obbedirebbe agli ordini. Ma un pilota non è un soldato. E dice, deve dire no. Rosberg, Hamilton (in rigoroso ordine di classifica), dite no agli (eventuali) ordini di scuderia. Fatelo anzitutto per voi, ma anche un po’ per noi.
Scritto da: Paolo Pellegrini