
Nella giornata di oggi è arrivata la risposta ufficiale della FIA al comunicato congiunto rilasciato 24 ore fa dai sette team non motorizzati Ferrari.
La vicenda è molto intricata ed è legata a stretto giro con il futuro della Formula 1. Il primo intervento della FIA aveva alimentato ancor più dubbi, portando gli addetti ai lavori a chiedersi se il massimo organo competente in ambito sportivo fosse effettivamente in grado di tutelare la Formula 1 e i costruttori in gioco.
Con un comunicato rilasciato sul proprio sito, la FIA ha innanzitutto difeso la scelta di mantenere riservati i termini dell’accordo raggiunto con la Scuderia Ferrari. La Federazione ha fatto riferimento all’articolo 4 del proprio regolamento disciplinare. Nonostante questo nuovo intervento della Federazione, non viene ancora appurata l’entità dell’illegalità della power unit Ferrari 2019, visto che viene ancora utilizzato il termine “sospetto“.
Ammettendo che ulteriori indagini non sarebbero servite a far luce sull’accaduto, la FIA sta di fatto confermando quanto l’ingegno e i sistemi messi appunto dai team siano estremamente avanzati e sfuggano allo stesso controllo dell’organo chiamato a giudicare. Rendere la Formula 1 meno dipendente dagli ingegneri e ristrutturare la massima categoria secondo un concept più vicino ai fan è l’obiettivo dichiarato della rivoluzione 2021. A questo punto però appare impossibile non essere più incerti circa il destino della Formula 1 del futuro, con gli attori protagonisti in guerra aperta.
Come già spiegato negli articoli precedenti, le informazioni necessarie a dare il via alle lunghe indagini della FIA sono arrivate direttamente dai team. Sui media italiani si sussurra che sia stata la Mercedes stessa ad essere a conoscenza dei sistemi utilizzati dalla power unit Ferrari. Le vicende degli ultimi mesi potrebbero essere collegate direttamente al rinnovo del Patto della Concordia da parte della scuderia di Maranello: oltre al contestato bonus storico, i vertici della Ferrari hanno preteso di inserire una clausola che impedisse a un membro di un team di diventare in seguito un dirigente della FOM.
Non è un mistero, infatti, che Toto Wolff, attuale team principal della Mercedes e membro del board, fosse stato individuato da Liberty Media per il ruolo di presidente della FOM. Il manager viennese lo avrebbe visto come il naturale proseguo del suo cammino in Formula 1, ma la clausola imposta dalla Ferrari lo ha tagliato fuori. Ed è così, che in uno scenario di potere e infinite ripicche, ritorna in gioco il futuro della Formula 1.
L’inizio della stagione 2020 è avvolto da un clima di incertezza. I team hanno rotto gli standard del politically correct e sono pronti a sfidarsi in pista così come al suo esterno.