
Monza ha regalato gioie ed emozioni a moltissimi piloti che, proprio qui, hanno avuto il privilegio di poter alzare la coppa del vincitore sopra una folla immensa. Ci sono stati piloti italiani, brasiliani, francesi e soprattutto britannici, ma un capitolo particolare, in questo caso, è riservato ai driver tedeschi vincitori a Monza.
Già, perchè se escludiamo i britannici, primi in questa speciale classifica concentrata sulle nazionalità, la seconda posizione è tutta tedesca.
A Monza infatti, il pubblico ha salutato per ben dieci volte la vittoria di un pilota teutonico, replicando la festa (non senza qualche vergognoso fischio) proprio due giorni fa, con il primo successo di Nico Rosberg in Italia.
Il numero 6 della Mercedes, che con questa vittoria riapre la lotta per il mondiale, è il quarto tedesco ad aggiudicarsi il primo posto a Monza.
Italia e Germania sono sempre state protagoniste di una forte rivalità, soprattutto per quanto riguarda l’ambito sportivo. A volte però questa battaglia assume il contorno di un’amicizia particolare, tanto da far sembrare italiani e tedeschi molto più vicini di quanto si possa credere. E quando questo succede, in un contesto di fumogeni rossi e di striscioni, spesso il teatro di questo spettacolo è proprio Monza, lì dove chi taglia per il primo il traguardo lo fa spesso circondato da un’atmosfera quasi magica, al termine di gare quasi mai banali.
Anni ’90: arriva Michael Schumacher
La storia del Gran Premio d’Italia va di pari passo con quella del campionato di Formula 1. L’appuntamento di Monza si replica ininterrottamente dal 1950 (con l’unica eccezione di Imola nel 1980), ma giunti nel 1995 ci si rende conto di un fatto piuttosto singolare: nessun tedesco è mai riuscito a vincere a Monza. In realtà, poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, i team ed i piloti tedeschi dominarono la scena internazionale nella seconda metà degli anni ’30, periodo storico in cui non era ancora stato istituito il mondiale di Formula 1. Se di esclude questa piccola parentesi, il Gran Premio d’Italia resta ancora privo di vincitori tedeschi.
Le cose però cambiano nel 1996. Con un sensazionale colpo di mercato, la Ferrari ingaggia Michael Schumacher, due volte campione del mondo in carica con la Benetton. L’obiettivo della casa di Maranello è ormai chiaro: assicurarsi il miglior pilota per poter tornare a vincere.
La stagione 1996 segna quindi un punto di svolta in casa Ferrari, ma il lavoro da fare è ancora molto. In ogni caso, nonostante il dominio delle Williams, il tedesco vince in Spagna ed in Belgio.
Il successo di Spa carica Schumacher per l’appuntamento in Italia, per la prima volta davanti al suo pubblico, accorso in più di diecimila per assistere al debutto di Schumy sulla Rossa a Monza. Ed anche qui, il tedesco non fallisce.
In qualifica fa meglio Damon Hill, ma in gara entrambe le Williams escono di scena, lasciando pista libera al tedesco che trionfa. Per Schumacher si tratta del primo successo a Monza, dove finalmente sale sul gradino più alto del podio un pilota tedesco.
Il 1996 costituisce il primo successo di Schumacher a Monza, ma non sarà l’ultimo. Due anni più tardi infatti, nel 1998, il tedesco vince un’edizione memorabile compiendo una rimonta mozzafiato sulle McLaren, tradite anche loro da una giornata “no”.
Nel 2000 Schumacher non rimane coinvolto nello spaventoso incidente alla seconda variante, dove perde tragicamente la vita Paolo Gislimberti, un “Leone” della CEA colpito da una ruota staccatasi dalla vettura di Frentzen. Il tedesco passa davanti a tutti dopo il groviglio, e chiude la gara al primo posto. Dopo la corsa, durante la conferenza stampa, Schumy realizza di aver eguagliato il record di vittorie di Senna, e si lascia andare ad un pianto che commuove i tifosi. Il successo di quell’anno contribuirà in modo decisivo alla vittoria del titolo mondiale piloti, assente in casa Ferrari da ben 21 anni.
Schumacher vince per la quarta volta a Monza nel 2003, in un gran premio che passa alla storia per i record infranti proprio dal pilota tedesco. Nell’arco della stessa corsa, il campione del mondo stabilisce il primato di velocità media in gara più alta (247,585 km/h), la velocità media sul giro più alta (254,848 km/h), e la velocità di punta più elevata mai registrata nel corso di una gara: 368,800 km/h sul rettilineo del traguardo.
Il quinto ed ultimo sigillo del tedesco arriva nel 2006. Tra tutte le vittorie ottenute, questa è riconosciuta da molti come la più emozionante. Nel corso di quella stagione si fanno sempre più insistenti le voci di un suo ritiro dalla Formula 1 a fine campionato, ed è esattamente ciò che si verifica.
A Monza, prima della partenza, si respira un clima di grandi annunci. Schumacher vince, riaprendo il discorso per la lotta al titolo con Fernando Alonso. Ma la scena memorabile di verifica nuovamente in conferenza stampa, dove il campione tedesco annuncia di volersi ritirare dalla Formula 1 a fine stagione, toccando il cuore dei tifosi sparsi in tutto il mondo.
Schumacher avrà poi modo, nel 2010, di tornare nella massima serie al volante della Mercedes, ma le sue performance non saranno mai più le stesse.
Una cosa però è certa: tutte le vittorie di Schumacher a Monza non sono mai state banali.
1999: il rosso si mischia con il giallo
Per l’edizione del Gran Premio d’Italia 1999, i tifosi ferraristi devono fare a meno della presenza di Schumacher, costretto al riposo forzato dopo il brutto incidente a Silverstone in cui si fratturò tibia e perone. Al posto del tedesco, compagno di squadra di Eddie Irvine, viene dunque chiamato Mika Salo, ma gli occhi del pubblico brianzolo, quell’anno, saranno tutti per un altro teutonico: Heinz-Harald Frentzen.
Il pilota della Jordan, vera rivelazione del mondiale, insegue per tutta la corsa la McLaren di Mika Hakkinen, scattato a sua volta dalla pole position. Niente e nessuno sembra poter contrastare il dominio del finlandese, ma a pochi giri dalla fine succede l’imprevedibile: Hakkinen sbaglia ad inserire la marcia all’ingresso della prima variante, e la sua McLaren esce di pista ritirandosi. Il finlandese, che diventerà campione del mondo anche quell’anno, scende dalla monoposto e si nasconde dietro le barriere di protezione, lasciandosi andare ad un pianto ripreso dall’elicottero: il pianto di Hakkinen, così inatteso e spontaneo, resta ancora oggi l’immagine emblematica di quella gara.
Ad approfittarne è dunque Frentzen, che con la vittoria di Monza rientra clamorosamente in lotta per il titolo mondiale con la sua Jordan. Al secondo posto, sul podio, c’è comunque gloria per un altro Schumacher:
il fratello di Michael, Ralf, coglie infatti la seconda piazza con la sua Williams.
Da Toro Rosso a Red Bull: sempre e solo Vettel
Arriviamo quindi alla stagione 2008. Schumacher si è ormai ritirato da due anni, e anche Frentzen non rientra più nel circus della Formula 1. Il campionato è caratterizzato dalla battaglia tra Ferrari e McLaren per la conquista del titolo mondiale, ma quello che accade a Monza va oltre ogni pronostico.
Già dalle qualifiche del sabato si registrano precipitazioni sul circuito brianzolo, costringendo i piloti a girare sul bagnato. Il pubblico, per nulla scoraggiato dalla pioggia, si prepara per sostenere a gran voce la Ferrari, cui spera di poter centrare una vittoria: ma le speranze degli spettatori non saranno ripagate.
In realtà non si tratta di una vera e propria delusione, perchè già in qualifica a conquistare la pole è un giovanissimo pilota tedesco di un team italiano:
Sebastian Vettel, all’epoca poco considerato anche dai bookmakers, centra una clamorosa pole position con la sua Toro Rosso. Il miglior tempo è un risultato tanto sorprendente quanto storico: Vettel infatti diventa il pilota più giovane della storia della F1 a conquistare la pole position.
Il pubblico, piano piano, realizza che in quel ragazzo c’è la stoffa del campione, e non è finita qui.
Il giorno dopo, quello della gara, Monza si risveglia ancora sotto la pioggia. Le precipitazioni non accennano a diminuire nemmeno nel pomeriggio, dando così vita ad una corsa sul bagnato.
Vettel, come se fosse un pilota veterano, scatta dalla pole e mantiene la prima posizione per tutta la corsa fino alla bandiera a scacchi. La sua calma e la sua capacità di non cedere sotto il peso della pressione mediatica impressionano tutti. Prima dell’exploit di Verstappen quest’anno, con la vittoria di Monza Vettel diventò il pilota più giovane a vincere un gran premio in F1, regalando anche la prima pole position e vittoria per il team di Faenza. Ancora oggi restano gli unici successi per la Toro Rosso in F1.
Il nome del pilota inizia a rimbalzare sulle scrivanie dei team principali, ma è la Red Bull ad aggiudicarsi, nel 2009, il nuovo talento della F1.
Vettel non delude le aspettative: dal 2010 al 2013 infatti, il tedesco vince ben quattro titoli mondiali consecutivi.
In tutto questo periodo di tempo sono da sottolineare ben due vittorie e Monza.
La prima arriva nel 2011, anno in cui lo stesso Vettel viene premiato con una speciale coppa celebrativa per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia.
Il seconda, equivalente al terzo sigillo a Monza, giunge invece due anni più tardi, nel 2013. Così come nel 2011, anche l’edizione di quell’anno è dominata da Vettel, che con la sua Red Bull non lasciano opportunità di successo ai rivali.
Quella del 2013 è anche l’ultimo successo del tedesco a Monza. Oggi, seduto sul sedile della Ferrari, insegue ancora il sogno di poter vincere in Brianza vestito di rosso, così come fece per ben cinque volte il suo connazionale Michael Schumacher (il pilota più vincente a Monza).
Forse un giorno anche Vettel ci riuscirà, ma oggi gli onori vanno tutti ad un altro tedesco: Nico Rosberg.