«Non è colpa sua se non vince, ma della macchina e della squadra. La Ferrari è ripiombata al tempo precedente l’arrivo di Schumacher e Todt, ci sono troppi italiani al lavoro. Non ho nulla contro l’Italia, ma gestire un team in modo vincente non è nel loro DNA, alla Ferrari serve “sangue fresco”. Sono certo che Sebastian stia facendo tutto il possibile per vincere».
Non amo chi estrapola secondo il suo personalissimo metro le parole di qualcuno da un discorso senza rispettarne il contesto, pertanto ho riportato per intero l’ultimo virgolettato di Bernie Ecclestone. Dichiarazioni, queste, che, sommate alle minacce di cancellare il Gran Premio d’Italia dal calendario di Formula Uno ogni tre per due, certamente gli attireranno, da parte dei cittadini del Belpaese, gli stessi, amorevoli pensieri che essi dedicano a Equitalia o a Byron Moreno. Ho deciso, pertanto, di scrivergli una lettera aperta per confrontarmi con lui.
“Caro Bernie,
da un certo punto di vista, hai toccato un nervo scoperto, giacché gli Italiani, storicamente, non hanno mai spiccato per spirito di squadra: tutt’ora terra di mille campanili e di insensate diatribe fra confinanti, l’Italia era spezzettata fra ducati, regni e principati gli uni contro gli altri armati mentre in Europa nascevano i grandi Stati Nazionali. I nomi del nostro successo, dai geni del Rinascimento fino allo stesso Enzo Ferrari, sono figure di spiccata individualità, personalità giganti che hanno creato qualcosa di memorabile dal nulla spesso in disaccordo, se non apertamente contro, i loro stessi collaboratori. Insomma, caro zio Bernie, non sei il primo né certamente l’ultimo che rimprovera agli Italiani una scarsa capacità di coordinarsi per raggiungere uno scopo e immagino che molti, anche in Italia, ti stiano dando ragione, soprattutto perché è innegabile che nei successi di un pilota dellaFormula Uno odierna la componente monoposto sia preponderante e la scialba stagione 2016 della Ferrari grida effettivamente vendetta. Verrebbe, però, da chiedere a codesti soloni – ho scritto soloni, Bernie, non soldoni, tranquillo: non è un altro sequestro a scopo d’estorsione – quanto sia storicamente e realisticamente opportuno accusare di non saper mettere in piedi team vincenti il popolo che ha creato la Nutella e, appunto, la Ferrari, cioè brand multimilionari riconosciuti in tutto il mondo, emblemi dell’italianità e, soprattutto, frutto di un vincente lavoro di team italiani. Oppure gioverebbe ricordare che la Scuderia che, negli anni Duemila, ha stracciato la concorrenza di colossi quali Mercedes,Bmw e Honda, aziende multinazionali con alle spalle nazioni che sanno come far valere il proprio peso, era composto in gran parte da Italiani, con un presidente Italiano.
Quanto alla conclusione sillogistica secondo la quale l’italianità diffusa della Ferrari danneggerebbe la teutonica attitudine vincente di Sebastian Vettel, caro Bernie, giusto un paio di considerazioni che mi piacerebbe ponderassi: Vettel ha conseguito la sua prima vittoria a bordo di una monoposto italiana, è dipendente dai tortellini e dalla pizza, è un gran chiacchierone, è facile all’emotività, tiene alla famiglia ed è molto legato alla mamma e alla nonna, per cui l’amico Sebastiano, caro Bernie, è molto più italiano di tanti italiani. Sillogismo per sillogismo, l’Italia vince.
Caro Bernie, facciamo a capirci: non provare a rinfacciare, a me e agli altri paladini dell’italianità, che tante realtà nate e cresciute grazie all’ingegno del popolo dello Stivale, come Ducati, Lamborghini, Pirelli o Prada, siano ormai da tempo possedute da stranieri, perché i capitali, i soldi, saranno pure stranieri, ma le strutture sono rimaste italiane. E lo so che è dura per te da capire, ma i soldi, nelle storie di successo, aiutano, certo, però non sono tutto.
Quanto al sangue fresco, zio bello, abbiamo un certo Antonio Giovinazzi e una pariglia di agguerritissimi tecnici: siamo sulla buona strada.
Per concludere, caro Bernie, non è che hai torto. È che non hai nemmeno ragione.
Ciao!”
P.S.: Bernie, non ti crucciare, se fai il buono la prossima volta ti faccio assaggiare pane e Nutella e un bel piatto di pasta De Cecco. Sono certa che Sebastian Vettel ti farebbe volentieri compagnia.
