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    Test in pista al volante di una Lotus F1 al Paul Ricard!

    Staff CircusF1By Staff CircusF18 Ottobre 201212 commenti10 Mins Read
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    Non capita tutti i giorni di poter guidare in pista una monoposto e, ancor meno, di poter mettersi al volante di una vera Formula 1! Per questo, chi vi scrive, si ritiene davvero fortunato per aver avuto l’opportunità di compiere alcuni giri a bordo di una Lotus F1 a Le Castellet (Francia) sul circuito ‘Paul Ricard’. E questo è stato possibile grazie all’impeccabile organizzazione di iRace, al Team Lotus F1 e soprattutto a Pirelli.

    Perdonatemi per la prima persona che sarò “costretto” ad utilizzare in alcuni passaggi ma, in questo caso, non potrò farne a meno!

    CHI: Andrea Gallazzi (CircusF1) | DOVE: Paul Ricard (Le Castellet) | QUANDO: mercoledì 3 ottobre 2012 | COME: in pista a bordo di una Formula 1

    DAL 2002 AL 2012, DOPO 10 ANNI ANCORA SU UNA VERA F1
    Correva l’anno 2002 quando, grazie alla straordinaria generosità di Gian Carlo Minardi, ebbi l’opportunità di salire a bordo di una Minardi F1x2. Tre fantastici ed indimenticabili giri sul tracciato di Imola, in occasione di un Minardi Day, con alla guida un giovane Giorgio Pantano.

    A distanza di dieci anni, una seconda “chance”, grazie a Pirelli. E questa volta l’esperienza è stata ancora più adrenalinica in quanto ero io direttamente alla guida di una Lotus F1, spinta da un motore Renault V8 (700 CV, 6 marce, 580 Kg di peso) e gommata con pneumatici Pirelli PZero. La prova è stata preceduta da due sessioni di trenta minuti circa al volante di una Formula Renault (185 CV, 6 marce, 450 Kg di peso) e seguita poi da un giro di pista, come passeggero, a bordo di una Formula Renault biposto prima e di una Formula 1 biposto poi.

    Un’esperienza completa che mi ha permesso di comprendere meglio diversi aspetti di un mondo che adoro, quello dello sport dei motori e della Formula 1 in particolare; aspetti relativi sia alle monoposto da corsa che ai piloti.

    LA FORMULA RENAULT
    Dopo un breve ma efficace briefing tecnico e sulla sicurezza, sono stato messo al volante di una vera monoposto; una “piccola” Formula Renault, con un rapporto peso/potenza (2,43kg per ogni cavallo di potenza o se preferite 0,41CV per ogni Kg di peso) che non ha però riscontri su nessuna auto di serie!
    Due sessioni da trenta minuti ciascuna su una vettura che, tutto sommato, si è rivelata “facile” da guidare: acceleratore, freno, frizione (da utilizzare però solo per partire) e cambio al volante. E poi tu e la pista: vera, veloce, tecnica quanto bastava, sicura e con ampie vie di fuga. Wow, abbassi la visiera e ti senti un pilota vero! Anzi, il tutto comincia anche prima: dalla vestizione (tuta, guanti, sottocasco, casco e scarpette), alla spiegazione della procedura di partenza, dalla messa in moto alla stacco frizione, dalle percorrenza della corsia box, al semaforo verde per il via libera all’ingresso in pista, dal gesto rapido di chiusura della visiera, alla prima curva, dal gracchiare del motore per il limitatore al cambio rapido per salire con le marce, dalle staccate con un bel “pestone” sul freno, alle poderose accelerazioni, dalla cura delle traiettorie, alla perdita del retrotreno e via così, giro dopo giro.

    E giro dopo giro la confidenza con il mezzo aumenta sempre più e non vorresti smettere mai! Quando vedi la bandiera rossa che indica la fine della sessione, scali nervosamente le marce fino alla seconda per rientrare in pit lane: devi rallentare, non si può superare il limite di 60km/h e tutto finisce lì! Peccato, peccato, peccato! Ma la sensazione è quella di essere un vero pilota.

    Usciti dalla monoposto si passa a un debrifing con gli ingegneri: fogli della telemetria alla mano, ancora una volta come si vede in TV, tra una sessione di prove e la successiva! E ancora una volta ci si immedesima sempre di più nei panni del pilota. Ti dicono di non guardare il tempo sul giro, ma un occhio lo butti comunque e con la coda dello stesso sbirci anche quello degli altri tuoi compagni, piloti, “avversari” in pista. Inevitabile, in pista conta solo il cronometro, sempre! E allora scopri di aver sfiorato i 200Km/h, in sesta marcia, a 6000 giri/minuto, di non aver esagerato sull’acceleratore ma di averlo utilizzato progressivamente, come suggerito in vista della prova sulla più brutale Lotus F1. Noti il miglioramento tra la prima e la seconda sessione e pensi, tra te e te: peccato non si possa girare anche domani, tutto il giorno!

    LA FORMULA 1
    E’ nera e oro. E’ bella. E’ una vera Formula 1. Durante le ore che precedono il test sulla Lotus F1, non riesci a distogliere lo sguardo dalla monoposto sulla quale poi scenderai in pista. Qualche dubbio ti affligge: temi di non essere in grado nemmeno di partire (così si racconta, no?). E invece non è impossibile, anzi! L’aiuto del personale dell’organizzazione è fondamentale e la loro preparazione è tale da permetterti di non fallire! La procedura di partenza prevede una pressione costante sull’acceleratore pari all’8% dell’apertura totale del gas; un addetto infila poi lo starter nel retrotreno e la monoposto va in moto “da sola”. A quel punto, giù la frizione, dentro la prima marcia e su con i giri motore. Per partire poi è tutto un gioco di frizione, a gas aperto, senza né aumentare né diminuire la pressione sul pedale dell’acceleratore. La macchina borbotta, sussulta, gracchia, si muove lenta, poi prende velocità e a quel punto la frizione non serve più!

    Dopo aver guidato la Formula Renault, la conoscenza della pista non è più un problema. Un problema invece potrebbero essere i 700 CV del V8 Renault che, rapportati ai soli 580 Kg di peso, portano ad un rapporto peso/potenza spaventoso! Il suggerimento è di non esagerare con l’acceleratore e così farò anche se sui due rettilinei arrivo a superare i 230Km/h e a sfiorare i 10.000 giri/minuto in sesta marcia (la più alta), con un’apertura del gas intorno all’80%. Prima di scendere in pista, mi ero dato un obiettivo: spingere tutte le marce sui due rettilinei principali e arrivare a fare una “bella” staccata alla prima curva (un tornantino da seconda). Obiettivo raggiunto: la telemetria parla di un passaggio da 231 Km/h a 60 Km/h, scalando dalla sesta alla seconda e con una pressione di 60 kPa sul pedale del freno! Wow! Fantastico!
    Per il resto i due giri di pista passano veloci, velocissimi! Peccato perché anche con la F1 la confidenza cresce curva dopo curva e forse i due giri in programma sono proprio fatti apposta per non permetterti di esagerare!

    Scendi dalla monoposto e sei eccitatissimo, un fotografo ti immortale e nei tuoi occhi passa tutta la felicità di questo mondo! Non sai cosa fare, dove andare e allora qualcuno dell’organizzazione ti invita a salire sulla prima delle due biposto e comincia tutto un altro film…

    LA FORMULA RENAULT BIPOSTO
    Un solo giro, rapido, veloce, forse troppo! L’accelerazione della Formula Renault non è brutale e non è nemmeno tanto diversa da quella provata con il volante in mano. Un altro pianeta invece le frenate, i cambi di direzione con la monoposto letteralmente buttata nelle curve senza alcun ritegno e la percorrenza dei curvoni veloci in sesta piena!

    LA FORMULA 1 BIPOSTO
    Giù da una biposto e subito sull’altra. Ci si aspetta di provare sensazioni analoghe, forse un po’ amplificate dal rapporto peso/potenza più favorevole! E invece siamo su un altro pianeta. La Formula 1 è davvero qualcosa di impressionante e inimmaginabile: all’uscita dai box, il primo tornate a destra è a pochi metri, eppure il gas viene pigiato a fondo corsa e la testa non può che sbattere contro il poggiatesta. Non si ha il tempo di respirare e già si passa a una frenata imbarazzante che ti proietta in avanti. Ok, c’è da “soffrire” per un intero giro! La Lotus F1 sembra poter fare qualsiasi cosa: si arriva sin dentro la curva, la monoposto viene fermata in un attimo da una poderosa pressione sul freno, si scale nervosamente, il motore urla alla mie spalle e con un piccolo movimento di volante la vettura viene buttata dentro le curve. Gli pneumatici e l’aerodinamica fanno il resto, ovvero la tengono incollata all’asfalto in maniera impeccabile. Tra un cambio di direzione e l’altro, la pista scorre via veloce e noi con lei. Si affronta il curvone veloce: a differenza della Formula Renault non lo si può fare in pieno ma comunque è una curva da fare trattenendo forte il fiato! Ma non c’è tempo, la staccata successiva incombe e poi di nuovo giù il gas e poi destra, sinistra e via così come in frullatore di emozioni, andando a sbattere un po’ a destra e sinistra con il casco! Quando si intravede l’ultimo tornante prima dell’ingresso ai box, uno pensa sia finita e si rilassa. Ma il giovane pilota alla guida non ne vuole sapere di rallentare e dopo aver scalato fino alla seconda marcia, mi regala un’ultima emozione: gas aperto, due ruote sul cordolo esterno, la vettura che perde il posteriore e lui che rapidamente controsterza; poi una frenata, con un piccolo bloccaggio ruote in ingresso della corsia box! Le emozioni sembrano non finire mai!

    CONCLUSIONI
    Da passeggero si cominciano a comprendere meglio alcune cose:
    1) la monoposto non si guida certo come un’auto di serie
    Tutti noi siamo abituati a guidare un’auto: Berlina, Coupè, Station Wagon, Monovolume, Suv o altra tipologia non fa molta differenza. Quando scendi in pista qualcosa cambia e quando hai la fortuna di scendere in pista su una vera monoposto vieni proiettato in un’altra dimensione. Per guidare al meglio una vettura a ruote scoperte come può essere la Formula Renault o ancor più la F1, devi rimuovere velocemente tutti i punti di riferimento che negli anni ti sei fatto a bordo della tua auto di serie. Non è facile ma la guida su una monoposto è fatta tutta di brusche frenate e rapide accelerazioni; non esiste, se non in rarissimi casi, una frenata progressiva. Le curve poi sono tutta un’altra storia. Pian piano prendi confidenza con la monoposto, con le gomme, con l’aerodinamica e le curve sono più vicine a dei rettilinei (se paragonati all’auto di serie) condite però da incredibili forze laterali che ti mettono a dura prova!

    2) I piloti sono dei veri fenomeni, oltre che dei “pazzi” buoni
    L’esperienza a bordo delle due biposto è stata fondamentale anche per apprezzare il “lavoro” dei piloti. Signori, questi ragazzi sono dei veri e propri fenomeni. Tanto di cappello a tutti, dal primo all’ultimo dello schieramento di partenza, dall’ultima alla prima delle categorie. E’ vero che tutti i piloti sono letteralmente cresciuti in pista: dai Kart alle monoposto minori, fino poi alla Formula 1. Però, dopo aver provato ciò che ho provato in pista da passeggero, posso assicurarvi che non può essere da tutti percorrere a quelle velocità i 300Km di una gara. La mia più sincera stima per tutti, da Alonso a Karthikeyan in F1 e via via a tutti gli altri piloti delle categorie minori. Nessuno escluso!

    Scritto e vissuto da: Andrea Gallazzi

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    2012 F1 lotus pirelli test f1
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