
Mettiamo le virgole al Campionato di Formula Uno.
Gran Premio di Spagna: giravolte vorticose e gran sbattere di nacchere, ma non si tratta di flamenco!
Se questo sarà l’ennesimo campionato condizionato dai cambiamenti introdotti in corsa, di qualunque genere essi siano, dovrò cambiare nome alla rubrica, perché si tratterà di non voler proprio salire, più che di smontare l’Halo per scendere!
Qui la questione non riguarda tanto chi è stato danneggiato o chi avvantaggiato dal cambiamento, quanto il fatto che qualunque modifica apportata durante lo svolgimento di qualsiasi competizione falsa la competizione stessa, mettendo in discussione non solo i valori in campo, ma l’intero lavoro di sviluppo effettuato a monte, i risultati dei test e tutte le valutazioni connesse, le quali sono, oltre che tecniche ed economiche, anche personali.
Se guardo cosa si è scatenato nel corso dell’ultimo Gran Premio di Spagna a seguito dell’introduzione delle nuove mescole Pirelli, fra accuse, illazioni, polemiche e vere e proprie liti sui social, lo affronto con il medesimo sdegno che colse mio padre quando si accorse che il nipote, giocando al Gioco dell’Oca assieme ai fratellini, con il beneplacito della madre si serviva di un’oca di riserva per annullare i turni in cui avrebbe dovuto stare fermo con l’oca titolare, e mi sento come se qualcuno mi avesse sbattuto un Buonpomeriggissimo! a tradimento sulla bacheca di Facebook.
Ma è per la sicurezza!
La sicurezza, già . Il motorsport è pericoloso e la sicurezza non è mai troppa. Facile giudicare dall’esterno quando qualcuno mette a rischio la vita.
Ragione validissima e sacrosanta, anche e soprattutto per sedare sul nascere ogni obiezione altrettanto valida in merito. Lungi da me lanciarmi in disamine tecniche che non ho la preparazione nĂ© la presunzione di affrontare – che troverete ben spiegate qui – ma mi viene da pensare che si ricorra all’argomento sicurezza come un alibi inattaccabile quando si vogliono far passare iniziative unilaterali o altamente impattanti senza contradditorio. Pensate proprio ad Halo e a tutto il dibattito cresciuto attorno alla sua inevitabile introduzione. Ah, pare che si sia reso utile durante una gara di una categoria minore, lo sapevate? Questo dovrebbe farci sentire delle persone orrende per averlo apertamente sbeffeggiato, tuttavia è altrettanto vero che non sono stati sopiti i dubbi sulla sua reale utilitĂ in altri e piĂą probabili casi di incidenti.
Concludo rimarcando che dopo aver assistito a cinque gare su cinque il cui esito è stato determinato dalle gomme e dalle safety car, inserire delle modifiche proprio sugli pneumatici non può non avere un peso determinante, quali che siano le ragioni alla base di queste modifiche. Nonostante l’ampia scelta, non sarà affatto facile,  trovare la… gomma adatta per cancellarne gli strascichi.
Oh, abbiamo parlato di un tema caldo senza nominare Ferrari, Mercedes, Red Bull, complotti, dichiarazioni, provocazioni e veti incrociati, che meraviglia! Però queste giornate appena trascorse sono state più tumultuose di un primo giro al Montmelò nei pressi di Grosjean: giravolte vorticose e gran sbattere di nacchere, ma non si tratta di flamenco!
Intanto abbiamo avuto un’anteprima dei nuovi regolamenti 2019, in particolare si è molto dibattuto sulle semplificazioni imposte alla configurazione aerodinamica dell’ala anteriore. La Red Bull, per bocca del suo Team Principal, se ne è lamentata.
Quindi la Ferrari ha seguito il mio consiglio, vale a dire che, non potendo uscire dal tunnel rappresentato da Halo, lo ha arredato con dei graziosi specchietti e delle leziose appendici aerodinamiche immediatamente cassate dalla Solertissima Direzione Tecnica. Il Team Principal della Red Bull, non certo una scuderia paladina del design essenziale e squadrato stile Mercatone Zeta, aveva già protestato. Proporrei, a questo punto, di lanciare un concorso dal titolo “PiagnHorner si lamenta per qualcosa” e premiare a fine stagione l’inventore della lamentela più originale. Niki Lauda si è già iscritto, assieme a Mattia Binotto.
Nel frattempo la McLaren svelava il nuovo muso e… Sì, insomma, sembra… Ma la resistenza all’avanzamento… Però la soluzione è coraggiosa e… Sentite, va bene tutto, anche montare su una monoposto il più costoso omaggio a Sampei, Ragazzo Pescatore, purché funzioni. Davvero.
E poi ci sono i bimbi. Domenica ricorreva la festa della mamma e, mentre nei box della Ferrari passava a salutare Tomas, l’adorabile piccolo tifoso che l’anno scorso piangeva disperato perché il suo Kimi Raikkonen aveva terminato anzitempo la gara, un altro adorabile bimbo tifoso, di nome Joaquim, coronava il proprio sogno, grazie a Fernando Alonso. I loro occhioni sgranati, il loro genuino e nobile entusiasmo riconcilia con la parte bella e vera di questo sport vituperato da cosiddette rivoluzione di mercato e asfissiato da bizantinismi regolamentari.
Mi sono sentita così il 5 maggio, a Imola. Mentre Fernando Alonso vinceva la 6 Ore di Spa, all’Autodromo Enzo e Dino Ferrari si teneva l’Historic Minardi Day, qualcosa di talmente unico al quale nessuno riesce a trovare difetti, dove ci si può riconciliare con la parte bella e vera della Formula Uno e sgranare liberamente gli occhioni pure se non si è più bambini. Dove puoi finalmente avere la tua foto con Riccardo Patrese dopo averlo inseguito per quattro anni brandendo una figurina autografata, salutare Ivan Capelli e Luca Badoer, essere accolta da Pino Allievi e ricevere il baciamano da Mauro Forghieri. Così, anche se devi rinunciare a un giro di pista su una Dallara stradale perché la tua testa non entra nel casco a disposizione, sentire uno dei tuoi giovani colleghi esclamare “Oh! Ma qui ci son le macchine!” pieno di entusiasmo, genuino e nobile, ti basta per superare tutta la stagione di Formula Uno. Compresi i complottisti. I Capiscioners. I PiagnHorner. E tutti gli Halo del mondo.
P.S.: che qualcuno mi trovi un casco della mia taglia per il prossimo Minardi Day o mi metto a piangere come Tomas!